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Le regole comunicative che salvano la coppia: le parole da evitare

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regole di coppia
Le regole comunicative che salvano la coppia (Istock Photos)

Le regole comunicative che salvano la  coppia: come comunicare con il proprio partner, cosa tacere e quali parole evitare per salvaguardare la relazione

Spesso ci troviamo davanti un muro di silenzi o, al contrario, parole e parole che formano dei muri invalicabili che non portano ad una conclusione pacifica con il proprio partner. Questo accade, spesso e volentieri, perché le regole comunicative che salvano la coppia non vengono messe in pratiche o, non vengono usate come  si dovrebbe e, presi dalla frustrazione sempre più crescente, adottiamo un linguaggio o un modo di comunicare sbagliato e dannoso per la coppia.

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Quando c’è una buona comunicazione in coppia, c’è tutto. Per molti, nel pensiero comune, questa è una premessa inviolabile. È l’ancora di salvataggio nella coppia aperta che vede confermata nel dirsi tutto un’intimità impermeabile ai reciproci tradimenti; è il baluardo inattaccabile dei sostenitori dell’amore-amicizia, per i quali basta un “parliamone” per sciogliere tensioni e momenti di crisi. I fatti però smentiscono: a separarsi nella maggioranza dei casi sono proprio le coppie che parlano di più. Ricorrere al dialogo come unico strumento per superare eventuali ostacoli, alla lunga infatti, può inaridire la sfera affettiva e sessuale.

L’importante nella coppia non è tanto capire, quanto il vivere. Attenzione, quindi, al rischio che il “parliamone” sempre e comunque, faccia diventare più razionali e sempre meno istintivi. Ma se il dialogo non è la panacea di tutti i mali della vita a due, qual è la via comunicativa che salvaguarda la coppia?

Una buona regola è non mettersi mai in discussione. Già, proprio l’opposto di ciò che consigliano i manuali del vivere insieme. Perché quello che ci attrae dell’altro, all’inizio di una relazione, è il suo mistero. Mettersi in discussione lo vanifica. A furia di analizzarsi, confrontarsi, rapportarsi agli obiettivi futuri, giudicarsi nella relazione col partner, cosa resta di quel quid di insondabile che c’è in noi e che è la nostra forza attrattiva?

In discussione posso mettere i miei comportamenti, le mie certezze, le mie opinioni, ma mai la realtà profonda del mio essere, che non è né incasellabile, né valutabile. Se ci mettiamo in discussione, esiliamo la relazione alla periferia di noi stessi.

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Alla luce di quanto detto, non può esistere comunicazione “felice” a due che non rispetti l’unicità di noi stessi e dell’altro. Così come non si può comunicare bene, quando si è schiavi dell’automatismo che ci fa dire le parole inutili, che finiscono per soffocare la vitalità della coppia. Da tali premesse nascono le regole comunicative salva-coppia, finalizzate al duplice scopo che andremo ora ad analizzare.

Le regole comunicative che salvano la coppia: comunicare in modo consapevole  e preservare il mistero

regole per una comunicazione sana di coppia
le regole comunicative che salvano la coppia (istock Photos)

Per comunicare in modo efficace col proprio partner, per far sì che le parole formino un terreno di armonia e di benessere, è fondamentale che la strategia comunicativa che adottiamo faccia prima di tutto stare bene noi. Da qui l’esigenza di portare la consapevolezza nella parola, che deve sgorgare in uno stadio di ininterrotta presenza a se stessi. Solo così il parlare a due diventa una vera e propria terapia per noi stessi e per la salute della coppia.

Quello che ci attrae dell’altro, in prima istanza è il mistero che incarna. Svanito quello, la nostra curiosità  ci devia altrove. Custodire le zone d’ombra reciproche, rimanere una fonte di sorpresa per l’altro, è quindi vitale per la relazione amorosa. Lo dice bene il mito di Amore e Psiche: Amore, che va a visitare la bellissima Psiche ogni notte, le promette che la loro felicità sarà perfetta, a patto che lei accetti di continuare ad amarlo nel buio, senza sapere chi egli sia. Psiche però, vinta dalla curiosità di vedere in faccia l’amante, una notte infrange il tabù, incorrendo così in una serie infinita di sventure. Le stesse sventure in cui cadiamo quando raccontiamo tutto di noi al partner e pretendiamo lo stesso. Da qui l’urgenza di imparare a parlare  con l’altro senza parlare di sé.

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Come comunichi con il partner? Le regole giuste per salvare la coppia

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Le regole comunicative che salvano la coppia (Istock Photos)
  • Osservati quando parli: una delle regole fondamentali per poter star bene in coppia è l’osservarti mentre comunichi. È lo scenario di ogni giorno. Abbiamo voglia, spesso urgenza, di parlare col partner ma, quando finalmente lo facciamo, l’efficacia delle nostre parole si disperde. Ci perdiamo in mille incisi, premesse, spiegazioni inutili: generalizziamo esperienze personali, diluiamo il messaggio con osservazioni e precisazioni che ne disperdono l’incisività; anticipiamo la risposta dell’altro, come se sapessimo già quello che sta per risponderci. Il risultato? Il partner di indispettisce, noi pure, scatta la polemica, il malinteso, affiora la noia. Questo accade perché abbiamo l’abitudine di usare le parole, il linguaggio in genere e i suoni senza pensarci troppo, senza essere consapevoli di che uso facciamo di questa preziosa facoltà di parlare. Più la nostra comunicazione è meccanica, meno sarà efficace. E per non parlare in modo meccanico devi imparare ad osservarti. Dunque, invece di portare la tua attenzione al partner e all’effetto che le tue parole avranno su di lui, spostala su di te. È un vero e proprio viraggio dall’esterno all’interno, che ti pone in una posizione che è insieme di estraneità e di presenza consapevole: osservati e si presente a te stessa e all’altro, senza giudicare ne te ne l’altro, come fossi il testimone invisibile dello scambio verbale che c’è tra
  • Aggiusta la postura prima di parlare: quando dobbiamo iniziare una conversazione con il nostro partner, ma questa regola vale con chiunque, è fondamentale stare “comodi”. Questo vuol dire avere la giusta postura davanti al nostro interlocutore. Non possiamo non considerare che un corpo scomodo si riverbera in una mente scomoda. Ogni nostro movimento, anche il più irrilevante, ha un’eco nel nostro cervello. La tensione corporea è anche tensione psichica. Se siamo tesi o a disagio, finiremo con il formulare frasi sbagliate o inopportune, perderemo subito il controllo, ci agiteremo immediatamente e, parlare ci stancherà subito, come se avessimo compiuto un vero sforzo fisico. Invece se stiamo per iniziare una  conversazione con il nostro partner, o dobbiamo telefonargli per riferirgli qualcosa di sgradevole e i toni della discussione si preannunceranno tesi, non dobbiamo far altro che metterci comodi e invitare anche il nostro partner a fare lo stesso. Dovunque ci troviamo, in piedi, seduti, per strada, a letto, con piccoli e grandi aggiustamenti troviamo la posizione che più ci confà, finché sentiamo la tensione scomparire. Anche la comunicazione, qualsiasi contenuti tocchi, scorrerà altrettanto fluida.

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  • Parla solo del qui e ora: se iniziamo una frase con “oggi è successo questa cosa, adesso te la dico..” mettiamo il nostro partner subito in “ascolto” ma, se dopo un po’, succede qualcosa, come per esempio la disattenzione del partner nei nostri confronti, vorrà dire che qualcosa è cambiato nel modo di comunicare. Ma cosa? Semplicemente abbiamo fatto slittare la comunicazione fuori dal presente, fuori dal “qui e ora” in cui l’avevamo collocata all’inizio del discorso e il partner, in tal caso, ci ascolta a metà. Quindi facciamo attenzione a comunicare bene al presente e non “narriamo” dei fatti capitati in passato. Fare uscire la comunicazione dal presente ci fa diventare ridondanti, ci ancoriamo al passato e peschiamo nei ricordi, come se fossero qualcosa di concreto. Oppure ci proiettiamo nel futuro, assecondando previsioni e progetti, aprendo il terreno a problemi privi di soluzione. In entrambi i casi (passato o futuro), la comunicazione è fuori tempo, quindi inefficace. Irreale come il passato e il futuro che sono, in fondo, solo artifici della mente. Evita quindi i condizionali, i passati, i futuri e parla al tempo presente. Non solo, rispondi al presente: in tal caso non darai modo al sorgere di lamenti, rinfacci, progetti a lunga scadenza
  • Parla in modo essenziale: la comunicazione, per essere davvero efficace e cogliere il punto, deve essere essenziale. Il messaggio che noi vogliamo che arrivi al nostro partner, deve essere liscio, fluido, senza troppi giri di parole. Solo così colpiremo il bersaglio al centro, come una freccia! Quando comunichi col partner, imponiti allora di ridurre all’essenziale ciò che vuoi dire. La ridondanza non è affatto una ricchezza. Per rendere la comunicazione più incisiva, non devi fare un’operazione quantitativa. Al contrario, devi togliere l’inutile, ridurre il messaggio all’essenziale. Come fare? Anzitutto, elimina gli incisivi, le ripetizioni e le frasi retoriche. Cerca di essere il più possibile incisivo, solo così non annoierai il partner e otterrai il corretto ascolto. Un’altra cosa da evitare sono le domande manipolatorie del tipo: “Non ti dispiace, vero?” oppure “Mi vuoi bene, vero?” questo genere di domande hanno in se già la risposta che NOI, vorremmo dal nostro partner. Quindi non sono delle vere domande. Non sono solo domande inutili ma controproducenti, poiché deviano la comunicazione su un piano di correttezza formale che spinge il partner a insospettirsi o innervosirsi. Un’ulteriore cosa da fare è rispondere solo alla domanda che ti è stata posta. Se il tuo partner ti fa una domanda precisa, tipo: Come sta tua sorella?, limitati a rispondere bene, tutto ok oppure non tanto (a seconda di come sta), senza aggiungere altro su qualsiasi altra cosa. Perché se lui ti ha chiesto quella cosa, è perché vuole solo sapere quello, e nient’altro.

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  • Non parlare di te: ogni volta che parliamo di noi con il nostro partner, la comunicazione si impantana nelle sabbie mobili dell’autogiustificazione, delle auto definizioni, delle autoaccuse. Più parliamo al nostro partner di noi stessi, più lo ingabbiamo nelle strutture mentali a circuito fisso che restringono giorno dopo giorno la nostra creatività in percorsi obbligati: diventiamo scontati noi, nelle parole con cui raccontiamo e diventa scontata la relazione, impoverita del mistero che è la fonte primaria dell’attrazione.
  • I tuoi dubbi sono solo tuoi: resisti alla tentazione di fare del tuo partner il tuo confidente, soprattutto quando sei assalita dai dubbi che riguardano proprio la vostra relazione. Benché il pensiero comune dica esattamente l’opposto, non confondere l’intimità che c’è tra voi con la confidenza che si può instaurare con un amico. Raccontargli tutte le tue perplessità, i tuoi dubbi, non farà che caricarlo in prima istanza di apprensione e timori e subito dopo, nel caso la crisi di risolva, in aggressività e perdita di fiducia. Anche nel caso-limite che tu abbia deciso di lasciarlo, diglielo all’ultimo momento, quando sarai pronta per chiudere la relazione. Informarlo per gradi, con allusioni e battute, buttate qua e là, non l’aiuterà a stemperare la sua sofferenza e, obbligherà te, che con la mente sei già altrove, a garantirgli la tua presenza come sostegno. Con in più il disagio e gli inevitabili sensi di colpa ce seguono.
  • L’hai tradito? Non dirglielo: questo lo conferma il fallimento della coppia “aperta”, grande vittima della sincerità a tutti i costi. Confessare un tradimento per dissolvere il proprio senso di colpa, carica il partner della responsabilità di guarire una ferita che spesso risulta insanabile. Accettare che un altro sia entrato a far parte di un territorio che si riteneva esclusivo e per questo motivo sacro, obbliga a ridisegnare i confini della coppia e non sempre, anche se vi è la volontà di farlo, si riesce a perdonare.
  • Non parlare mai dei tuoi ex: all’inizio di una relazione, il bisogno di sapere tutto dell’altro è molto forte, la voglia di potersi raccontare nei dettagli altrettanto urgente, eppure è senz’altro saggio evitare di raccontare nei dettagli i rapporti passati, soprattutto per ciò che riguarda i rapporti con un ex. Anche il partner più evoluto non resisterà a fare confronti tra la storia precedente e quella attuale, col rischio di esser contaminato da pregiudizi e paure infondate che inquineranno il rapporto.

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  • Cambia modo di fare: se al primo appuntamento continui ad utilizzare sempre le stesse tecniche di conquista, ovvero aneddoti, barzellette, battute stereotipate, non potrai che far colpo su persone simili a quelle che hai già incontrato. Infatti, se continuiamo a mettere in gioco la nostra solita parte, non potremo che trovarci sempre di fronte le controfigure di noi stessi. Anche in una relazione stabile, evitiamo per quanto possibile, di ripeterci. Il partner giusto non è quello che entra come in una catena di montaggio nella nostra vita. Ma, è l’occasione per cambiare campo e quindi rinnovare noi stessi. Una comunicazione inedita che si ricrea istante per istante, veicola questo processo di auto trasformazione che coinvolge noi e il partner. Alcuni consigli da adottare (differenti). Adotta con il partner ciclicamente una nuova formula di saluto; modifica l’inizio verbale della telefonata; Proponi un nuovi genere di umorismo (ma non forzato); conia per il partner un nomignolo diverso, unico, tutto suo.

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