Donne e lavoro. In Italia solo una su tre è attiva. Fa peggio la Grecia

Donne e lavoro, ‘binomio imperfetto’. In Italia solo una donna su tre in età da lavoro è occupata. Fa peggio soltanto la Grecia. Di seguito percentuali da brividi

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(Istock)

Da giorni si discute di pari opportunità. La ‘scintilla’ che ha fatto infiammare (ancora una volta) il dibattito, è il numero esiguo di donne nell’esecutivo Draghi. Soltanto 8 su un totale di 23 ministri. A questo s’aggiunga pure che, alla rappresentanza femminile, sono andati soltanto due ‘dicasteri strategici’ (Marta Cartabia alla Giustizia e Luciana Lamorgese all’Interno). Le altre sei donne sono a capo di ministeri senza portafoglio, come ha fatto notare subito Paola Concia.

Il governo Draghi, nel discorso di ieri al Senato per il voto di fiducia, ha affrontato anche il tema della parità di genere. L’impegno preso dall’esecutivo è quello di abolire le diseguaglianze, favorendo pari opportunità. Dalle parole si dovrà poi passare ai fatti, con interventi mirati.

Intanto, anche i dati sull’occupazione femminile non sono incoraggianti. Nel solo mese di dicembre 2020 sono stati persi 301mila posti di lavoro, di cui 99mila erano di donne. Un vero e proprio bagno di sangue. Servono politiche attive e inclusive, un “nuovo welfare” per le donne. Questo è quanto chiede Teresa Bellanova, affinché non si debba più scegliere tra vita privata e carriera. “La qualità di una democrazia si misura anche su temi come questo” – ha sottolineato la senatrice di Italia Viva.

Donne e lavoro: l’Italia è penultima in Europa.

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(Adobe Stock)

Donne e lavoro: binomio non proprio perfetto. L’Italia si piazza al penultimo posto in Europa per partecipazione femminile al mercato del lavoro. Fa peggio di noi soltanto la Grecia. Solo una donna su tre in età da lavoro è attiva. Ma c’è un dato ancora più agghiacciante, che si ricollega alla dichiarazione della Bellanova. Nel 2017 il 73% delle dimissioni volontarie sono state rassegnate da donne, per lo più madri. Questo significa che hanno dovuto scegliere tra lavoro e famiglia e, alla fine, hanno dovuto rinunciare all’autonomia economica.

Va ancora peggio nei ruoli apicali. Nelle aziende private, infatti, soltanto il 28% delle posizioni dirigenziali è ricoperto da donne. Si tratta di dati ufficiali che fanno riflettere non poco. Sono stati raccolti da Vox Osservatorio Italiano sui Diritti che, a sua volta, ha elaborato dati sulle carriere intermittenti e numeri dell’Ispettorato del Lavoro. Che dire poi del gap salariale? Un’altra piaga. A parità di mansioni svolte, le donne sono pagate meno degli uomini. 

Il lavoro femminile non conosce pause. Non termina soltanto a fine turno in azienda o in ufficio. Si riparte quando si torna a casa. Le madri lavoratrici si organizzano per non far mancare nulla a figli e mariti. Ma anche qui, c’è ancora molto da migliorare. Dai dati di Vox emerge che le donne dedicano in media il 22% del proprio tempo al lavoro familiare, mentre per gli uomini la percentuale scende al 9%.

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(FreePick)

Si parla tanto di uguaglianza di genere e di pari opportunità. Nonostante siamo nel 2021, quando si leggono certi numeri, non si può fare a meno di pensare che serva uno scatto in avanti. Bisogna passare dalle parole (e dai proclami) ai fatti.