Pensioni: verso la riforma di giugno 2021 con Quota 102. Ecco cosa cambia

Novità per le pensioni, addio a Quota 100. Si punta ad una riforma per giugno 2021. Tante le ipotesi sul tavolo, tra le Quota 102 e Quota 41. Come funzionano, tutti i dettagli

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Addio a Quota 100: è in arrivo la riforma delle pensioni, prevista per giugno 2021. Il Governo è al lavoro per superare la legge Fornero, con delle novità che potrebbero incidere significativamente sull’uscita dal mondo del lavoro. Si andrà in pensione più tardi e con maggiore penalizzazione. Si entra così nel vivo del cambiamento e, la svolta, potrebbe arrivare già a giugno 2021. L’obiettivo è quello di chiudere, definitivamente, la sperimentazione di Quota 100, opzione che resterà comunque disponibile per tutto l’anno in corso. Nella maggioranza di governo il confronto prosegue su come evitare l’effetto scalone dopo la Legge Fornero, la cui archiviazione costerebbe circa 70 miliardi di euro.

Lavoratori e sindacati invocano un intervento strutturale in grado di superare tutti i limiti e le criticità di Quota 100. Si rende necessaria, quindi, una misura che sappia dare voce a queste richieste e che tenga conto anche del fatto che, dal 2022, si concluderanno tutte le sperimentazioni legate non solo a Quota 100 ma anche all’Ape sociale e all’opzione donna.

Attualmente con la Legge Fornero, grazie all’opzione Quota 100, è possibile accedere alla pensione anticipata con almeno 62 anni di età e 38 anni di versamento di contributi. Tuttavia, la risposta dei lavoratori, è stata al di sotto delle attese. Ragion per cui, già da molte settimane, si rincorrono voci su una possibile riforma previdenziale. Diverse sono le opzioni al vaglio: da Quota 102 a Quota 41 passando, per altre sfumature, più o meno incidenti. Di seguito tutti i dettagli.

Riforma pensioni: da Quota 102 a Quota 41. Le ipotesi

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Come si diceva poc’anzi tra le ipotesi in discussione c’è Quota 102, che consisterebbe in una nuova flessibilità ma con un criterio anagrafico peggiorativo. Si passerebbe dall’attuale requisito dei 62 anni (previsto da Quota 100) a quello dei 64 anni. Per il requisito contributivo, invece, nessuna novità; verrebbero richiesti sempre 38 anni di versamento. Ci sarebbe poi Quota 41 (pensione per i lavoratori precoci) una misura che, attualmente, è disponibile solo per una platea ristretta di soggetti. Questa prestazione viene già erogata  ai lavoratori che possono vantare 12 mesi di contribuzione effettiva antecedente al diciannovesimo anno di età (i cosiddetti precoci) e che hanno perfezionato i 41 anni di contribuzione. Inoltre, sono indispensabili altre condizioni richieste dalla normativa e di seguito elencate:

  • Stato di disoccupazione
  • Invalidità superiore o uguale al 74%
  • Necessità di assistere il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap
  • Aver svolto attività lavorative particolarmente faticose e pesanti
  • Aver svolto attività lavorative gravose per almeno 7 anni negli ultimi 10 anni di attività lavorativa.

In base alla proposta avanzata dalla Lega, al termine del periodo sperimentale di Quota 100 fissato per il 31 dicembre 2021, dovrebbe subentrare la Quota 41 estesa a tutti che, con soli 41 anni di contributi maturati, consentirebbe l’accesso alla pensione. Tutti i criteri sopraindicati verrebbero quindi eliminati, perché il requisito dei 41 anni contributivi sarebbe l’unico richiesto, prescindendo dall’età anagrafica, dall’appartenenza a categorie di tutela e senza il lavoro precoce.

Al momento, quella della Lega, è solo una delle proposte sul tavolo. Tuttavia fa già discutere gli esperti per i costi che potrebbe generare. Secondo le stime più accreditate lo Stato dovrebbe sborsare circa 12 milioni di euro solo per il primo anno e, quindi, sarebbe poco conveniente.

Al di là delle possibili soluzioni è evidente che la data del 31 dicembre 2021 rappresenta uno spartiacque per il sistema pensionistico, in particolare per la sua tenuta. La crisi economica causata dal Covid-19 ha messo in luce tutta la fragilità della struttura previdenziale italiana. L’allarme maggiore è rappresentato dal fatto che il numero delle pensioni erogate ha superato quello degli occupati. E, a questo punto, si apre un altro tema, ovvero quello di una nazione che non ha un adeguato ricambio generazionale nel mondo del lavoro. Inoltre s’aggiunga pure che l’Italia, dopo il Giappone, è il paese con la popolazione più anziana al mondo.

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La riforma delle pensioni, per ora, è ancora in fase embrionale. Il confronto tra la politica e le parti sociali è in corso. Il dialogo non può concludersi ancora perché bisogna trovare soluzioni adeguate per i lavoratori con carriera precaria o discontinua, che rischierebbero l’esclusione dal pensionamento flessibile.

 

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