Campagna vaccini, Arcuri contro le Regioni: “Indicate i centri vaccinali”

Campagna vaccini in Italia a rischio ritardo. Il commissario Domenico Arcuri bacchetta le Regioni: “Spetta a loro indicare i centri per le somministrazioni”. Atteso per domani l’ok dell’EMA per il vaccino di Moderna

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Emergenza Covid-19: l’Italia si prepara ad una nuova stretta dopo la Befana. Sono in arrivo altre restrizioni e spunta anche la “zona bianca” , che andrà a sommarsi alle altre tre, rispettivamente rossa, gialla e arancione. Agli italiani si chiederanno ulteriori sacrifici, a quasi un anno di distanza dall’inizio della pandemia. Basteranno? In molti se lo augurano, anche perché sta diventando una prova di resistenza, anche psicologica.

Comunque la campagna vaccinale nel Belpaese è iniziata ma procede, almeno per il momento, con dei ritardi. Ad oggi, in totale, sono stati vaccinati poco più di 180mila persone. I numeri dicono che c’è ancora tanta strada da fare soprattutto se si considera che, il commissario Domenico Arcuri, punta all’80% di popolazione immunizzata entro settembre 2021. La sfida è ardua, ma non impossibile. L’Italia ha acquistato o opzionato un totale di 202 milioni di dosi, divise tra le case farmaceutiche Astrazeneca, Pfizer-Biontech, Johnson & Johnson, Sanofi/GSK, Curevac e Moderna. L’attesa è tutta per domani perché dall’Agenzia europea per i medicinali (EMA) arriverà, salvo imprevisti, il via libera per la distribuzione del vaccino di Moderna.

Si avrà un distributore in più sul mercato e questa è una buona notizia, soprattutto per l’amministratore delegato di BioNTech che aveva fatto un appello, giorni addietro, sottolineando la necessità di mettere in campo altri vaccini per coprire il fabbisogno mondiale. Moderna, quindi, si prepara a scaldare i motori. Comunque, il grosso delle forniture Pfizer e Moderna, arriverà soltanto nella seconda metà del 2021.

Come si diceva poc’anzi, in Italia le prime somministrazioni sono partite ma bisogna fare uno scatto in avanti. Ne è sempre più convinto Domenico Arcuri, manager di Invitalia, chiamato dal governo Conte a gestire l’emergenza sanitaria. Il commissario chiede alle Regioni di imprimere un’accelerazione. Ci sono troppi ritardi nelle somministrazioni e bisogna fare molto di più.

Campagna Vaccini: Arcuri chiede più velocità alle Regioni

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Il commissario Domenico Arcuri bacchetta le Regioni, alle quali chiede uno sforzo maggiore. “Tocca a loro individuare i centri per le somministrazioni” – questo il monito di Arcuri rivolto agli enti territoriali. Il manager voluto dal governo per gestire l’emergenza sanitaria alza la voce e chiede che le amministrazioni periferiche provvedano a stilare, in tempi rapidi, gli elenchi dei siti dove si allestiranno i centri vaccinali, in vista della fase due.

Vale la pensa sottolineare che, proprio per la fase due della campagna vaccinale, è previsto il coinvolgimento di 1500 piazze italiane, che ospiteranno i gazebo a forma di primula progettati dall’architetto Stefano Boeri. Le strutture dovrebbero essere inaugurate già per marzo ma, a questo ritmo, il tutto potrebbe slittare addirittura a giugno. Se ciò accadesse, l’anno si potrebbe chiudere senza aver raggiunto la tanto sospirata immunità di gregge. E’ un rischio che Arcuri non vuole assolutamente correre. Anzi, il suo obiettivo è ambizioso: vaccinare almeno l’80% della popolazione per fine estate.

I tecnici che compongono la tasck force che coordina la campagna vaccinale sono preoccupati. Sono proprio loro ad ammettere che i conti non tornano perché, su sei vaccini per cui la Ue ha stretto accordi con altrettante case farmaceutiche, solo due sono concretamente utilizzabili. I mezzi sono quindi più limitati del previsto e la minaccia del ritardo incombe. In particolare l’Italia può contare, attualmente, soltanto su Pfizer e Moderna, che possono garantire dosi da consegnare entro dicembre 2021 e solo per 30 milioni di italiani. Per avere l’immunità di gregge bisogna puntare almeno al 50% della popolazione e, di questi passi, si rischia di non rientrare nella tempistica. Ecco perché Arcuri invita a giocare in anticipo, predisponendo al meglio la parte organizzativa, ivi compresa quella logistica, a livello territoriale.

La campagna vaccinale lungo lo stivale procede a macchia di leopardo. Tra le regioni più virtuose c’è il Piemonte, con all’attivo 12629 inoculazioni, corrispondenti al 30,9% delle 40.885 finora consegnate. E’ buona la partenza anche in Lazio e Veneto. La Sardegna invece è in coda, con 180 somministrazioni effettuate sulla 12.855 disponibili, praticamente l’1,4% del totale.

Insomma le regioni viaggiano a velocità molto diverse. I numeri parlano chiaro. C’è ancora molto da fare, anche dal punto di vista della sensibilizzazione. Il governo, come è noto, ha lasciato libertà di scelta, in attesa di vedere come risponderà la popolazione. Non c’è obbligo e resta la corsia preferenziale per i soggetti delle categorie a rischio, tra i quali ci sono gli anziani.

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Tuttavia non si esclude che, nei prossimi mesi, possa essere introdotta una qualche forma di obbligatorietà. Molto dipenderà dai numeri che si avranno. Lo ha detto chiaramente il vice ministro della Salute Pierpaolo Sileri.