Riapertura delle scuole il 7 gennaio? Cresce il fronte del No. I dettagli

Quello della riapertura delle scuole è un tema caldo. Cresce il fronte del No per il ritorno alla didattica in presenza, subito dopo la Befana. I sindacati sono pronti ad alzare le barricate

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Il tema della riapertura delle scuole infiamma il dibattito. L’ipotesi di un ritorno tra i banchi, subito dopo la Befana, sembra sfumare di ore in ora. A fare muro è l’associazione dei presidi italiani, ma non solo. Anche i sindacati e le Regioni sono pronti ad alzare le barricate. Tutti concordano sul fatto che, ad oggi, non ci sono le condizioni per il ritorno alla didattica in presenza. Manca ormai pochissimo al 7 gennaio e, le scuole, non sarebbero pronte a ripartire. Questa è la denuncia dei dirigenti scolastici che, tramite il loro portavoce nazionale Antonello Giannelli, hanno sapere che i disagi sono enormi, anche perché poco è stato fatto per potenziare i trasporti pubblici.

Riaprire le scuole con orari d’uscita alle 15 o alle 16 comporterebbe non pochi sacrifici per genitori, alunni, insegnanti e personale Ata. “Si pensi ai docenti di istituti tecnici o professionali – ha commentato Giannelli – il cui orario di lezione potrebbe iniziare alle 8 per terminare alle 16″. Una prospettiva simile, quindi, non convince gli addetti ai lavori.

Anche i sindacati sono sul piede di guerra; per loro, la riapertura delle scuole secondarie subito dopo la Befana, non è poi così scontata. Anzi, chiedono di più: si rivolgono al governo affinché ci sia un rinvio. Secondo il piano dell’esecutivo Conte, dal prossimo 7 gennaio gli studenti delle superiori torneranno alla didattica in presenza, seppur per il 50% dell’orario scolastico. Questa sarebbe la decisione, confermata anche dal ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina, che ha avanzato l’ipotesi di un’apertura pomeridiana degli istituti scolatici, per garantire una maggiore sicurezza.

L’orientamento però, come si diceva poc’anzi, fa storcere il naso alle sigle sindacali, che chiedono un rinvio all’11 o addirittura al 18 gennaio, così da guadagnare un po’ di tempo per l’organizzazione complessiva. Una richiesta precisa che viene motivata con la necessità di “valutare correttamente l’andamento della curva epidemiologica”. Per i rappresentanti della FLC – CGIL di Roma e del Lazio, un rinvio alla terza settimana di gennaio sarebbe quanto meno auspicabile, così da dare più tempo alle scuole per pianificare il rientro.

Anche Elvira Serafini è per lo slittamento della data di riapertura delle scuole. Per il segretario generale dello Snals (Sindacato Nazionale Autonomo Lavoratori Scuola) la scelta migliore sarebbe quella di posticipare la ripartenza. “Prendiamo atto dell’aumento dei contagi di questi giorni. Il 18 gennaio si potrà avere un’idea dell’andamento epidemiologico e decidere a ragion veduta”.

Nel mondo della scuola c’è preoccupazione. Per mesi si è fatto ricorso alla didattica a distanza, con non pochi problemi per una determinata fetta di popolazione scolastica. L’invito rivolto al governo è di aspettare ancora un po’ a riaprire le scuole, per favorire un’adeguata organizzazione, adatta ai tempi che corrono.

Riapertura delle scuole: il ‘curioso caso’ della Puglia

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Nel marasma delle ipotesi relative alla riapertura delle scuole c’è la scelta della Regione Puglia, che affida tutto al libero arbitrio delle famiglie. I genitori potranno decidere di tenere ancora a casa i propri figli. In soldoni la didattica a distanza diventa facoltativa per chi teme il contagio in classe. Una “soluzione diplomatica” che cerca di salvare capre e cavoli.  La posizione della giunta regionale guidata dal presidente Michele Emiliano è netta. Gli studenti, dalle elementari alle superiori, potranno frequentare le aule virtuali anche dopo il 7 gennaio.

L’ordinanza della Regione Puglia è già pronta e, prima della firma, ci sarà soltanto un ultimo confronto con le rappresentanze del mondo della scuola. Il percorso, comunque, è  già stato tracciato. L’idea del presidente Emiliano sarebbe nata dal fatto che molti studenti, per recarsi a scuola, devono viaggiare sui mezzi pubblici, dove ci sono più possibilità di contagio. Quindi, in tempi di pandemia, alle famiglie viene consentito di poter scegliere se esporre o meno i figli ai possibili rischi derivanti dalla didattica in presenza.

L’esempio della Regione Puglia potrebbe essere seguito da altri governatori. Intanto, dalla Campania, arriva il secco no di Vincenzo De Luca alla riapertura delle scuole subito dopo la Befana. “Sento che si parla della riapertura dell’anno scolastico il 7 gennaio, queste cose mi fanno impazzire. Come si fa a dire si apre senza verificare la situazione? In Campania – ha sentenziato De Luca – non apriamo tutto il 7”.

L’esponente del Pd, al suo secondo mandato alla guida della Campania, frena i facili entusiasmi e preferisce andarci con i piedi di piombo. Le periodiche dichiarazioni di tutte le parti e dei leader politici – ha detto De Luca – non hanno seguito concreto, mancando di rispetto innanzitutto agli studenti di ogni età e tipo di scuola, oltre che agli insegnanti e alle famiglie”.

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Mancano soltanto 3 giorni alla tanto sospirata riapertura delle scuole ma, di definitivo, c’è poco o nulla. Si brancola ancora nel buio e le opinioni sono per lo più discordanti. Non resta che attendere gli ultimi sviluppi.

 

 

 

 

 

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