Dopo quella inglese spunta ora la “variante italiana” del Covid. Dove è nata

Nuove notizie dal fronte Covid: dopo quella inglese spunta ora la “variante italiana” che riaccende il dibattito sull’efficacia dei vaccini. Ecco dove nasce la mutazione

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Il Belpaese torna a tremare. Dopo quella inglese salta fuori, come se non bastasse, la nuova “variante italiana” del Covid. La notizia è stata ampiamente confermata dalla comunità scientifica e, di ora in ora, emergono nuovi particolari, alcuni dei quali davvero interessanti. S’apprende ad esempio che, questa mutazione, sarebbe addirittura antecedente a quella inglese, con casi risalenti già in estate.

Quindi la tanto chiacchierata “variante britannica”, quella che ha portato al blocco dei voli da e per l’Inghilterra, non sarebbe un caso isolato. Ne è convinto Arnaldo Caruso, presidente della Società italiana di virologia (Siv-Isv), ordinario di Microbiologia e Microbiologia clinica all’università degli Studi di Brescia e direttore del Laboratorio di microbiologia dell’Asst Spedali Civili. L’eminente professore ha fatto il punto della situazione con Adnkronos, spiegando perché la “variante inglese” non può essere considerata come l’unica in circolazione.

Il medico ha parlato di una “variante italiana” molto simile a quella inglese, che si sarebbe però manifestata prima. Non ha dubbi al riguardo. “Precede la variante emersa solo a fine settembre nel Regno Unito – ha spiegato – per poi diffondersi in Europa, Italia inclusa, e potrebbe anche esserne un precursore“. Il professore sostiene che le due mutazioni hanno caratteristiche simili. Per lui, infatti, la variante italiana “ha diversi punti di mutazione nella proteina Spike. Come quella inglese, anche la variante italiana ha una mutazione in un punto nevralgico dell’interazione Spike/recettore cellulare, più precisamente in posizione 501″.

Una differenza tra le due varianti, però, c’è. Consiste, a detta di Caruso, nel fatto che quella italiana ha anche una seconda mutazione in posizione 493, che rende la sua proteina Spike leggermente diversa da quella del virus pandemico che tutti oggi conosciamo”. E’ importante capire come si è sviluppata la nuova variante “made in Italy” con riferimento particolare al dove e al quando. Il professore Arnaldo Caruso prova a ricostruire gli eventi.

Covid, “variante italiana”. Caruso: “Scoperta per caso”

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Come si è arrivati all’individuazione della “variante italiana” del Covid? Per un caso assolutamente fortuito, secondo il professore Arnaldo Caruso. La mutazione è stata scoperta “osservando una persistenza virale anomala in un paziente che aveva sofferto di Covid-19 in aprile”. Il caso esposto dal professore trova conferma in tante storie di pazienti che, dopo la guarigione clinica, sono comunque risultati positivi al tampone, peraltro con un’elevata carica virale. I medici hanno approfondito l’indagine sul paziente di cui sopra scoprendo che, già in una sua campionatura di coronavirus risalente ad agosto, si manifestava la mutazione.

Caruso ha detto ad Adnkronos che “questa nuova variante italiana potrebbe essersi generata intorno ai primi di luglio”. Inoltre il professore ha spiegato che, partendo dagli studi condotti dal suo collega Ciccozzi è possibile affermare che, quella isolata, “è di certo la prima evidenza di mutazioni nella proteina Spike a livello della posizione 501 in Italia e forse, almeno ad oggi, in Europa” .

Così come accaduto per la “variante inglese”, anche per quella italiana si teme per l’efficacia dei vaccini già pronti. Sulla questione si sono espressi autorevoli esperti tra i quali l’infettivologo Massimo Galli, primario dell’Ospedale Sacco di Milano, il professore Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza, Giorgio Palù, presidente dell’Aifa. Tutti loro hanno escluso la possibilità che le mutazioni possano avere un’incidenza negativa sull’efficacia degli antidoti anti-Covid.

La pensa allo stesso modo anche il professore Arnaldo Caruso, che ha voluto rassicurare tutti. “Il vaccino genera una risposta complessa verso tante aree della proteina Spike. Anche se vi fossero alcuni anticorpi non in grado di riconoscere una zona mutata come quella in posizione 501 o 493, ce ne sarebbero sicuramente altri in grado di legarsi a porzioni non mutate della proteina“. Chiusa la questione. Per l’esperto non c’è nulla da temere.

La pandemia non accenna a finire. Grandi speranze sono riposte nei vaccini. Intanto il “V-day” ha avuto un buon riscontro in tutti i paesi membri dell’Unione europea che, lo scorso 27 dicembre, si sono dati appuntamento per somministrare, in contemporanea, le prime dosi del vaccino Pfizer. Per l’Italia l’obiettivo è quello di raggiungere l’immunità di gregge entro settembre 2021, con l’80% della popolazione vaccinata. Questo è quanto auspica Domenico Arcuri, commissario all’emergenza.

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In Italia, almeno per il momento, non c’è obbligo per il vaccino contro il coronavirus. Si gioca la carta della sensibilizzazione. “Ma se uno su tre lo rifiuta potrebbe scattare l’obbligatorietà” – ha commentato Pier Luigi Sileri, vice ministro della Salute.