Crisi Covid, Assisi al collasso. Gli esercenti: “Siamo abbandonati”

Emergenza Covid-19: è crisi nera ad Assisi. Nella città del patrono d’Italia mancano turisti e pellegrini. Le vendite di souvenir sono azzerate. Molte le attività escluse dai ristori

I commercianti di Assisi sono in ginocchio per la crisi da Covid
Crisi Covid, ad Assisi negozi di souvenir al collasso (Getty Images)

La crisi dovuta al Covid piega in due l’economia del Paese. Soffre la filiera degli eventi, così come quella del commercio al dettaglio. Annaspa anche Assisi, la città di San Francesco, patrono d’Italia. Mancano turisti e pellegrini. Le vendite sono quasi azzerate. Insomma, la triste realtà è quella di fatturati ai minimi storici, sempre più tendenti allo zero.

A pagare un prezzo altissimo, nella città dei Frati, non sono solo bar, ristoranti, alberghi e negozi di abbigliamento. Soffrono moltissimo anche le piccole botteghe di souvenir, quasi tutte a conduzione familiare, perché mancano i pellegrinaggi. Questa è la situazione attuale, ed è difficile fare previsioni sul progressivo ritorno alla normalità.

Non si sa neppure se ci sarà una piccola ripresa durante le festività natalizie che, comunque, saranno molto diverse. Per ora, da Palazzo Chigi, arrivano molte indiscrezioni e poche certezze. Assisi è in difficoltà. Gli esercenti sono preoccupati e portano in piazza i loro timori.

“Io quest’anno ho fatturato l’80% in meno rispetto all’anno scorso” – ha raccontato Michela Cuppoloni a Il Giornale. La donna gestisce un piccolo negozio di souvenir nel centro cittadino. E’ disperata lei, così come lo sono altri esercenti della città umbra.

Il problema è che Assisi sembra essere stata tagliata fuori dalla politica dei ristori. A detta dei commercianti, non si sono visti rimborsi così come pure non sono arrivati aiuti a fondo perduto. La speranza è che qualcosa cambi al più presto. Ma, tra una preghiera e l’altra a San Francesco, gli esercenti scendono in strada.

A marzo – ha spiegato ancora Michela Cuppoloni a Il Giornale – abbiamo ricevuto come tutti i 600 euro. Ma da allora non abbiamo visto più nulla“. Una situazione davvero complessa per la quale i commercianti chiedono interventi più incisivi, capaci di coprire le perdite di fatturato per l’anno in corso.

Nel 2019, la città di Assisi ha accolto ben 5 milioni di persone, di cui 1,3 milioni hanno soggiornato nelle strutture ricettive. Il rapporto tra residenti e turisti (che è uno dei criteri del decreto Agosto per dare i ristori) tocca la cifra di 1 a 45, ben oltre i limiti previsti dal dl.

Insomma, una città con numeri da paura che, però, non sta ricevendo nulla. Addirittura, secondo l’Istat, Assisi rientra nell’elenco delle 50 città più visitate d’Italia.

Crisi Covid. Assisi ed altre città religiose in ginocchio

Covid, crisi nera per il turismo religioso
Assisi (Getty Images)

Il Covid ha letteralmente spazzato via un segmento prezioso per l’economia del Paese. Parliamo del turismo religioso che, prima della pandemia, garantiva a tutti grossi numeri. Da mesi, ormai, non è più così. La crisi investe Assisi, ma non solo: sono in difficoltà anche Loreto, Cascia, San Giovanni Rotondo, Pompei e altri santuari, più o meno noti.

I luoghi di culto sopracitati possono, tecnicamente, restare aperti, così come le attività commerciali che ruotano attorno ad essi ma, di fatto, in giro, non c’è più nessuno. I confini regionali sono serrati e i voli internazionali non fanno più scalo. Risultato: addio ai pullman di turisti italiani e ai pellegrini stranieri.

Ancora una volta a chiarire bene la situazione di Assisi, c’ha pensato la signora Michela. “Le nostre attività – ha spiegato – non hanno una connotazione giuridica esatta. Il governo per i pagamenti si è basato sui codici ateco, e qui in paese lo abbiamo tutti diverso anche se vendiamo le stesse cose. Fatto sta che tenere aperto senza clienti sarebbe solo un costo. Quindi resto chiusa”.

Crisi Covid, i santuari italiani non hanno più pellegrini
Crisi Covid, i santuari italiani non hanno più pellegrini (Getty Images)

Gli esercenti di Assisi si sentono abbandonati dal Governo. Chiedono interventi urgenti, mirati, soprattutto per evitare che alcune serrande si chiudano per sempre. Purtroppo, questo, è un rischio concreto per tante piccole attività commerciali, da Nord a Sud.