Covid, Sip-Iss: “Finora 8 decessi tra i bambini, 12% i casi positivi”

In Italia finora il Covid ha ucciso 8 bambini, contagiando il 12% della popolazione pediatrica. A dirlo i dati dell’Iss durante il congresso della Sip.

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Dall’inizio della pandemia da Coronavirus, in Italia, sono 8 i decessi registrati tra i bambini a causa del Covid. Per un totale di 149.219 di casi diagnosticati in pazienti in età pediatrica, nella fascia d’età tra 0 e 19 anni, ovvero il 12% del totale.

A comunicare questi dati, sulla base degli ultimi numeri forniti dall’Istituto Superiore di Sanità, aggiornati al 18 novembre, è la Società Italiana di Pediatria, durante la conferenza stampa di presentazione del Congresso Straordinario Digitale dal titolo: “La Pediatria italiana e la Pandemia da Sars-CoV-2”.

Vediamo nello specifico come e quanto il Covid-19 ha attaccato la fascia pediatrica: conosciamo i numeri della pandemia nel dettaglio.

Ecco i numeri del Covid-19 tra i bambini nel dettaglio

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Secondo gli ultimi dati aggiornati dell’Istituto Superiore di Sanità, in Italia, i pazienti in età pediatrica, ovvero la fascia di età considerata tra 0 e 19 anni, sono a quota 149.219 di positivi al Covid-19, in pratica il 12% del totale.

Numeri molto bassi per quanto riguarda i decessi tra i bambini. Finora sono 8 i pazienti in età pediatrica morti a causa del Coronavirus a fronte degli oltre 52mila decessi registrati tra gli adulti.

A comunicare questi dati è la Società Italiana di Pediatria (Sip), in occasione della conferenza stampa di presentazione del Congresso Straordinario Digitale “La Pediatria italiana e la Pandemia da Sars-CoV-2”.

Vediamo i numeri nel dettaglio. Analizzando per fasce d’età possiamo notare come i bambini più piccoli, tra 0 e 9 anni, siano risultati positivi al Covid-19 in misura inferiore rispetto alla fascia più alta. Sono 43.841 i casi diagnosticati, pari al 3,6% del totale. Mentre nella fascia d’età che va dai 10 ai 19 anni i numeri salgono a 105.378, pari all’8,6%.

Avevamo già specificato come i bambini siano meno colpiti dal Coronavirus rispetto agli adulti secondo diversi studi effettuati. Secondo un recente studio americano solo il 4% dei bambini sarebbe stato infettato dal Covid-19.

Ma non solo, molti bambini e giovani, anche se positivi manifestano sintomi lievi e sono detti paucisintomatici, o addirittura sono asintomatici.

In tal caso abbiamo ulteriori dati: il 64% dei bimbi da 0 a 1 anno sono asintomatici, quelli con sintomi lievi, ovvero i paucisintomatici, il 32% e solo il 3% manifesta sintomi severi.

Tra i 2 e i 19 anni, invece, gli asintomatici sono più di 7 su 10, e la restante parte ha pochi sintomi. Solo lo 0,4% ha sintomi severi dovuti all’infezione da coronavirus.

“Nei mesi del lockdown tra i bambini abbiamo avuto 4 decessi, ma erano tutti con pregresse patologie e un numero molto basso di contagi. Contagi che sono rimasti bassi nel periodo post lockdown ed estivo. Poi, da ottobre in poi, abbiamo visto un incremento della curva. Ma anche i nuovi numeri confermano che i bambini hanno forme meno gravi e che è rara, anche se non impossibile, la necessità di cure intensive, ha spiegato Alberto Villani, presidente Sip.

E anche se i “bambini corrono meno rischi diretti a causa dell’emergenza sanitaria, hanno tutta una serie di rischi collaterali molto importanti, le cui conseguenze però non si manifestano oggi”, ha concluso Villani.

Ad esempio il Covid-19 sta portando a una serie di conseguenze importanti sulla salute dei bambini, fanno sapere durante il Congresso straordinario digitale della Sip.

Di recente abbiamo detto come sia triplicato nel Lazio il numero di bambini nati morti a causa delle visite saltate dalle mamme durante la gravidanza, per paura di contrarre il Coronavirus.  

Non solo, anche come potrebbe esserci nel 2021 una nuova ondata di morbillo, a causa dei vaccini saltati. 

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Tornando ai numeri, secondo i dati della Società di Medicina Emergenza Urgenza Pediatrica (Simeup), dall’inizio della pandemia gli accessi al pronto soccorso pediatrico sono calati del 40% e questo ha portato a un ritardo nelle diagnosi delle patologie anche gravi. In alcuni territori addirittura la percentuale sale all’80%.

A farne le spese sono soprattutto i più fragili, cioè quel milione di bambini con patologie croniche complesse che, durante le fasi più acute della pandemia, si sono trovati nella impossibilità di seguire i controlli, di raggiungere gli ospedali e spesso anche gli ambulatori dei pediatri di famiglia, con conseguenze negative sul piano clinico e psicologico”, ha spiegato Giovanni Corsello, past president Sip, durante la presentazione del Congresso.

Infatti, secondo un’indagine condotta dalla Società Italiana Malattie Genetiche Pediatriche e Disabilità Congenite, dall’inizio della pandemia di coronavirus, il 40% dei bambini cosiddetti “fragili” ha interrotto i controlli, spesso decisivi per evitare complicanze della patologia.

“Abbiamo avuto difficoltà nella prima ondata ma gli ospedali e i pronto soccorso oggi sono sicuri. Non si rischia il contagio e bisogna farvi ricorso ogni volta che sia necessario”, hanno rassicurato dalla Sip.

(Fonte: Sky Tg24)