Covid-19: causa visite saltate triplicato numero dei nati morti

Durante il lockdown, a causa delle visite saltate in gravidanza per paura del Covid-19, è triplicato il numero dei nati morti. 

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Purtroppo con la pandemia legata al Coronavirus abbiamo scoperto che non si muore solo di Covid-19 ma anche a causa di tutti gli effetti negativi che esso provoca negli altri settori.

In particolare secondo uno studio italiano condotto dal team di Mario De Curtis dell’Università La Sapienza di Roma pubblicato su ‘Archives Disease in Childhood’ durante il lockdown, le donne in gravidanza hanno saltato le visite per paura del Covid-19.

Questo avrebbe fatto addirittura triplicare il numero dei bambini nati morti. Le misure drastiche adottate per frenare la pandemia, anche se necessarie, hanno innescato quindi tutta una serie di effetti negativi.

Tra gli effetti negativi del Covid-19: triplicato il numero dei bambini nati morti

covid-19 triplicato numero bambini nati morti
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Si iniziano a vedere i primi effetti negativi del lungo lockdown, che ha investito l’Italia da marzo a maggio, resosi però necessario a causa del dilagare della pandemia da Coronavirus.

L’Italia, infatti, ricordano i ricercatori, è stato il primo paese colpito dal Sars-CoV-2 in maniera violenta. E quindi le misure che si sono rese necessarie per frenarlo hanno inevitabilmente portato a tutta una serie di effetti negativi sulla vita di ognuno di noi.

Dalla crisi economica e sociale che ha investito milioni di persone, ma anche ai diversi effetti negativi sulla salute di molte persone, e non perché avessero necessariamente contratto la malattia del Covid-19, ma perché non si sono sottoposti ai controlli di routine.

È questo il caso, secondo quanto riporta appunto lo studio del team di De Curtis. In Italia nel periodo da marzo a maggio, è triplicato il numero dei bambini nati morti e non a causa del Coronavirus. Il motivo è dovuto al fatto che molte donne incinte hanno rinviato i controlli sanitari che in periodi normali avrebbero fatto.

In particolare la ricerca ha preso come riferimento i dati della regione Lazio, dove vivono circa 5,8 milioni di persone e nascono circa il 10% di tutti i nati italiani.

L’indagine ha preso in considerazione tutti i nati dei centri nascita del Lazio nei mesi da marzo a maggio 2020. E ha paragonato i dati agli stessi osservati nello stesso periodo del 2019. Da qui è emerso che il numero dei nati morti è triplicato.

Gli elementi considerati dal team di De Curtis hanno riguardato un po’ tutte le caratteristiche: dall’andamento della gravidanza al tipo di parto effettuato.

L’incidenza del Coronavirus sulle madri sarebbe stata molto bassa, circa 1 su 1000 donne incinte (dati provenienti dall’Iss) era positiva. Dunque il motivo di questi anomali decessi è dovuto al fatto che molte gravide non si siano sottoposte alle regolari visite ginecologiche per paura di ammalarsi di Covid-19.

Allo stesso tempo sono calati i parti prematuri e questo sarebbe dovuto al fatto che molte donne si sono riposate durante il lockdown. La Società italiana di neonatologia invece aveva riscontrato che solo 3 bimbi su 100 hanno contratto il Covid-19. Ma il 20% di essi nascono prematuri. 

Con uno studio condotto con Leonardo Villani della Cattolica di Roma e Arianna Polo della Direzione Salute e Integrazione Sociosanitaria della Regione, hanno verificato una diminuzione dei parti moderatamente pretermine, che rappresentano la gran parte dei nati pretermine.

Si legge su Repubblica.it che: “Il dato può essere interpretato come effetto del riposo forzato, della sospensione del lavoro fuori casa, della ridotta attività fisica a cui sono state costrette anche le donne in gravidanza durante il lockdown. La prevenzione della natimortalità è un dato che dovrebbe essere tenuto presente nei prossimi lockdown che vengono annunciati”.

nati morti triplicati
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Questo aumento della natimortalità si è rilevato anche a Londra all’ospedale ‘Jama’ e in Nepal, riportato dalla rivista scientifica Nature.

Riposarsi inoltre, è un ottimo sistema per prevenire la prematurità, che rappresenta una delle primarie cause di mortalità infantile, sempre secondo quanto emerge dallo studio.

(Fonti: Repubblica.it e Adnkronos)