Covid, dati vaccino Oxford. Buona la risposta negli anziani

Covid-19 pubblicati sulla rivista The Lancet i primi dati sul vaccino Oxford. Buona risposta negli anziani. Si corre veloce per la produzione

Pubblicati primi dati del vaccino Oxford, buona la risposta sugli anziani
Vaccino Oxford, buona risposta negli anziani (Adobe Stock)

Emergenza globale Covid-19. Si corre veloce per il vaccino. Arrivano i primi dati per quello di Oxford, prodotto dalla casa farmaceutica Astrazeneca. I risultati della sperimentazione, pubblicati sulla rivista The Lancet, parlano di una buona tolleranza, anche negli anziani.

La comunità scientifica internazionale lavora senza sosta per produrre e distribuire un vaccino capace di fermare la folle corsa del virus. In testa, ci sono Cina e Stati Uniti.

In termini di efficacia, il vaccino Oxford sembra promettente. E’ ben tollerato negli anziani e stimola una risposta immunitaria molto simile a quella riscontrata nei giovani adulti. Le prime risultanze, quindi, sono più che positive.

LA SPERIMENTAZIONE – E’ stata condotta su un campione di 560 soggetti sani alcuni dei quali (270) con più di 70 anni. E’ stata analizzata, quindi la fascia d’età notoriamente più a rischio. I risultati sono incoraggianti; l’immunità sviluppatasi è buona ed è molto simile a quella di soggetti con meno di 55 anni.

EFFETTI COLLATERALI – Dopo la somministrazione della prima dose nei volontari (sui quali il monitoraggio durerà per un anno dopo la prima iniezione) sono stati valutati i primi effetti collaterali riscontrati. Nei primi mesi, si sono registrate 13 reazioni avverse gravi, non collegate però al vaccino e molto meno frequenti negli anziani. Si è trattato, per lo più, di sintomi lievi come indolenzimento nel punto dell’iniezione, spossatezza, febbre, mal di testa e dolori muscolari.

La cosa importante è che, in tutti i volontari suddivisi in 10 gruppi, si sono formati anticorpi al 28esimo giorno dopo la prima iniezione. La protezione anticorpolare è ulteriormente cresciuta dopo la seconda dose, al 56esimo giorno.

Insomma, tutto lascia ben sperare. E ci sono dati positivi anche per gli anticorpi neutralizzanti, che si sono sviluppati due settimane dopo la dose di richiamo, in 208/209 volontari, di ogni età.

SVILUPPI – Per le conclusioni definitive, si dovranno attendere gli esiti della fase 3 della sperimentazione, che è ancora in corso. Comunque, non dovrebbero esserci colpi di scena per il vaccino sviluppato ad Oxford, in collaborazione con il centro IBRM di Pomezia.

Vaccino Covid, Arcuri: “In Italia la più grande campagna”

Covid, Arcuri annuncia un piano imponente
Il commissario all’emergenza Domenico Arcuri (Instagram)

E mentre l’Italia è suddivisa in tre aree di rischio e s’acuisce, per questo, lo scontro Stato-Regioni, il commissario governativo all’emergenza Covid-19, Domenico Arcuri, annuncia un’imponente campagna di vaccinazione di massa.

Vale la pena sottolineare che non ci sarà nessun obbligo ma, comunque, si punta a coinvolgere un gran numero di persone. Forse ci sarà un ‘patentino di immunità‘ per tracciare coloro che si saranno sottoposti alla vaccinazione anti-Covid. Per ora, comunque, sono solo indiscrezioni.

Per fine gennaio sarebbe previsto l’arrivo di 3,4 milioni di dosi da destinare, in primis, agli ospedali e alle Rsa. Si procederà ad una campagna su vasta scala rivolta, in via prioritaria, ai soggetti fragili.

In una nota inviata da Arcuri alle Regioni si legge quanto segue. “In particolare il vaccino Pfizer, il cui iter di validazione sembra essere, ad oggi, il più avanzato, permetterebbe all’Italia di disporre già da fine gennaio 2021 di circa 3,4 milioni di dosi da somministrare a 1,7 mln di persone. E’ necessario, pertanto, scegliere il target di cittadini a cui somministrare le prime dosi disponibili”.

Arcuri, per la vaccinazione Covid, punta ad un piano su vasta scala
In Italia prime dosi del vaccino disponibili già a gennaio 2021 (Getty Images)

Il commissario pone in capo alle Regioni un obbligo preciso. Entro il 23 novembre dovranno comunicare “per ogni provincia, il numero e la denominazione dei presidi ospedalieri all’interno dei quali si ritiene utile che il vaccino venga consegnato e somministrato”.