Settimane di gravidanza: test di Coombs indiretto, cosa è, perché si fa

Il test di Coombs indiretto è un esame previsto in gravidanza che si esegue sul sangue. Scopriamo cosa è, a cosa serve, quando andrebbe fatto e quali possono essere i risultati. 

Settimane di gravidanza test di coombs indiretto
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Tra gli esami del sangue che si prescrivono di routine ad una gestante, c’è il Test di Coombs indiretto. Scopriamo cosa è, quando andrebbe fatto, perché va fatto e quali possono essere i risultati.

Durante la gravidanza sono diversi gli esami sia del sangue che strumentali a cui una futura mamma deve sottoporsi, come l’ecografia morfologica ed altre analisi di routine da eseguire per monitorare l’andamento della gestazione. Vi sono poi degli esami prenatali del tutto facoltativi ma che vengono consigliati dal medico ginecologo come la transucenza nucale, il bi-test, il test del DNA fetale e ancora l’amniocentesi o la villocentesi.

Test di Coombs indiretto: cosa è

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Il test di Coombs indiretto è un’esame di laboratorio che si esegue sul sangue che mira a verificare la compatibilità del gruppo sanguigno della madre con quello del feto. Viene prescritto per escludere che ci sia stato un contatto tra il sangue della madre e quello del feto, fattore che potrebbe scatenare una risposta immunitaria da parte dell’organismo della madre come è spiegato sul sito issalute.it: 

“In gravidanza se la madre ha un gruppo sanguigno Rh negativo e il feto è Rh positivo, il sangue della madre non è compatibile con quello del feto/neonato. L’organismo della madre riconosce i globuli rossi del feto come estranei e al primo contatto sangue-sangue, ad esempio in occasione di un parto o di un aborto o di una amniocentesi, si sensibilizza. Ad una successiva gravidanza, lo stato di sensibilizzazione della mamma porterà il suo sistema immunitario a produrre anticorpi anti-Rh per distruggere i globuli rossi del feto. Ciò provocherà un’anemia emolitica nel feto (MENF)”

Test di Coombs indiretto: perché va fatto e quando

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Il test di Coombs indiretto va fatto perché in grado di rilevare la presenza di anticorpi anti-Rh nel sangue materno e questo è fondamentale per stabilire il rischio di un eventuale anemia emolitica nel feto e in caso di presenza degli anticorpi intervenire con delle misure preventive. Il sangue della madre e quello del nascituro infatti potrebbero entrare in contatto durante un esame invasivo come l’amniocentesi per esempio.

Come specificato nel sito issalute.it :

“Durante la gravidanza, quando si vuole rilevare la presenza di anticorpi anti-Rh liberi nel sangue della madre. Essi, infatti, potrebbero attraversare la placenta e aggredire i globuli rossi del feto causando una MENF che potrebbe portare alla morte intrauterina del feto. La MENF si manifesta raramente alla prima gravidanza, a meno che la madre non sia stata già sensibilizzata da precedenti trasfusioni. Il test è effettuato come normale esame di controllo (esame di routine) su tutte le donne entro il primo trimestre di gravidanza e ripetuto alla 28ma settimana”

Test di Coombs indiretto: dove si fa

Il test di Coombs indiretto si può eseguire in qualsiasi laboratorio analisi nell’ambito delle normali analisi prescritte durante la gravidanza dal medico ginecologo.

Test di Coombs indiretto: quali possono essere i risultati

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Quando un test di Coombs indiretto riporta un esito positivo, questo risultato indica la presenza di anticorpi anti-Rh circolanti che potrebbero letteralmente attaccare i globuli rossi.  Fondamentale sarà la supervisione del medico:

” La visita medica è fondamentale per scoprire se il risultato positivo sia dovuto a una reazione a una trasfusione, alla presenza di una condizione di autoimmunità, a un’infezione, all’uso di un farmaco o all’incompatibilità tra il gruppo sanguigno della madre e quello del feto”

Secondo trimestre di gravidanza gli esami e le analisi da fare
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Il monitoraggio della gravidanza attraverso analisi specifiche permette senza dubbio alla gestante di procedere in tutta sicurezza fino al giorno del parto.

Fonte: issalute.it

 

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