Ferro: il film che racconta dipendenza, bulimia e rinascita di Tiziano

Tiziano Ferro ha annunciato l’uscita di un film sulla sua vita: saranno messe a nudo ansie, paure e lati oscuri della sua vita di cui non aveva mai parlato pubblicamente.

Tiziano Ferro film
Tiziano Ferro (Instagram)

Quarant’anni compiuti da poco e un matrimonio celebrato due volte: la prima volta Latina, dove ancora vive la sua famiglia, e la seconda negli States, dove ha costruito una vita completamente nuova, lontana dall’oscura e violenta provincia italiana; una carriera costruita sui compromessi ma che lentamente gli ha permesso di mostrarsi realmente per quello che è, contando sulla fiducia ma soprattutto sull’affetto illimitato di milioni di fan in tutto il mondo: oggi Tiziano Ferro è uno dei più famosi e apprezzati cantanti italiani ed è diventato un uomo in grado di guardare alla parte più oscura di se stesso.

I temi trattati nel film – documentario girato dal regista Beppe Tufarulo non sono leggeri e non hanno permesso la creazione di un prodotto “pop”, fatto di successi, di ammiccamenti alla telecamera e di lustrini.

Al contrario, ha annunciato Tiziano, si parlerà di dipendenza, di rapporto con il proprio corpo, di amore e soprattutto di accettazione e rinascita: tutte le tappe che hanno portato Tiziano Ferro a essere l’uomo che è oggi.

Il film sarà disponibile a partire dal 6 Novembre su Amazon Prime.

Tiziano Ferro: il film che svela la persona che non vuole accettare

Tiziano Ferro lettera il corriere della sera
Tiziano Ferro (Screen)

Le riprese per la realizzazione del film son durate circa 6 mesi, durante i quali una telecamera ha seguito costantemente il cantante in ogni ambito della sua vita: mentre era a casa con Victor e mentre si esibiva a San Remo, mentre era in sala di registrazione e mentre raccontava della sua vita.

“A me interessava vedere quella versione di me che non voglio vedere, e che quando la vedo non riconosco. Abituato in TV a essere sempre truccato, qui non è stato così” ha spiegato Tiziano durante una delle molte interviste che ha anticipato l’uscita del film.

I motivi dietro alla realizzazione del documentario, quindi, sembrano essere molti ed estremamente urgenti: il primo tra tutti il desiderio di raccontarsi al di là dell’immagine pubblica e del cliché del cantante di successo.

Tra i punti oscuri della propria vita che Tiziano ha deciso finalmente di raccontare quello della dipendenza da alcool: “Ho iniziato a bere per non pensare. Sono consapevole che sono salito sull’ultimo treno in terza classe, cresciuto in una Latina dove c’era violenza, bullismo, omofobia. C’era chi pretendeva di sapere come stavo senza nemmeno chiedermelo. Vivevo una realtà parallela. Mi martellavo le mani perché mi sembrava inaccettabile vivere la vita da omosessuale” ha spiegato, mettendo in strettissima relazione la dipendenza da alcool e la non accettazione della sua omosessualità. 

Tiziano ha spiegato di aver cominciato a bere nel 2004, quasi per caso e durante un tour. Prima di allora non aveva mai fumato e mai bevuto. Addirittura ha confessato che si era abituato a rifugiarsi in discoteca perché solo lì il bar era aperto fino a tardi e c’era modo di procurarsi l’alcool in maniera non sospetta. Per il resto beveva da solo: “Ho perso amici, dignità e occasioni di lavoro” ha ammesso il cantante, che ha partecipato anche a molti incontri con altri alcolisti.

Come molti sanno, prima di raggiungere la sua attuale e invidiabile forma fisica, Tiziano Ferro era un giovane molto sovrappeso. Il suo album 111 prendeva il titolo proprio dal massimo numero di chili che il cantante aveva raggiunto in vita sua.

Anche a successo ottenuto, dopo essere diventato una pop star a tutti gli effetti, Tiziano ha dovuto scendere a compromessi per stare al “gioco della popolarità”: gli avevano addirittura proposto di inscenare false relazioni.

 

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Un post condiviso da Tiziano Ferro (@tizianoferro) in data:

“Spesso all’espressione coming out si associa la parola ‘difficile’. In realtà ho vissuto e abbiamo vissuto in una società in cui si diceva che essere gay non andava bene. […] Io credo che non si parli mai abbastanza del male della mente e del cuore, curarsi è importante, curare la propria mente è fondamentale. Io avevo sempre pensato che il problema fosse dentro di meha detto spiegando il percorso interiore che ha dovuto compiere prima di arrivare a fare coming out. Il coming out l’ho fatto per me, per il mio percorso. Se non ami te stesso non puoi mostrare e comunicare felicità. La verità mi ha reso libero“.