Uveite, la malattia dell’occhio: principali cause e diagnosi

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Infiammazione all’occhio che lo fa lacrimare, lo arrossa e provoca fastidio anche solo per la luce: potrebbe essere uveite, scopriamo di più

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In termini medici è uveite, per tutti noi comuni mortali che non siamo oculisti è infiammazione all’occhio. Compare sotto forme diverse e diverso gradi di irritazioni, ma nei casi più gravi può arrivare fino alla cecità, quindi meglio prenderla per tempo. In realtà però può essere riconosciuta solo sottoponendosi ad esami approfonditi da parte di un oculista e per questo il suo consulto è fondamentale.

Andiamo con ordine, vedendo quali sono le forme più comuni di uveite. La più comune è
l’irite, infiammazione che colpisce l’iride e in genere deriva da malattie autoimmuni come l’artrite reumatoide. Può arrivare anche all’improvviso e durare per alcune settimane, mentre solo in rari casi diventa cronica. Ama c’è anche la ciclite, infiammazione che interessa la parte centrale dell’occhio e può concentrarsi anche sul muscolo. Pure in questo caso la malattia può scomparire improvvisamente e durare per diversi mesi.

La retinite interessa invece la parte posteriore dell’occhio e può essere progressiva, anche in tempi rapidi. Una delle cause più comuni è l’herpes zoster oppure altre infezioni batteriche come toxoplasmosi o sifilide. Infine c’è la coroidite, infiammazione dello strato che sta la retina, provocata da infezioni come la tubercolosi.

Gli esami e la diagnosi di uveite

Come può l’oculista arrivare ad una diagnosi di uveite? Il primo passaggio in genere è l’anamnesi generale e quella oculistica ricostruendo la vita clinica del paziente ed eventuali precedenti. Parliamo di fotofobia (cioè la troppa sensibilità alla luce), la lacrimazione degli occhi, il calo della capacità visiva. L’uveite può essere classificata come anteriore quando è colpito il segmento anteriore dell’occhio, cioé cornea, iride, corpi ciliari.

É intermedia quando l’infiammazione colpisce la parte posteriore dei corpi ciliari e l’estrema periferia retinica, posteriore se interessa il segmento posteriore dell’occhio.
Se l’oculista ha il sospetto che sia veramente uveite, prescriverà esami ematologici, strumentali oculistici e non oculistici, impostando successivamente una terapia. Quelli più efficaci sono funzionalità epatica e renale, emocromo con formula, indici di infiammazione aspecifici e TPHA. Inoltre se l’ipotesi è quella di un’infezione saranno richiesti gli anticorpi specifici serici e gli esami microbiologici, istologici oppure un esame su tessuti o liquidi prelevati dall’occhio infetto.

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Se invece l’oculista ipotizza una causa immunitaria prescriverà esami ematologici e strumentali. Ma può prevedere altri esami strumentali di approfondimento come angiografia retinica, fluorangiografia retinica, tomografia ottica a radiazione coerente oppure ecografia oculare. Una vola arrivato alla diagnosi, programmerà anche un piano di intervento.