Home Curiosita Crioconservazione: è davvero possibile tornare in vita dopo la morte?

Crioconservazione: è davvero possibile tornare in vita dopo la morte?

CONDIVIDI

È in forte aumento il numero di persone che cerca l’immortalità attraverso la crioconservazione. Negli Stati Uniti, in Russia e in Cina, sono già stati stipulati centinaia di contratti.

la crioconservazione La crioconservazione

La crioconservazione, o ibernazione umana, è una procedura che viene praticata per conservare un corpo in azoto liquido a temperature molto basse, con lo scopo rivivere in futuro.
Tuttavia, c’è ancora molto da scoprire a riguardo, e scienziati di tutto il mondo sono coinvolti nel progetto affinché un giorno diventi possibile sconfiggere la morte.

Se vuoi essere informato su tutte le novità su Salute & Benessere  CLICCA QUI

Cos’è davvero la crioconservazione?

ibernazione umana

La crioconservazione delle persone è un processo che consiste nella conservazione, appunto, del corpo di una persona dopo la sua morte, attraverso una tecnica di conservazione in azoto liquido comunemente nota come “congelamento“.

Questa procedura, che viene eseguita con il consenso della persona prima della morte, ha come obiettivo o scopo principale, quello di dare all’individuo la speranza di riportarlo in vita in futuro, quando la scienza sarà abbastanza avanzata da riuscire a curare le malattie per cui determinato individuo ha perso la vita.

L’ibernazione umana basa i suoi principi sulla conservazione dei cibi freddi che l’uomo ha messo in pratica fin dall’antichità.

Ma, come scienza, la crioconservazione trova il suo fondamento originario nella conservazione del liquido seminale, il quale – una volta congelato – permette la conservazione di tutte le sue proprietà organolettiche.

Allo stesso modo, il congelamento di embrioni umani in azoto liquido è servito come precedente per l’ibernazione di un corpo completo.

Come funziona la crioconservazione?

ll processo è piuttosto complesso. Prima dello stesso, la persona deve dare il suo consenso attraverso un documento firmato con l’azienda scelta.
Suddetta persona, non solo dovrà dare il suo consenso per sottoporsi alla procedura, ma dovrà anche accettare tutte le condizioni che l’azienda gli indica.

Chi decide di proseguire è consapevole del fatto che l’intero processo inizierà nel momento in cui il cuore smette di battere e  sarà dichiarata la morte legale.
L’intero processo avviene nella sala di rianimazione dell’ospedale in cui si trova la persona in fin di vita.
A quel punto interverranno dei tecnici, i quali – attraverso un’apparecchiatura – ripristinano l’afflusso di sangue al cervello e ventilano i polmoni.

Prima di iniziare tutto il processo, è inoltre necessario somministrare una serie di farmaci anticoagulanti, sedativi e riduttori del metabolismo.
È molto importante agire rapidamente, anche prima di una morte cerebrale.
Infine, mentre si compiono questi primi passi, la temperatura corporea si riduce a -10° Celsius ed il corpo viene conservato in una vasca di acqua gelida, per essere poi trasportato.

Cosa succede dopo?

Una volta che il corpo viene trasportato, ad esempio, negli Stati Uniti, presso la società ingaggiata, si inizia con l’ibernazione.
A quel punto verrà rimosso tutto il sangue dal corpo del paziente, e verrà sostituito da un liquido di vetrificazione crioprotettivo a base di una sostanza chimica chiamata glicerolo.
Questa sostanza impedirà la possibile formazione di cristalli di ghiaccio sia nel sistema circolatorio che negli organi.

Una volta che il liquido crioprotettivo circola nel corpo, viene raffreddato lentamente con bagni di ghiaccio.

A questo punto il corpo verrà immerso nella camera criogenica, in azoto liquido, ad una temperatura di -196° Celsius, in modo che possa essere crioconservato.

inoltre,  all’interno della camera non deve esserci alcun tipo di illuminazione, in quanto la procedura richiede la mancanza di luce per arrestare completamente qualsiasi attività biologica degli organi.

Qualcuno ha già partecipato al progetto?

Il settore della crioconservazione è ancora molto limitato, sono infatti solo 300 le persone che sono state ibernate fino ad ora.
Tuttavia, il fenomeno è in costante crescita in tutto il mondo, compresa l’Italia.
Il primo paziente italiano che ha deciso di aderire al progetto risale al 2013.
L’ultimo, invece, risale al 2017, quando l’uomo, Giuseppe Gobbi, morì per un tumore al cervello.
La famiglia non era a conoscenza del fatto che l’uomo avesse firmato un contratto con la società KryoRus.
La famiglia del defunto, circa 8 mesi dopo la sua morte, ritrovò il contratto firmato con l’azienda e decise di procedere con l’ibernazione.

In Europa non esistono ancora aziende che si occupino di crioconservazione.
In Italia, inoltre, sarebbe molto più complesso, rispetto agli altri paesi europei, poter attivare la procedura di crioconservazione.
Secondo la legge italiana, quando il cuore cessa di battere, il cadavere deve rimanere sotto osservazione per 24 ore. Per riuscire nell’intento di ibernare il corpo con efficacia, invece, è necessario agire con rapidità e portare il corpo a -96° entro mezz’ora dalla morte.

Tuttavia, in Italia esiste un centro di sopporto, chiamato Polistena human cryopreservation, che aiuta a svolgere la procedura.

Suddetta azienda funebre, ubicata nella cittadina di Mirandola, offre la possibilità d pre-trattare e trasportare la salma, avvolta da ghiaccio secco, fino in Russia, dove l’azienda KryoRus procederà con l’ibernazione. 

 

Di: LUCIA SCHETTINO

Potrebbe interessarti anche >>>

Come spiegare il concetto di morte ai bambini e a che età farlo

Ecco come una stretta di mano può predire la morte

10 segni che la morte si sta avvicinando

Chedonna.it è stato selezionato dal nuovo servizio di Google News, se vuoi essere sempre aggiornato dalle nostre notizie SEGUICI QUI