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Foresta Amazzonica polmone della terra: tutto quello che c’è da sapere

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La foresta Amazzonica, il polmone della terra, che dal Brasile e non solo regala ossigeno a tutto il Pianeta e da casa ad animali unici nel loro genere. Impariamo a conoscerla meglio.

Nell’agosto 2019 la Foresta Amazzonica torna improvvisamente agli onori della cronaca. Il polmone della Terra meriterebbe sempre di esser al centro dell’attenzione ma a quanto pare torna in primo piano solo quando una qualche disgrazia giunge a colpirlo.

Il problema disboscamento, ad esempio, e questa estate per via di devastanti incendi che ne minano seriamente la sopravvivenza.

L’occasione dunque è ancora una volta non delle più serene ma noi vogliamo sfruttarla per accendere una luce su questo luogo meraviglioso e imparare a conoscerlo meglio e comprenderne a pieno l’importanza per l’intero Paese.

Che cosa è allora la Foresta Amazzonica?

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Foresta Amazzonica Brasile

Foto da iStock

La più grande foreste pluviale del Pianeta, famosa per la sua biodiversità, si estende per oltre la sua metà (il 65% per la precisione) in Brasile e, proprio per tale motivo, è spesso collegata a tale Paese.

La Foresta Amazzonica brasiliana è sterminata, grande quasi come metà del territorio del Brasile, circa 7 milioni di Km² di cui 5 di fitta foresta tropicale.

Non a caso è questa la parte di foresta più nota e anche più visitata dai temerari turisti.

Foresta Amazzonica incendio

Foto da iStock

Più di 72.000 incendi boschivi martoriano la Foresta Amazzonica dall’inizio del 2019,di cui 9.500 si sono dal 15 agosto con un aumento dell’83% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Incendi così grandi da aver oscurato il cielo di San Paolo, a circa 2.700 chilometri di distanza dai focolai.

Gli incendi sono nella maggior parte dei casi da ritenersi dolosi, provocati per fare spazio a terreni agricoli e, soprattutto, per l’allevamento dei bovini.

Secondo il New York Times la distruzione della foresta pluviale amazzonica in Brasile è aumentata rapidamente da quando è salito al potere Jair Bolsonaro, il nuovo presidente di estrema destra della nazione il cui governo ha ridimensionato gli sforzi per combattere il disboscamento, l’allevamento e l’estrazione mineraria illegali. Ora che gli incendi hanno raggiunto livelli allarmanti ma, soprattutto, che NASA , politici e celebrità hanno condiviso le immagini, la situazione si è presentato imponente al cospetto della popolazione mondiale.

Si perde così non solo buona parte di quel famoso 20% di produzione dell’ossigeno mondiale di cui la foresta Amazzonica è responsabile ma, proprio a causa di questi incendi, con cui disbosca le sue foreste, il Brasile è tra i maggiori produttori di anidride carbonica, la principale causa dell’effetto serra nel mondo.

In molti si pongono però una domanda: come fa a bruciare uno dei luoghi più umidi del Pianeta? Alcuni ambientalisti hanno additato come colpevoli gli agricoltori e le grandi imprese zootecniche e agro-industriali, che usano il metodo “taglia e brucia” per liberare la terra, non solo dalla vegetazione, ma anche dalle popolazioni locali e indigene. Durante il periodo secco costoro tagliano gli alberi e li lasciano seccare per poi bruciarli con l’idea che le ceneri possano fertilizzare il terreno.

Il fenomeno ha raggiunto oramai proporzioni senza precedenti: circa 75 mila eventi incendiari sono stati registrati nel corso del 2019 nella foresta pluviale amazzonica, un numero record, quasi il doppio rispetto al numero di incendi nello stesso periodo del 2018.

I leader dei paesi del G7, di fronte all’esponenziale aumento degli incendi, sono vicini a raggiungere un accordo su come aiutare i paesi dell’America del Sud. Intanto però il presidente brasiliano Jair Bolsonaro ha mobilitato 44mila militari per spegnere gli incendi nel nord dell’Amazzonia. Rimane ancora aperta la questione di come la comunità internazionale può sostenere i paesi amazzonici a spegnere gli incendi e conservare la foresta senza interferire con la loro sovranità nazionale.

Foresta Amazzonica cartina

Foto da iStock

La Foresta amazzonica ricopre la maggior parte del nord-ovest del Brasile e si estende sul territorio della Colombia, del Perù e di altri paesi del Sud America (Venezuela, Ecuador, Bolivia, Guyana, Suriname e Guyana francese).

Con una superficie di 5,5 milioni di km², ovvero circa dieci volte più della Francia, è la foresta più grande del mondo.

L’area viene attraversata da migliaia di fiumi, tra cui il più celebre e imponente è senza dubbio il Rio delle Amazzoni.

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Foresta Amazzonica ora

Foto da iStock

L’Amazzonia è la più grande foresta pluviale al mondo: 5,5 milioni di chilometri quadrati, più del 60 per cento in territorio brasiliano.

Il disboscamento sta però intaccando tale patrimonio in modo notevole: solo nel giro di solo 31 giorni, a maggio 2019, ha perso 739 km quadrati di superficie, ovvero l’equivalente di due campi da calcio al minuto. Gli ambientalisti temono che, a meno di un intervento deciso del governo, si assisterà purtroppo a una nuova accelerazione delle attività di deforestazione.

Da quando il leader di estrema destra Bolsonaro è salito al potere a gennaio, Il governo ha purtroppo gito costantemente per indebolire le politiche ambientaliste, allentando i controlli sullo sfruttamento economico dell’Amazzonia, alterando la demarcazione delle terre concesse alle tribù indigene e incoraggiando l’espansione di attività estrattive e colturali nella stessa regione.

La situazione è poi esplosa nell’estate 2019 con un aumento senza precedenti degli incendi e con un conseguente rinnovato allarme a livello mondiale. Che l’attenzione generale più desta possa finalmente cambiare la corrente?

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Foresta Amazzonica pioggia

Foto da iStock

Un clima umido equatoriale, con temperature elevate (media annuale intorno ai 26 °C) e umidità relativa elevata (83%), caratterizza l’area dell’Amazzonia.

Quest’ultima è caratterizzata anche da almeno due mila litri di pioggia per metro quadrato all’anno, fattore assai importante per garantire quella straordinaria biodiversità simbolo della foresta stessa.

Anche questo grande apporto piovoso viene però inevitabilmente intaccato dalla deforestazione: meno estesa sarà la foresta, minore sarà la sua capacità di generare piogge, e di conseguenza sempre più lungo diventerà il periodo secco, che oggi va da giugno a novembre.

Ecco spiegato anche perché le piogge non riesco ad arginare gli incendi sempre più numerosi e appiccati, non a caso, proprio approfittando del periodo secco.

Foresta Amazzonica deforestazione

Foto da iStock

“Trasformazione delle aree della foresta in aree disboscate” questa la definizione di deforestazione, una pratica che risulta molto attiva proprio nel bacino Amazzonico

Secondo recenti stime più di un quinto della foresta è già stato distrutto e l’intero ecosistema versa così oggi in grave pericolo.

A partire dagli anni Quaranta del Novecento i governi della regione hanno deciso di sfruttare le risorse forestali e minerarie, cercando anche di ottenere terreni più ampi per una popolazione in costante crescita e costruendo strade e villaggi per agevolare la vita quotidiana.

Gli ambientalisti hanno denunciato le catastrofiche conseguenze di tutto ciò: un’enorme perdita della biodiversità, incrementata dal risultato della distruzione delle foreste e allo sfruttamento insostenibile delle sue risorse.

Grazie all’elevata densità della vegetazione e alla posizione equatoriale che permette un grande irraggiamento del Sole, la foresta amazzonica consuma elevate quantità di anidride carbonica, generando ossigeno: un’attività importante che la rimozione dell’area forestale diminuisce in modo allarmante.

Infine persino le tecniche di deforestazione incidono notevolmente sul delicato ecosistema locale: spesso infatti si ricorre a incendi incontrollati per eliminare gli alberi cosa che contribuisce notevolmente allo sviluppo del temuto effetto serra.

Tra il 2005 e il 2009 un inasprimento dei controlli della polizia unito a calo dei guadagni della soia e a serrate campagne ambientaliste hanno contributi o a ridurre l’impatto della deforestazione, ad oggi però ancora non del tutto abbattuto.

Secondo uno scenario previsto dalla Banca Mondiale infatti, il 40% dell’Amazzonia sparirà entro il 2050. Secondo il WWF, il 55% entro il 2030.

Foresta Amazzonica animali

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La naturale ricchezza in termini di specie diverse di fauna e flora che normalmente caratterizza le foresta pluviali sembra più che potenziata nell’area della foresta Amazzonica.

Si stima che nella regione vivano circa 2,5 milioni di specie di insetti, 3 000 specie di pesci, 1 294 specie di uccelli (si pensa che un quinto di tutti gli uccelli viva nella foresta amazzonica), 427 specie di mammiferi, 427 specie di anfibi e 378 specie di rettili e sono state classificate almeno 60 000 specie di piante. Gli scienziati hanno descritto fra le 96 669 e 128 843 specie di invertebrati solo in Brasile.

Il WWF identifica in particolare 12 animali simbolo della Foresta:

1. Giaguaro – Il più grande felino del Sud America e anche in Amazzonia non si trovano, purtroppo,  oramai tanti esemplari. Lungo (coda compresa) sino a 2,5 metri può arrivare a pesare sino a 120 chili. E’ un buon nuotatore, vive soprattutto di notte ed è un animale solitario.

2. Capibara – Il più grande roditore del Paneta che può arrivare a misurare circa 135 cm di lunghezza e 70 chili di peso. Si tratta di un’importantissima fonte alimentare per i predatori dell’Amazzonia.

3. Inia – Il delfino che popola i fiumi dell’Amazzonia. Può raggiungere i 3 metri di lunghezza ed è il defino più colorato al mondo. La sua famosa e particolarissima sfumatura rosa è dovuta alla presenza di numerosi vasi sanguigni che traspaiono sotto la pelle.

4. Arpia – Alta più di un metro, dotata di un’apertura alare di 2 metri, è il più maestoso degli uccelli amazzonici. Può arrivare a  nutrirsi addirittura di scimmie, bradipi e altri mammiferi.

5.  Formichiere gigante – Grazie al suo olfatto fine e alla lingua lunga ingoia ogni giorno circa 35.000 insetti, facendola scattare la lingua fino a 160 volte al minuto. I suoi pasti favoriti sono ovviamente a base di termiti e formiche.

6. Ara Macao – Animale simbolo della foresta tropicale, vive spesso in coppia e arriva a percorrere in volo sino a 25 chilometri al giorno a caccia di cibo. Peccato però che la distruzione dell’habitat e dalla cattura per il commercio di animali domestici ne hanno decimato la popolazione.

7.  Lontra gigante – E’ la più grande delle 13 specie di lontre viventi ed è uno dei maggiori predatori degli ambienti acquatici tropicali del Sud America. Grazie alle robuste vibrisse e alla vista acuta individua con facilità i movimenti delle prede in acqua. Vive in gruppi composti da 5-10 individui, tra cui 2 genitori m anche per lei il pericolo estinzione pare esser dietro l’angolo.

8. Bradipo – Uno degli animali più singolari dell’Amazzonia, la cui lentezza ne ha sancito la buffa fama: pensate che si muove ad una velocità massima di circa 0,24 km/h e dorme circa 20 ore al giorno! A differenza degli altri mammiferi non riesce a mantenere costante la temperatura del suo coro che può variare da 24° C a 33°C: la lentezza è per lui dunque una necessità.

9. Piranha – Un pesce che vive in gruppo. Si stima che ci siano tra le 30 e le 60 differenti specie di piranha, alcune vegetariane. I piranha non esitano a dedicarsi al cannibalismo quando il cibo scarseggia. In gruppo i piranha rossi (noti per il loro comportamente particolarmente aggressivo) possono attacare anche capibara e valli ed essere responsabili della morte di uomini.

10. Caimano nero – Il più grande predatore della foresta: gli esemplari maschi possono essere lunghi anche 6 metri, si nutrono di pesci e animali terrestri, principalmente capibara, cervi ed eccezionalmente anche tapiri, puma e giaguari.

11. Anaconda – Il serpente più pesante al mondo che può arrivare a pesare sino a 250 chili per una lunghezza di 10 metri. Ha una forza tale da poter soffocare animali più grandi, come un cavallo. Le nidiate sono formate da 4-80 piccoli. Può vivere oltre 25 anni.

12. Dentrobatidi – Diverse specie appartenenti a questa famiglia di rane, dai colori particolarmente sgargianti, vivono in Amazzonia. La loro fama è legata alla loro particolare capacità di produrre potenti tossine a livello cutaneo, tanto da essere anche conosciute come le rane da veleno per le frecce.

Foresta Amazzonica curiosità

Foto da iStock

I numeri della foresta amazzonica sono certo la via migliore per descriverne tutta l meraviglia. Siamo sicure che non crederete ai vostri occhi:

  • L’Amazzonia produce il 20% dell’ossigeno nell’atmosfera terrestre.
  • Qui vive il dieci per cento di tutte le specie animali conosciute, tra cui il delfino di fiume del Rio delle Amazzoni, il giaguaro e il boa constrictor.
  • La foresta Amazzonica è composta da circa 390 miliardi di alberi e 16.000 specie diverse, dettagli che la rendono il più grande contenitore di biodiversità nel mondo.
  • Ci sono quasi 60 volte più alberi adulti nella foresta amazzonica che esseri umani in tutto il pianeta.
  • Una specie animale o vegetale su dieci nel mondo vive nella foresta amazzonica, che costituisce la più vasta collezione di animali e vegetali.
  • Ogni chilometro quadrato della foresta amazzonica può contenere oltre 75.000 tipi di alberi e 150.000 specie di piante superiori.
  • Le tribù che popolano la foresta amazzonica parlano 330 lingue diverse e alcune di queste sono parlate da gruppi piccolissimi, composti anche solo da 500 persone!
  • Si contano circa 400 tribù e di alcune di queste nessuno ha notizia, perché vivono da decenni lontani dalla società senza nessun contatto con il mondo esterno.

Foresta Amazzonica viaggio

Foto da iStock

Le persone che decidono di inoltrarsi nella Foresta Amazzonica si ritrovano a tu per tu con se stesse e con la meravigliosa prepotenza di una natura primordiale.

Non si tratta certo di un viaggio trai più agevole ed è dunque consigliato affidarsi a tour operator seri e specializzati in questo tipo di viaggi, in grado di offrire guide locali ufficiali, servizi di assistenza, assicurazioni, kit di viaggio e di occuparsi di tutti i dettagli del viaggio, tra cui gli spostamenti interni e i pernottamenti in strutture sicure.

Le due porte d’ingresso alla Foresta amazzonica sono le città di Belem e Manaus, la prima situata a Nord mentre l’altra a Sud della regione amazzonica. Entrambe sono raggiungibili con numerosi voli interni dalle principali città brasiliane.

I metodi per visitare la zona sono essenzialmente due: il primo prevede di alloggiare all’interno dei lodge, quindi pernottando all’interno della Foresta stessa, in strutture a basso impatto ecologico, per stare a contatto con la natura ma con un minimo di comodità; la seconda opzione sono le gite in nave lungo il Rio delle Amazzoni.

In entrambi i casi ricordiamo che è sempre consigliato sottoscrivere un’assicurazione di viaggio, soprattutto poiché vi troverete in un paese come il Brasile dove la sanità è privata e le cure mediche gratuite non vanno più in là del primo soccorso. Sarà inoltre è necessario proteggersi dalle punture delle zanzare, che oltre a portare numerose malattie anche gravi, come la febbre gialla, la dengue e la malaria, possono causare shock allergici anche gravi.

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