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Basta fare la “brava” mamma: lettera aperta di una mamma 2.0 pentita

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Una mamma del XXi secolo racconta la sua strada verso la perfezione, come il web ci abbia messo lo zampino e come infine abbia deciso di seguire solo il suo istinto.

Essere mamma nel XXI secolo significa non solo dover fare i conti con ritmi vertiginosi e giornate un po’ troppo impegnative ma anche con un carico di informazioni e aspettative decisamente pressante.

Il web ci bombarda di informazioni, studi innovativi, teorie dell’ultimo minuto e a tutto ciò si sommano i racconti fantomatici di mamme che, dietro lo schermo di un pc, si presentano come massaie modello, pronte a preparare cibi bio da gourmet ai propri pargoli di 5 mesi.

Ecco allora che una mamma tipo si ritrova a dover farei conti con ricerche che non capisce, teorie che si contraddicono da loro e un modello di perfezione pressoché impossibile anche solo da avvicinare.

Come reagire a tutto ciò? Una mamma inglese ce lo spiega in un post apparso per la prima volta su HuffPost Us.

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Lettera aperta di una mamma che ha etto basta alla corsa alla perfezione

Ok ragazzi, ho appena una ventina di minuti per vuotare il sacco, perché mia figlia di nove mesi è sicuramente sul punto di svegliarsi dalla nanna.

Non so se dalla foto si capisca, ma da poco ha avuto una reazione allergica. Lo so, lo so, è una cosa tremenda, sto cercando di calmarmi. Il punto non è l’aspetto, il peggio è che lei ci si senta, così.

Ma facciamo un passo indietro a quand’è iniziata questa disfatta… tutto è cominciato, come spesso accade, con Google.

Già avevo cominciato a sentirmi inadeguata quando siam passati ai cibi solidi, e non le stavo preparando io i pasti. In teoria avevo anche tutta l’intenzione di farlo, finché poi non mi son resa conto di quanto lavoro richiedeva la cosa, e tutto a un tratto le sirene dei barattolini già pronti mi chiamavano dagli scaffali!

M’ero limitata ai passati e alle puree di banana e avocado, ma quando poi ho cominciato a leggere ciò che mangiavano i suoi coetanei, mi son detta che dovevo darmi da fare. Sulle ‘message board’ le mamme si vantavano di come i figli mangiassero tutto ciò che gli mettevano nel piatto — roba sofisticata — salmone affumicato, un diamine di soufflé di lenticchie, va’ a sapere…

Dopodiché ho letto un articolo in cui si diceva quanto fosse importante presentare al bambino cose come uova e burro d’arachidi, e questo sin da piccolo, invece d’aspettare il primo anno di vita, come si credeva una volta, di modo da evitare che col tempo sviluppi allergie. Questo mi ha convinto. Così nel fine settimana avevo deciso di fare la “brava” mamma, e preparare dei nuovi piatti da far assaggiare a mia figlia.

Sabato le ho fatto dei pancake di grano biologico con un po’ di burro d’arachidi sopra, e per colazione domenica le ho offerto un po’ delle mie uova strapazzate. Le erano piaciuti entrambi.

Così arriviamo a lunedì mattina, quando prima d’andare al lavoro mio marito s’accorge di alcune macchie rosse sul collo. Quindi le sfilo il pigiamo ed ecco — il suo corpo sembrava una specie di tela di Picasso. In quel momento,”brava” di certo non mi ci son sentita.

Dopodiché ovviamente mi son andata a infilare nella tana del bianconiglio di Google e dei WebMD, mi sentivo terribilmente preoccupata dal fatto che a un certo punto non riuscisse più a respirare, o che le si chiudesse la gola. E prima di riuscire a incontrare il pediatra, nel pomeriggio, ho cominciato a smessaggiarmi con le amiche mamme in cerca di risposte.

Dal dottore m’hanno chiesto che genere di alimenti avessimo introdotto, e io ho detto uova e burro d’arachidi. “Come, nel corso di un solo weekend? — m’hanno risposto, increduli — I nuovi alimenti vanno introdotti a distanza di almeno tre giorni l’uno dall’altro”.

Se solo l’avessi saputo. Dannazione. Agli inizi ero talmente accorta, ai limiti del fanatismo, ma pur di entrare a far parte di quel dannato club delle mamme soufflé, avevo abbassato la guardia.

Allora ho cominciato a singhiozzare, disperata. So che vi sembrerà melodrammatico, ma vedere mia figlia in quelle condizioni mi faceva tanto paura, e sentivo d’esser stata io a farle questo. La mia intraprendenza m’era tornata indietro a mo’ di boomerang.

A mia figlia sono stati segnati steroidi, il Benadryl, e dovrà stare alla larga da uova e burro d’arachidi per almeno un anno prima di reintrodurli. La mia cura, invece, è stata andare a mangiare da Taco Bell come facevo ai tempi del college, più un paio di panini al gelato. I panini erano di troppo: me ne rendevo conto, ma in quel momento m’era sembrata la cosa giusta.

Nella sbornia post-messicana ho visto la luce. D’informazioni in giro ce ne sono tante. Troppe. Davvero viviamo nell’epoca della “ipergenitorialità”. Di teorie su cosa sia giusto e sbagliato ce ne sono così tante, così come di nuove ricerche che negano le precedenti, che non sai più che fare.

Perciò. Basta fare la “brava” mamma, d’ora in poi mi limiterò ad esser una mamma che si fida del proprio istinto. Sì, mia figlia avrebbe potuto esser allergica a determinati alimenti a qualsiasi età, ma invece di fare paragoni cogli altri, avrei dovuto concentrarmi esclusivamente su ciò che era meglio per lei. Comunque la si metta, le mamme si limitano sempre a fare del proprio meglio, in base a ciò che sanno in quel determinato momento.

Nello specifico — io son cresciuta a suon di Chef Boyardee e impasto per biscotti crudo, e credo d’esser cresciuta bene. Anche se c’è chi potrebbe obiettare.

Come sempre ci voleva la telefonata di mia madre, stamattina, per farmi sentire meglio. Lei me l’ha spiegata così: “Tesoro, la maternità non è che un incidente dopo l’altro”. Oh beh, mamma, allora passiamo al prossimo.

Anche se ci è stato sempre insegnato quanto sia importante perdonare gli altri, con questa roba del fare la “mamma” sto imparando molto in fretta che è altrettanto importante perdonare noi stesse.”

Fonte: huffingtonpost.it

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