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Crollo del Ponte Morandi, spunta l’ennesimo colpo di scena

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Chi sapeva non ha taciuto, ma i lavori di manutenzione continuavano a non essere approvati dalla Direzione Autostrade.

Il disastro di Genova, il crollo del ponte Morandi, ha profondamente scosso la popolazione italiana e non solo. Scoperte alcune lettere che testimoniano che Direzione vigilanza e Provveditorato del gruppo Autostrade conoscevano le reali condizioni del ponte.

Crollo del Ponte Morandi, l’ennesimo colpo di scena

Il crollo di un’infrastruttura di questo tipo solleva innumerevoli domande. Innanzitutto, come è possibile che accada un simile disastro? Decine di milioni di automobilisti percorrono ogni anno queste grandi opere d’arte. Come poteva essere in quelle condizioni una infrastruttura di quella portata?

Questa non è la prima volta che si verificano incidenti di questa portata. In Italia, negli ultimi cinque anni sono crollati non meno di 11 ponti. Per fortuna non hanno causato 43 morti come quello di Genova.

Il Ponte Morandi, commissionato nel 1967, era un’opera d’arte audace all’epoca. Costruito in cemento armato precompresso non in acciaio. Altre due strutture sono state costruite da Morandi utilizzando questa tecnica, il “ponte General Rafael Urdaneta” in Venezuela, che è parzialmente crollato dopo essere stato colpito da una petroliera, e Wadi Al Kuf Bridge in Libia, che è stato bandito dal traffico nel 2017 a causa del suo deterioramento.

Il suo design lasciava prevedere un grave deterioramento in un non prossimo futuro ma gli studi all’epoca sottostimavano visibilmente questo problema.

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Il concessionario del ponte Morandi (fino al 2038) è Autostrade per l’Italia una società che è di proprietà 88% di Atlantia consorzio. Il consorzio detiene quasi il 50% della rete autostradale in Italia, e molte altre infrastrutture (compresi gli aeroporti di Nizza e Cannes in Francia). Questo consorzio stesso ha una struttura di proprietà abbastanza complessa.

Inoltre, Atlantia ha acquisito società in Francia, Polonia, Brasile e India, oltre che recentemente in Spagna.

La società Autostrade Per l’Italia ha realizzato profitti molto significativi negli ultimi anni pur devolendo molto poco alla manutenzione delle autostrade: nel 2017 solo 85 milioni di euro. Con molta probabilità API ha sottostimato la rete di cui era responsabile e la società Atlantia ha utilizzato questi soldi per impegnarsi in nuove acquisizioni all’estero.

Recentemente si è anche scoperto che il direttore manutenzioni della società  sette mesi fa aveva scritto alla Direzione per la vigilanza del ministero delle Infrastrutture e al Provveditorato affinchè venisse approvato urgentemente il progetto di rinforzo del viadotto di Genova: “Fate presto, è necessario incrementare la sicurezza” si legge nella prima lettera e frasi come:  “rappresentando ancora una volta l’urgenza” dimostrano che sono seguite altre lettere di sollecito che non sono state considerate come dovevano e che la tragedia si sarebbe potuta evitare perchè evidente. Si immaginava che gli uffici coinvolti fossero al corrente del degeneramento della struttura ma nessun documento lo dimostrava fino ad ora.

L‘Espresso ha pubblicato le lettere di sollecitazione e le risposte del gruppo API nelle quali avvertiva di non poter eseguire interventi prima del secondo semestre del 2019 o inizio del 2020. Intanto gli automobilisti ignari del pericolo hanno continuato a percorrere quotidianamente quel tratto che inesorabilmente ha ceduto spezando la vita di 43 innocenti.

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