Cozze e vongole, se le mangi così stai correndo un grosso rischio: smetti subito!

frutta di mare
Foto da Canva

I frutti di mare sono una golosità che nasconde molte più insidie di quanto si possa credere, pericoli che è ora di conoscere.

Sono una prelibatezza senza pari, per molti simbolo della cucina estiva, di quelle da assaporare in riva al mare con un bel bicchiere di vino bianco ghiacciato.

Cozze, vongole, telline e i frutti di mare in generale sono una risorsa senza pari in cucina ma anche e soprattutto una risorsa da saper sfruttare.

Un pizzico di attenzione in più va però prestata quanto ci approcciamo ai frutti di mare poiché potrebbero rappresentare un serio pericolo per la nostra salute. Alcune abitudini sbagliate arrivano a noi direttamente dalla tradizione e così tendiamo ad affidarci senza pensarci troppo su, come l’dea di poter tranquillamente mangiare tutti i frutti di mare crudi.

Impariamo allora insieme alcune precauzioni importanti da adottare prima ancora di approcciarci ai frutti di mare.

Mai dovresti mangiare i frutti di mare in questo modo

frutti di mare
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I primo, più noti e anche più pericolosi rischi che si corre con i frutti di mare si chiamano epatite A e salmonella. Sono le due malattie più temute che si possono contrarre, aggrediscono in fegato e per evitarle la cosa migliore da fare sarà senza dubbio cuocere i frutti di mare.

Le nonne ci avevano erroneamente insegnato che il limone può uccidere batteri e virus proprio come il calore ma ami cosa fu più sbagliata: questo agrume serve solo per dare sapore e integrare meglio ferro e calcio dell’alimento.

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Specifichiamo poi che cozze e vongole sono alimenti commestibili crudi ma solo e soltanto se si è certi della provenienza del frutto di mare: conosciamo il pescatore o la pescheria come fratelli? Allora potremo azzardare la degustazione cruda ma se abbiamo anche il più piccolo dubbio be’, evitiamo!

Mai come con i frutti di mare vale dunque il detto “prevenire è meglio che curare” o anche, “fidarsi è bene non fidarsi è meglio”: con determinate malattie non si scherza e, sempre per dirla con und etto, “il gioco non vale la candela”.