MES, braccio di ferro Conte-Renzi. Il premier dice NO pensando al futuro

Conte, il discorso alla Camera (Getty Images)
Conte, il discorso alla Camera (Getty Images)

MES sanitario: è scontro aperto tra Matteo Renzi e Giuseppe Conte che dice no ai 36 miliardi. Il premier è scettico, pensa alle generazioni future e non sembra intenzionato a fare un passo indietro

Giuseppe Conte
(Getty Images)

L’Italia è piegata in due dalla pandemia da Covid-19. Il sistema ospedaliero è stressato da mesi e gli sforzi, anche economici, sono sempre più ingenti. Non è facile garantire assistenza a tutti. Servono più risorse, anche economiche, per assumere più personale sanitario. L’emergenza ha messo in luce tutta la fragilità della Sanità nazionale che, pur potendo vantare eccellenze in ogni campo, è costretta a far quadrare i conti. E che dire poi delle famiglie italiane? Vivono da decenni una sorta di ‘crisi economica perenne’, che costringe a fare tagli alla spesa, anche a quella per farmaci e visite mediche.

La pandemia ha accentuato le disparità sociali. Il numero dei ‘nuovi poveri’ è in costante aumento, stando agli ultimi dati raccolti dalla Caritas. Sono sempre di più gli uomini e le donne che, non riuscendo a mettere insieme il pranzo con la cena, chiedono aiuto alle mense solidali. Una dura realtà destinata persino a peggiorare se la situazione non dovesse migliorare con il nuovo anno. Il virus circola ancora su tutto il territorio nazionale, da Nord a Sud, creando problemi maggiori in alcune regioni come Veneto e Lombardia.

La battaglia non è conclusa. A detta del ministro della Salute Roberto Speranza “ci vorranno ancora alcuni mesi” per il ritorno alla normalità. Un tempo assolutamente indefinito, che dice tutto e niente. Potrebbe significare un mese così come un anno. Insomma, certezze non ce ne sono. Annunci invece sì, tanti. Comunque la lotta al nemico invisibile richiede fatica e soldi e, l’Italia, non naviga nell’oro.

L’Unione Europea tende la mano al Belpaese con una pioggia di fondi da destinare agli ospedali. Si tratta del controverso MES sanitario, a cui il governo non ha ancora deciso se accedere o meno. La discussione va avanti ormai da settimane. E’ braccio di ferro tra Matteo Renzi, leader di Italia Viva, che è favorevole ai fondi, e Giuseppe Conte che, invece, è contrario. A dare man forte al presidente del Consiglio c’è anche Luigi Di Maio per il quale “finché il Movimento Cinque Stelle sarà al governo il MES non ci sarà” . Comunque Renzi non molla e ogni occasione è buona per parlare dell’utilità del MES. Ma Giuseppe Conte non sembra intenzionato a cedere. Il suo è un no convinto dietro il quale c’è una motivazione precisa anzi, a dire il vero, è una preoccupazione.

Conte, NO al Mes: ecco perché il premier non lo vuole

Giuseppe Conte
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Sul MES sanitario il premier è scettico e c’è un motivo preciso. Anzi, a volerla dire tutta, si tratta di una vera e propria preoccupazione. Per il premier il prestito, pur non avendo vincoli, sarebbe però troppo gravoso per le generazioni future. Lo ha detto chiaramente nell’ultima intervista rilasciata a Porta A Porta.

Giuseppe Conte, con la sua posizione sul MES, ‘sfida’ Matteo Renzi, una fetta consistente della maggioranza e, persino, una parte dell’opposizione ben identificata nel leader di Forza Italia Silvio Berlusconi. Il senatore Renzi ha persino messo il ricorso al MES come condizione necessaria per andare avanti a sostenere il governo Conte, convinto che il veto sia da imputare al Movimento 5 Stelle. Gli animi sono infervorati e lo scontro è aperto.

Tornando al cruccio del premier si diceva, poc’anzi, che è preoccupato per le generazioni future, sulle cui spalle già grava l’eredità di un Paese con un debito pubblico altissimo. Il via libera alla riforma del MES non ha fatto venir meno i dubbi di Conte. L’aiuto proposto dall’Europa consiste in 36 miliardi da destinare alla Sanità, così da rilanciare un settore sempre più colpito dai tagli della spending review. Il MES sanitario non prevede vincoli per chi vi accede, un ottimo motivo per accettarlo secondo Renzi. Ma Conte la pensa diversamente e, intervistato da Bruno Vespa, ha spiegato che trattandosi comunque di un prestito  “il MES sanitario ci porterebbe ad accumulare deficit” che andrebbe a gravare “su un debito pubblico che è già alquanto consistente”.

Accettare il MES per Conte significherebbe prevedere una spesa aggiuntiva che, inevitabilmente, peserebbe sulle prossime generazioni. “Vorrebbe dire – ha detto il premier – lasciare alle generazioni future un fardello non da poco”. Insomma il messaggio di Conte e chiarissimo. Per lui bisogna lavorare nella direzione di potenziare la Sanità nazionale ma la strada del MES non è quella giusta, perché lascerebbe in eredità un debito pubblico fuori controllo.

Il presidente del Consiglio, in alternativa al MES sanitario, preferisce il Recovery Fund che però, per la Sanità, prevede soltanto 9 miliardi. Un po’ pochi, come ha fatto notare anche Bruno Vespa. “Si è detto 9 miliardi sono pochi – ha spiegato Conte – ma ho invitato tutti a considerare che quando facciamo questi calcoli dobbiamo tener conto che molti progetti sono trasversali. Già adesso stiamo parlando di più di 15 miliardi di partenza”.

Matteo Renzi
(Getty Images)

Le posizioni dei ‘due duellanti’ sono chiare; Renzi è per il sì al MES mentre Conte, invece, fa parte del fronte del no. Intanto la maggioranza si muove sul filo del rasoio, con numeri sempre più risicati. Non resta che attendere ulteriori sviluppi.