Si chiama “parentalizing” l’errore peggiore che puoi commettere in una relazione

Lo fai sicuramente anche tu eppure, probabilmente, neanche te ne rendi conto. Ecco qual è l’errore peggiore in una relazione di coppia.

errore peggiore in una relazione
(fonte: Pexels)

Avere un rapporto di coppia non è sempre e solo una passeggiata, lo sanno tutti.

Certo, ci sono persone che sono compatibili nei modi di fare e negli interessi, a volte più di altri, però, ormai lo sappiamo bene, una coppia non è formata solo da interessi.

Il vero cemento di una coppia, infatti, sono il rispetto reciproco e la voglia di lavorare: aspettarsi che tutto funzioni da solo, come per magia, è certamente utopico!
C’è un errore, però, che commenti sicuramente anche tu: pronto a scoprire qual è?

Ecco l’errore peggiore da fare in una relazione di coppia: si chiama “parentalizing”

errore peggiore in una relazione
(fonte: Pexels)

Quando senti (o leggi, come in questo caso) “peggior errore da fare in una relazione” quali sono le prime cose a cui pensi?
Sicuramente ci sarà qualcosa che ha a che vedere con il tradimento o con il mentire all’altro.
Se sono queste le tue paure, sappi che qui trovi l’identikit redatto dalla scienza per individuare il traditore seriale: il tuo partner rientra nei canoni?
Magari l’idea che la relazione sia fondata su basi poco solide (paura della solitudine, voglia di rinfacciare qualcosa agli ex).

Insomma, di certo non ti viene in mente questo termine strano, dalla pronuncia decisamente poco semplice.
Se non lo hai mai sentito (non preoccuparti, non sei l’unico) ti possiamo fornire qualche altro indizio usando la sua traduzione.
Parentalizing” potrebbe essere definito come “genitorializzare“. Allora, sei vicino alla soluzione?

A quanto sembra, infatti, il peggior errore che tu possa commettere in una relazione è quello di… diventare un genitore!
Sembra assurdo, vero?
Eppure, pensaci un attimo con calma: quante volte l’amore romantico si arricchisce, a poco a poco, di altri elementi che ti aiutano a formare una relazione vera e propria?

Hai mangiato?”, “Sei arrivato sano e salvo a casa?”, “Hai freddo, vuoi una felpa?” e via discorrendo, sono tutte domande che, una volta iniziate a fare, equivalgono (quasi) ad un “Ti amo” vero e proprio.
Non hanno a che vedere, però, con l’amore romantico fatto di cuore che batte e voglia di passare il tempo quanto più appiccicati possibile.
Sono due situazioni che coesistono nello stesso momento e, di fatto, formano la tua relazione.

Se ci pensi ancora meglio, però, ti renderai conto che alcune delle domande che ti abbiamo portato ad esempio sopra non le hai di certo inventate tu per la prima volta.
I primi a fare questo genere di domande sono, infatti, i nostri genitori.
Il motivo è che l’amore ha, per l’appunto, tantissime forme: su tutte, però, svetta prepotentemente quella dell’aver cura dell’altro.

Ma come fa questo “genitorializzarsi” a diventare, da un così bel sentimento di amore puro e disinteressato, un errore?

La risposta ti sembrerà semplice ma non è per niente scontata: quante volte ti sei ribellato a tua madre, dicendole che non ti serviva un giacchetto?
Quanti sospiri hai fatto, leggendo i messaggi preoccupati di tuo papà che ti chiedeva che fine hai fatto?
E, infine, quante volte hai alzato lo sguardo al cielo magari proprio di fronte all’ennesimo piatto con una porzione di cibo da far impallidire un reggimento di soldati?

Insomma, quante volte hai criticato l’atteggiamento dei tuoi genitori, giudicandolo iper-protettivo e decisamente esagerato?
Ecco, il “parentalizing” funziona più o meno alla stessa maniera: esiste, è vero, avere cura dell’altro ed avere a cuore il suo benessere.
Quello che non deve succedere, però, è di “sconfinare“, come a volte capita ai genitori, in una cura ossessiva e, diciamocelo, anche un po’ soffocante.

A nessuno piace sentirsi dire cosa deve fare, quando deve farlo e come: o meglio, a nessuno che abbia compiuto già da un pezzo la maggiore età!
Anche e soprattutto quando interveniamo per il bene dell’altro, però, dobbiamo ricordarci che mantenere una giusta distanza è necessario!

Sostituirsi ai genitori, diventare noi stessi l’unico “adulto” della coppia non fa altro che esasperare una situazione decisamente esplosiva.
Il rischio, nell’essere sempre noi ad evidenziare i problemi e le soluzioni nella vita dell’altro, è quello di diventare un vero e proprio nuovo genitore.

Quanto di meno romantico ci sia sulla faccia della terra!

Secondo Cosmopolitan, questi sono alcuni dei segni che ti stai “genitorializzando”:

  • ogni (suo) capriccio un ordine
  • gli dici come deve relazionarsi con gli altri
  • lo svegli al mattino anche se non c’è bisogno
  • sei tu a sapere quali sono i suoi impegni
  • controlli quello che fa ed hai un’opinione su tutto
  • lo “sgridi” quando fa qualcosa di sbagliato e lo “ricompensi” se si comporta bene
  • chiavi, portafoglio, cellulare e mascherina: hai sempre tu le sue!
  • ti lamenti che non ti aiuta mai ma, quando lo fa, non fa mai nulla bene
  • sai “cos’è meglio per lui” e glielo propini di conseguenza
errore peggiore coppia
(fonte: Pexels)

Se ti sei riconosciuto o riconosciuta in anche solo uno di questi atteggiamenti abbiamo una cattiva notizia per te.

Sei diventato genitore di un adulto già fatto e finito: un lavoro decisamente duro!

Per evitare di trasformare la relazione in un rapporto genitore-figlio (sarebbe decisamente strano) forse è il caso di iniziare a prendere le distanze dai comportamenti più tossici.

Ricorda che, per quanto siate fidanzati o addirittura sposati, non sei tu a poter e dover prendere tutte le decisioni al posto del partner!
Insomma, l’errore peggiore che puoi fare in una relazione è quello di privare l’altro dei suoi doveri e responsabilità.

Una relazione è fatta da due persone che si rispettano: se il tuo partner ti sembra ancora troppo bambino, forse è meglio riconsiderare tutto il vostro rapporto.
Non da mamma o da papà, però: ma da pari a pari!