Covid, Calabria “zona rossa”: l’ira del presidente Nino Spirlì

Ultimo Dpcm Covid: la Calabria finisce in zona rossa. Non ci sta il governatore facente funzioni Nino Spirlì, che annuncia una dura battaglia al ministro Roberto Speranza

Calabria zona rossa con l'ultimo dpcm, il presidente Nino Spirlì si ribella
Il Presidente facente funzioni della Regione Calabria Nino Spirlì (Facebook @ninospirliufficiale · Personaggio politico)

E’ valido da oggi e fino al prossimo 3 dicembre il nuovo dpcm firmato da Giuseppe Conte. Finisce in zona rossa la Calabria e il presidente facente funzioni Nino Spirlì protesta duramente.

Nino Spirlì, con un passato da autore per il noto programma televisivo Forum (ai tempi di Rita Dalla Chiesa) è subentrato alla guida della regione Calabria dopo la scomparsa di Jole Santelli, amica di sempre e definita da lui come una sorella.

Calabrese di nascita Spirlì, proprio come la Santelli, combatte per la sua terra e non accetta che, in base alle disposizioni dell’ultimo dpcm, sia stata relegata a zona rossa.

Per il politico l’economia della Calabria, già fragile, non riuscirà a resistere agli effetti di un secondo lockdown, perché di questo si tratta.

In base alle nuove disposizioni varate dal Governo, nelle regioni a “bollino rosso” ci sarà una serrata quasi totale delle attività commerciali: resteranno aperte soltanto farmacie, parafarmacie, negozi di generi alimentari e di prima necessità, edicole, tabaccai.

I cittadini non potranno uscire di casa se non per “comprovate esigenze” di lavoro, studio e salute. Ovviamente il tutto dovrà essere certificato nell’autodichiarazione.

Una scelta che non convince Nino Spirlì che, ai microfoni di Pomeriggio Cinque ha dichiarato battaglia al ministro Roberto Speranza.

Impugneremo l’ordinanza del ministro Speranza perché è ingiusta – ha affermato aggiungendo – un lockdown generalizzato è la morte per l’economia calabrese. Da noi ci sono comuni con meno di cinquemila anime, con attività commerciali quasi tutte a conduzione familiare che ne uscirebbero praticamente distrutte”.

A dare man forte a Spirlì anche una delegazione di commercianti in collegamento con Barbara d’Urso.

Una donna, titolare di una pizzeria, ha fatto un appello accorato.

“Chiedo al presidente facente funzioni Nino Spirlì di lottare per noi calabresi, perché non riusciamo più ad andare avanti a queste condizioni, siamo allo stremo. Come faccio ad aprire per vendere al massimo dieci pizze? Siamo stanchi” – ha urlato a gran voce l’esercente.

E non va certamente meglio per parrucchieri ed estetiste che in Calabria, così come nelle altre zone rosse, dovranno chiudere.

Due comparti fortemente provati dalla crisi economica di questi mesi, anche in ragione del fatto che ci sono state pochissime cerimonie. I matrimoni, in particolare, sono stati quasi tutti rinviati al 2021.

E’ crisi nera dunque e i presidenti delle regioni cercano di limitare i danni nei loro territori.

Calabria zona rossa: la battaglia di Spirlì in nome di Jole

Nino Spirli combatte contro l'ultimo dpcm anche in nome di Jole
Jole Santelli con il premier Giuseppe Conte (Facebook @JoleSantelli2020 · Personaggio politico)

E’ un impegno strenue e coraggioso quello di Nino Spirlì. Ricorda la stessa tenacia che ebbe Jole Santelli quando, il 30 aprile 2020, riapriva con un’ordinanza bar e ristoranti “sfidando” le disposizioni del governo.

Tutto, allora come oggi, per tutelare una terra già vessata da mille problemi. Nino Spirlì tira dritto per la propria strada e spiega le sue ragioni senza mezze misure a Barbara d’Urso.

Le nuove disposizioni del Governo hanno sollevato un vespaio di polemiche. Spirlì non è il solo a lamentarsi; lo seguono a ruota i presidenti Vincenzo De Luca, Alberto Cirio e Giovanni Toti.

Parte da oggi un’Italia a semafori, tra molti dubbi e mille incertezze.