Natale con il vaccino, quello di Oxford è più vicino

Natale con il vaccino, la momento è più di una speranza: lo studio dell’Università di Oxford, con matrice italiana, è a buon punto

Il suo nome è AZD 1222 e rappresenta l’unica vera speranza per la lotta contro il Coronavirus. Un vaccino sul quale Astrazeneca, con i ricercatori della Oxford University e il contributo dell’italiana Irbm, sta lavorando dalla scorsa primavera. Ora però il risultato sembra davvero vicino e lo ha confermato anche Andrew Pollard, ricercatore capo della sperimentazione sui vaccini e direttore degli studi.

Natale con il vaccino, arrivano i primi dati positivi sulla sperimentazione (Getty Images)

Nelle scorse ore Pollard ha parlato del vaccino anti-Covid 19 dicendosi ottimista sul fatto che la ricerca arriverà a risultati concreti e positivi. La sperimentazione è in fase avanzata e c’è una piccola possibilità che le prime dosi arrivino verso Natale, nonostante al momento nessuno faccia previsioni.

A conferma di questo, da oggi anche in Italia è partita la fase 3 della sperimentazione da parte di AstraZeneca sul suo vaccino. Coinvolta l’Azienda ospedaliero-universitaria di Modena, nella quale le inoculazioni del prodotto partiranno indicativamente il 1° dicembre. Il mese di novembre servirà per arruolare 300 volontari (dai 18 anni in su): 200 riceveranno il vaccino e gli altri 100 un placebo. A breve un numero verde per informazioni e candidature.

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Quello al quale sta lavorando AstraZeneca è certamente uno degli studi più avanti in assoluto ma non l’unico. Per il vaccino Coronavirus nuovi passi avanti sono arrivati di recente dagli Stati Uniti e c’è almeno un altro progetto arrivato ad una fase importante della sua sperimentazione. Le Case farmaceutiche interessate hanno già presentato le domande per l’autorizzazione sia all’Ema, per l’Europa, e alla Fda che dà il via libera negli Stati Uniti.

Il primo è lo AZD 1222, di Oxford University e AstraZeneca. Da settimane è entrato nella la fase 3 della sperimentazione, quella per testare l’efficacia su un ampio campione. Nelle prime due fasi è stato evidenziato un profilo di sicurezza incoraggiante e soprattutto un aumento della risposta degli anticorpi. AstraZeneca prevede la produzione di massa anche perché l’Unione Europea per i suoi Paesi ne ha già prenotate 400 milioni di dosi.

 Vicina al traguardo sembra anche l’americana Moderna con il vaccino mRNA-1273. Nelle prime due fasi sembra aver innescato risposte immunitarie anti-Coronavirus in tutti i partecipanti allo studio, senza problemi di sicurezza. E poi c’è lo studio di BioNTech – Fosun Pharma – Pfizer per il BNT162 che mette insieme Germania, Cina e USA). Simile a quello di Moderna, ha cominciato la fase di studio 3 su 30mila persone.