Cinema | In Alaska rimosso il bus di Into The Wild: troppi incidenti

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Il bus di Into The Wild ha accolto l’ultimo respiro di Christopher McCandless e nel corso degli ultimi 30 anni moltissimi pellegrini. Ecco perché l’Alaska ha deciso di intervenire.

Bus into the wild
Christopher McCandless davanti al Magic Bus (Fonte: Instagram)

La storia di Christopher McCandless è diventata famosa in tutto il mondo dopo la pubblicazione del libro Into The Wild ma, soprattutto, dopo l’uscita del film diretto da Sean Penn la cui colonna sonora fu scritta ed eseguita dai Pearl Jam.

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La storia racconta la vicenda (assolutamente vera) di un giovane americano bianco appena laureato. Dopo la laurea in storia, conseguita con ottimi voti e con enorme orgoglio da parte dei genitori, Christopher McCandless decise di far perdere le proprie tracce e dedicarsi esclusivamente a ritrovare se stesso.

Per farlo, e uscire dalla società in cui si sentiva ingabbiato, Christopher McCandless distrusse i suoi documenti e cominciò un lungo viaggio che lo avrebbe portato in Alaska. Non portò con sé denaro, deciso a vivere con quello che avrebbe guadagnato lungo la strada.

Dopo lunghi mesi di preparazione, Christopher si decise finalmente a raggiungere l’Alaska in solitaria, contando solo su un equipaggiamento di base e le proprie conoscenze in materia di sopravvivenza.

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Il giovane trovò rifugio in un vecchio bus abbandonato che veniva utilizzato dai cacciatori della zona come rifugio provvisorio. Lì rimase bloccato dall’inverno e sopravvisse per un breve periodo, ma morì per un avvelenamento causato da una pianta che lui stesso aveva raccolto e mangiato confondendola con un’altra, molto simile ma assolutamente innocua.

Il pellegrinaggio verso il bus di Into The Wild

Magic bus into the wild
Una turista nel magic bus (Fonte: Instagram)

Il film Into The Wild uscì nel 2007, mentre il libro Nelle Terre Estreme venne pubblicato in Italia nel 1997, cinque anni dopo la morte di McCandless, che si spense nel 1992 dopo circa due anni di viaggio.

Dal 2007 in avanti, sono stati moltissimi i “pellegrini” che hanno deciso di avventurarsi con mezzi di fortuna fino al cosiddetto Magic Bus di Christopher McCandless per scattare una foto ricordo e lasciare un po’ di cibo per gli altri viaggiatori all’intero del bus.

Il fenomeno del pellegrinaggio verso il Magic Bus ha preso da un certo punto in poi dimensioni allarmanti. Nel corso degli anni sono stati moltissimi i giovani viaggiatori che hanno tentato di raggiungere il bus.

Il problema è che molti di essi non ci sono riusciti e sono morti nel tentativo. Altri, più fortunati, sono stati recuperati dalle autorità a cui sono riusciti a chiedere aiuto.

Secondo le testimonianze degli abitanti della zona, alcuni turisti che sono riusciti a raggiungere il bus hanno scelto di accamparsi accanto ad esso e di digiunare fin quasi a perdere le forze per rivivere almeno parzialmente l’esperienza di Christopher McCandless.

Nel Febbraio 2020, prima che il mondo venisse paralizzato dalla pandemia di Coronavirus, cinque ragazzi italiani vennero salvati mentre si trovavano bloccati dal ghiaccio e uno di loro aveva manifestato un principio di congelamento a un piede.

In precedenza, le autorità della zona hanno dovuto salvare la stessa persona due volte nel corso della stessa estate: l’uomo era stato bloccato dalla piena del Teklanka, lo stesso fiume che bloccò Christopher McCandless. Ancora prima, nel 2010, una pellegrina svizzera perse la vita annegata nel fiume: aveva 29 anni e Into The Wild era all’apice della sua fama.

Il bus si trovava all’interno di una zona protetta nel Parco Nazionale di Denali, attraversato da un’unica strada asfaltata, ma naturalmente il bus si trovava in una zona piuttosto remota, lontana dal percorso sicuro.

Le autorità dello Stato dell’Alaska avevano tentato in passato di cambiare l’approccio comunicativo alla storia di Christopher McCandless: l’obiettivo era insistere sulla pericolosità del pellegrinaggio, diffondendo notizie più dettagliate in merito al territorio e alle temperature della zona.

Un’altra ipotesi a lungo vagliata era stata quella di mettere in sicurezza la zona o almeno costruire un ponte nel punto dove il Teklanka è più stretto, per evitare che altre persona muoiano annegate. Il progetto venne abbandonato perché troppo costoso e, in questi giorni, è arrivata infine la decisione di risolvere il problema alla radice rimuovendo il bus di Into The Wild.

 

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Il parco nazionale ha fatto sapere che per adesso il Magic Bus sarà riposto in un luogo sicuro e che soltanto in futuro si deciderà cosa farne. 

Nonostante tutto la leggenda di McCandless, passato alla storia con lo pseudonimo di Alex Supertramp, continuerà comunque a essere alimentata: la sorella ha deciso di dare alle stampe un libro che uscirà il prossimo autunno.