Il vino accende il nostro cervello | Lo studio

Bere vino attiva il nostro cervello impegnandolo notevolmente e molto più rispetto a qualsiasi altro comportamento quotidiano. Il vino aguzza la nostra cognizione, scopriamo perché

Il vino accende la mente
Il vino fa bene al cervello | Lo studio (Istock photo)

Grande alleato per la nostra attività cognitiva è di sicuro il vino. Ad affermare ciò è stato un professore di neuroscienze. Il vino attiva la nostra reattività e ci rende vigili e capaci.

Non è uno scherzo, il vino accende il cervello e a dirlo sono le neuroscienze

Il professore Gordon Shepherd, attivo alla Yale School of Medicine ed ex caporedattore del Journal of Neuroscience, nel suo recente libro Neuroenology ha affermato che bere il vino “impegna il nostro cervello più di ogni altro comportamento umano”.

 Questa teoria è valida in quanto una gamma di ricerche affini sui diversi meccanismi che si accendono nel momento in cui beviamo un bicchiere di vino attesta che “C’è una straordinaria gamma di sistemi cerebrali sensoriali, centrali e motori coinvolti nella degustazione dei vini”, ha evidenziato il professore.

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Rendono l’attività cerebrale vispa i seguenti fattori

  • il gusto
  • l’olfatto
  • la vista
  • i movimenti fatti con la lingua
  • il lavoro della corteccia cerebrale che fissa i sapori nella memoria
  • il linguaggio romantico e fiabesco che viene utilizzato per identificare le caratteristiche dei vini
  • la deglutizione e gli effetti scaturiti dall’ingestione del fluido

Curiosità | Perché si dice “finisce a tarallucci e vino”

Il vino accende il nostro cervello
Il vino accende la mente | Lo studio (Istock photo)

“Finisce a tarallucci e vino” è un modo di dire molto diffuso nella nostra lingua madre. Questa esternazione cela un significato più profondo e si allaccia ad una pratica solita del passato. Oggi questa espressione è una metafora.

I tarallucci non sono nient’altro che biscotti salati e vengono dalla terra pugliese e da quella campana. Con il tempo si sono estesi in tutta la zona centro-meridionale dell’Italia. A vista sono degli anelli di pasta cotti al forno fatti con ingredienti molto semplici: farina, acqua, olio e sale. Esistono in tante varianti e possono essere aromatizzati in diversi modi.

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Nel corso del Quattrocento tra i contadini pugliesi e nel Settecento nei quartieri umili di Napoli, i taralli venivano consumati durante il pasto quelli salati e alla fine del pasto quelli dolci, sempre accompagnati da un bicchiere di vino.

Erano il simbolo indiscusso della convivialità, il piatto della famiglia. Oggi, in senso metaforico, il detto viene utilizzato nel momento in cui si verifica una situazione complicata, una lite, una divergenza di opinioni che poi si tramuta in un clima sereno e disteso.

In momenti di quiete postumi ad una situazione di turbolenze, un bicchiere di vino schiarisce le menti, lascia spazio alla verità.

Il vino accende il nostro cervello
Il vino attiva il nostro cervello | Lo studio (Istock photo)