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Fiona May attacca la FIGC: “Il razzismo negli stadi va arginato, è una priorità”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:22
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Fiona May, ex atleta e campionessa mondiale, torna a parlare di sport e razzismo in Italia. Lo fa dalle pagine de ‘El Pais’.

Fiona May in FIGC (Getty Images)

Sport e razzismo, la parola passa a Fiona May dopo gli ultimi episodi spiacevoli accaduti nel mondo del calcio: l’ex atleta le vessazioni razziste le ha vissute sulla propria pelle, non c’erano ancora i social a renderlo noto, ma proprio per questo motivo il suo apporto è stato – e continua ad essere – fondamentale in fatto di integrazione.

Al punto che la FIGC, nel 2014, le propose un ruolo delicato: Responsabile della Commissione per l’Integrazione. Fiona aveva accettato di buon grado, anche come segno di fiducia verso il sistema sportivo italiano: una sorta di ‘risarcimento’ per tutto ciò che aveva subito in passato. La sua permanenza in quel ruolo durò appena due anni. Poi fu costretta ad abbandonare. Su “El Pais”, spiega – tra le altre cose – il motivo: “Combattere il razzismo non era la loro priorità. Quella in FIGC stata un’esperienza deludente”.

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Razzismo negli stadi, Fiona May: “Si deve poter fare di più per evitarlo. In Italia non è una priorità”

Fiona May con Michele D’Uva, Edo Danesio e Alessandro D’Este (Getty Images)

Parole che lasciano poco spazio all’immaginazione e si abbattono, come un fulmine a ciel sereno, sull’onda emotiva del recente passato che ha visto diffondersi episodi razzisti prima a Cagliari, durante la partita di calcio con l’Inter, all’indirizzo del belga Romelu Lukaku. Poi a Bergamo, nel corso di Atalanta-Fiorentina, dove ad esser preso di mira fu Dalbert.

“Si può fare qualcosa, a cominciare dagli arbitri perché hanno il potere di portare le squadre fuori dal campo. Devono essere più sensibili e prendere il controllo della situazione. I club che non sono in grado di intervenire sui loro tifosi dovrebbero perdere a tavolino. Dovrebbero essere esclusi dalle Coppe. Forse perché sono figlia degli anni 80 ma ricordo che Maggie Thatcher fu dura con gli hooligans e funzionò. L’Italia ne avrebbe bisogno. Un campo di calcio è un luogo di lavoro. Immaginate di andare al lavoro e di essere un bersaglio per via del colore dei capelli? Lukaku e gli altri sono molto più professionali di me. Io diventerei matta”, prosegue la May.

L’accusa primaria che la campionessa muove al sistema italiano, sportivo e mediatico, è quella di non mettere il razzismo e la xenofobia fra i problemi principali all’ordine del giorno ricordando come questa trascuratezza possa dare adito ad errori di valutazione non solo nel calcio: Quando mia figlia ha vinto la medaglia d’oro agli Europei Under 20, uno dei principali giornali ha detto che non era davvero italiana. Certo che lo è! L’estate scorsa tutto il paese è impazzito quando quattro ragazze nere hanno vinto ai Giochi del Mediterraneo nella staffetta 4×400. Sono stati coinvolti i politici. Alcuni commenti sono stati disgustosi. Era una medaglia d’oro: perché non la stavamo celebrando? Che importava di quale colore fossero le ragazze?”, ha concluso la May.

Certamente le sue dichiarazioni, data la caratura del personaggio, pur arrivando dalla Spagna, faranno molto discutere. La campionessa ha mosso accuse pesanti e circostanziate atte a smuovere un lassismo latente che permane da troppo tempo. Ci sarà una replica da parte dei nostri rappresentanti a livello sportivo? Intanto la provocazione, nemmeno troppo velata, è stata lanciata: meglio tardi che mai.

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