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Non solo Montalbano: la fiction Rai rivaluta il Crime d’autore

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:53
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La fiction italiana riparte dal Crime d’autore. Non solo Montalbano, in Rai ci si affida alla penna di validi scrittori per tornare a stupire sul grande schermo.

Luca Zingaretti, alias il commissario Montalbano (Getty Images)

La fiction italiana riparte dalla letteratura, o meglio si ritrova in quello che la penna lascia assecondando il genio di chi la sa usare. Non è un caso, infatti, se dopo la morte di Andrea Camilleri – padre di Montalbano e non solo – avvenuta in un giorno d’estate come poteva accadere spesso ad un personaggio dei suoi romanzi, la serialità si stia affidando sempre più alla penna di persone scaltre e sensibili che sanno individuare le esigenze e le suggestioni di una comunità prima di chiunque altro.

Camilleri resterà unico, ma ci ha lasciato un consiglio: affidatevi sempre alle emozioni, quelle non mentono mai. Ecco perché Montalbano – ormai in replica da tempo, in attesa dei nuovi episodi – riesce ancora a fare breccia nel cuore e nella mente degli italiani: perchè è frutto dell’estro e la fantasia di un autore, ma rappresenta la verità e la quotidianità meglio di una qualsiasi pantomima. Basta con questi eroi infallibili, il commissario di Vigata è amato proprio per via delle sue imperfezioni che diventano tratti distintivi e lo fanno somigliare – con le dovute proporzioni – ad ognuno di noi.

Preso a combattere il crimine, ma ancor più impegnato a combattere le scelte di vita che, se possibile, impegnano più dei banditi perchè – almeno quelle – non puoi arrestarle: la quotidianità ti passa davanti e devi essere pronto a fronteggiarla. Montalbano quasi sempre c’è riuscito, qualche volta no e ne ha pagato le conseguenze, come spesso capita.

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Crime d’autore: da Montalbano a Schiavone passando per Imma Tataranni, il nuovo volto della fiction

Marco Giallini, alias Rocco Schiavone (Getty Images)

Lo stesso può dirsi per Rocco Schiavone, personaggio frutto del genio di Antonio Manzini che l’ha reso protagonista di alcune sue fatiche letterarie, che sta avendo il giusto successo grazie alla Rai in grado di dargli il volto di un eclettico e scorbutico Marco Giallini. L’attore romano, con la sua espressività, riesce ad incarnare benissimo le singole sfaccettature di un vicequestore con più ombre che luci, costretto a fare i conti prima con i suoi scheletri nell’armadio e poi con quelli degli altri.

Da Roma fino in Sicilia la sostanza non cambia: la fragilità, e dunque l’umanità, diventa un punto di forza. Senza retorica, il piagnisteo non sempre paga, al pubblico tuttavia piace vedere che anche gli eroi possono sbagliare e diventare tali proprio perchè capaci di riscoprirsi all’interno delle proprie debolezze. Questo nuovo lato ‘umano’ che alterna bellezza e malvagità è l’ultima tendenza della fiction italiana che culminerà anche con il ritorno di “Nero a metà”, dove Claudio Amendola tornerà a vestire i panni del contorto ispettore Carlo Guerrieri che avvicenda la figura di tutore della legge a quella di padre e marito ferito per l’allontanamento della figlia e la presunta morte della moglie, aspetti capaci di enfatizzare ciascuna vicenda criminale in una Roma moderna che conserva pregi e difetti della contemporaneità.

Imma Tataranni: la forza del sud in un sostituto procuratore

In tal senso si colloca anche la nuova creatura letteraria di Mariolina Venezia. La rete ammiraglia, infatti, ha adattato allo schermo televisivo tre suoi romanzi: “Come piante tra i sassi”, “Maltempo” e “Rione Serra Venerdì”, tutti editi da Einaudi. Protagonista della collana è Imma Tataranni, sostituto procuratore nel Mezzogiorno, a Matera: “Nel personaggio di Imma c’è la forza dei deboli che credono in se stessi. È la forza dei giovani, delle donne, del Sud. Imma è una donna che sceglie e non si fa scegliere. Non è una macchietta, ma una donna vera, anche in famiglia”, ha sottolineato la Venezia.

Floridi ascolti anche stavolta: il nuovo che avanza, dunque, risiede nel crime d’autore. Forse, anzi, sicuramente, perchè spiattella sullo schermo un fondo di credibilità senza banalizzare ogni singolo aspetto attorno all’ambiente lavorativo: un uomo non è solo il suo impiego ed proprio quello che si cerca di veicolare nei nuovi format targati Rai, che calcano la mano sull’imprevedibile – anche grazie all’estro di scrittori disponibili e mai arrendevoli – poiché l’usato sicuro non può essere eterno. Una sorta di (ri)partenza per capire dove è possibile arrivare, magari metabolizzeremo meglio determinate lacune per far spazio a diverse certezze. Almeno fin quando avremo il telecomando fra le mani ed un libro sul comodino.

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