Home Attualità Addio a Sahar Khodayari: l’attivista che voleva le donne iraniane allo stadio

Addio a Sahar Khodayari: l’attivista che voleva le donne iraniane allo stadio

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:22
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Iran, morta l’attivista che si era data fuoco per portare le donne allo stadio. Sahar Khodayari è una delle tante vittime di una morale distorta che rifiuta qualunque forma di parità e tolleranza.

Sahar Khodayari, meglio nota come Blue Girl (Instagram)

Continua la disobbedienza civile in Iran, contro una morale distorta che nega diritti fondamentali, a rimetterci la vita stavolta è stata Sahar Khodayari. Attivista di 29 anni, si è data fuoco davanti a un tribunale di Teheran. Protestava contro il divieto per le donne di entrare negli stadi in Iran: qualunque donna provi a farlo finisce in carcere, come successe a lei tempo fa, da qui il soprannome ‘Blue Girl’, proprio grazie ad un selfie fatto allo stadio.

Era da tempo che la ragazza si batteva per raggiungere la parità di genere non solo in tal senso, arrivando persino a vestirsi da uomo per entrare allo stadio: “Mia sorella ha fatto resistenza ma poi ha ammesso il travestimento e così l’hanno arrestata”, ha rivelato la secondogenita all’agenzia di stampa Rokna. Questo è successo lo scorso 12 marzo, a distanza di sei mesi la donna è finita arsa viva, fino a che non è sopraggiunta la morte in un ospedale della capitale iraniana. Aveva ustioni sul 90% del corpo, il suo è stato un atto estremo di protesta verso quello che ancora oggi – dopo l’apertura dell’Arabia Saudita lo scorso anno – è il solo paese al mondo che vieta totalmente l’ingresso alle donne negli impianti.

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Attivisti solidali con Blue Girl (Instagram)

La sua vita non sarà ricordata invano, almeno questo è quello che sperano le centinaia di attiviste, seguite da altrettanti attivisti, che si battono per una maggiore integrazione del genere femminile. Il nome di Sahar Khodayari fa il paio con quello di Saba Kord Afshari, attivista anti-hijab, condannata a 24 anni di carcere per aver tolto il velo in pubblico bruciandolo in un video come segno di protesta: l’atto è raggruppato insieme ad altre gesta simili da parte di moltissime ragazze che hanno preso parte al ‘Movimento dei mercoledì bianchi’, lanciato dalla giornalista Masih Alinejad. La ‘Rosa Parks’ iraniana.

Queste donne hanno in comune la forza di voler emergere contro uno stato e una legge inquisitoria, che annienta qualsiasi forma di tolleranza: a tal proposito si è espressa anche la FIFA, dopo aver appreso della recente dipartita della Khodayari che si è data fuoco non appena la sua recente intrusione allo stadio è stata giudicata come oltraggio al pudore.

La Federazione del calcio internazionale ha chiesto all’Iran di rimuovere la legge discriminatoria, senza risultati confortanti. Nel mentre l’ennesima vita si spegne, l’ennesimo atto di forza si conclude in una strage: ogni passo conquistato è un tassello verso l’uguaglianza. Anche se non è facile: il prezzo della vita continua ad essere troppo alto, ogni esultanza rischia di rimanere strozzata nella barbarie.

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