Carlo Verdone: “I ricordi sono un film meraviglioso”

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Carlo Verone, che vedremo presto al cinema col suo ultimo lavoro da regista, si racconta a Malcom Pagani di Vanity Fair tra ricordi, vecchie nostalgie e curiosità.

Carlo Verdone alla Festa del Cinema di Roma (Getty Images)

Carlo Verdone è uno dei massimi esponenti della nostra commedia, celebre attore e regista, alle prese col suo ultimo film (di cui ha da recentemente terminato le riprese in Puglia), ha scelto di raccontarsi in una lunga ed interessante intervista concessa a Vanity Fair.

Malcom Pagani riesce a tirar fuori al regista un lato inedito, poco conosciuto, che ci aiuta a capire quanto Verdone con gli anni abbia aggiustato il tiro: che fosse finita l’epoca dei personaggi, pur restando sempre e comunque intramontabili l’avevamo capito da un pezzo. Forse è anche giusto così, Verdone cerca – ormai da anni – di alzare l’asticella e proporre commedie divertenti senza scadere nella banalità: “Mettici un po’ di poesia”, diceva sempre suo padre.

E Carlo esegue, magistralmente, quello che ha appreso dall’esperienza dei ricordi e dalla nostalgia di un passato denso, ricco e remoto, con la speranza di ritrovare suggestioni simili in un nuovo particolare: sia esso un tratto, uno sguardo o un sorriso appena accennato.

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“Ogni tanto sento un odore e mi riappare il passato. Il profumo dei nostri armadi, quello della casa che mia madre faceva riverniciare durante l’estate o l’altro, inconfondibile, dei libri di mio padre”, ammette Verdone che ripercorre le tappe della sua carriera con uno sguardo al futuro, conservando la giusta dose di malinconia: “Perché la malinconia è un mio tratto caratteriale e, come la memoria, può essere una carezza dolcissima. Quando sono da solo, magari in Sabina, circondato dal silenzio, dai libri e dalla tranquillità, nel ricordo scorre un film meraviglioso”.

Carlo Verdone: “La poesia restituisce alla commedia un sapore malinconico”

Carlo Verdone al Festival di Cannes (Getty Images)

Sono proprio i ricordi, di persone aneddoti o cose, che hanno dato a Carlo Verdone l’ispirazione per i suoi lavori: c’è chi vorrebbe vederlo a teatro, ma lui si fa bastare – giustamente – il cinema. Così tanto ancora dev’essere raccontato, che la sua vena armoniosa e dissacrante è necessaria dietro la macchina da presa (o comunque sul grande schermo) piuttosto che altrove.

Quindi, nell’attesa di vederlo nuovamente al cinema, al fianco di attori come Rocco Papaleo, Anna Foglietta e Max Tortora nella commedia “Si vive una volta sola”, possiamo goderci un ultimo suo racconto. Torniamo agli inizi della sua carriera, quando era semplicemente Carlo prima di essere Verdone (l’icona, il simbolo, l’innovatore della comicità): “Era il 1977 ed io andai in scena al Teatro Alberichino per un solo spettatore. Il critico Franco Cordelli. Non sapevo chi fosse, ma un paio di giorni dopo uscì sul giornale un articolo entusiasta. Iniziò tutto lì. Lo spettacolo non avrebbe dovuto neanche prendere il via. Mancava il denaro e io mi ero indebitato per 200.000 lire, tanti tanti soldi, una cifra enorme”.

Destino, coincidenze, fatica e sacrificio: l’ascesa di una celebrità dai tratti così normali che fa sperare ancora, in una svolta possibile, in un miglioramento dei tempi auspicabile. Ma la vita, non sempre e non per tutti, è uguale a un film. Quindi per fortuna che c’è Verdone a ricordarcelo fra una risata ed una lacrima amara, aspettando la prossima ispirazione.

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