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Carola Rackete chi è? Dai genitori alla vicenda della Sea Watch

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Conosciamo meglio Carola Rackete, comandante della Sea Watch che ha forzato il blocco italiano a Lampedusa rischiando da 3 a 10 anni di reclusione per far sbarcare i migranti che si trovavano a bordo da due settimane e mezzo.

“Non ce la faccio più, devo portarli in salvo”

Sono queste le parole che hanno sancito l’inizio della storia di Carola Rackete o, quantomeno, della sua parte di storia nota al grande publico.

Seguendo il sentimento espresso da questa semplice affermazione, la comandante della nave della Ong tedesca Sea Watch 3, nella notte tra il 28 e il 29 giugno, ha deciso di entrare nel porto di Lampedusa senza autorizzazioni e violando di nuovo l’alt della Guardia di Finanza, il tutto per far sbarcare i migranti che si trovavano a bordo da due settimane e mezzo.

Questa decisione è costata a Carola Rackete l’immediato arresto per violazione dell’articolo 1100 del codice della navigazione (resistenza o violenza contro nave da guerra) e rischia una condanna da tre a dieci anni di reclusione.

Ma chi è in realtà Carola Rackete? Quale donna si nasconde dietro questo gesto che l’ha trasformata per alcuni in eroina e per altri in un vero e proprio capro espiatorio?

Proviamo a conoscerla meglio e a chiarire la particolare vicenda che l’ha resa protagonista.

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Carola Rackete chi è?

Photo credit should read GIOVANNI ISOLINO/AFP/Getty Images

Carola Rackete ha 31 anni, è una ricercatrice ambientale e nel suo curriculum vanta già tante esperienze in mare per la propria attività scientifica, ma anche per diverse esperienze di volontariato.

A questa giovane che parla correttamente cinque diverse lingue non mancano dunque certo le esperienze in mare. Conseguita la laurea in scienze nautiche nel 2011e un master in conservazione ambientale in Inghilterra alla Edge Hill, con una tesi sugli albatros della Georgia del Sud, Rackete, originaria della bassa Sassonia, non ha perso tempo per imbarcarsi: dal 2011 al 2013 è stata al timone di una nave rompighiaccio nel Polo Nord per l’Alfred Wegener, uno dei maggiori istituti oceanografici e subito dopo, a 25 anni, è diventata secondo ufficiale dello yatch da spedizione “Ocean Diamond”.

All’attività di ricerca la ragazza ha sempre affiancato quella di volontariato. Nel 2014 ha preso parte ai servizi di volontariato nelle zone vulcaniche di Kamchatka in Russia, dove si è occupata di educazione ambientale per bambini, ricerca botanica e turismo locale. Nel 2015 è salita a bordo della nave Arctic Sunrise di Greenpeace, l’imbarcazione rompighiaccio utilizzata dall’organizzazione ambientalista nelle sue iniziative a tutela dei mari e dei poli.

E’ il 2016 quando Carola Rackete si “arruola” nella Sea Watch e, dopo un nel ruolo di manager delle comunicazioni con gli aerei di ricognizione della Ong, diventa la comandante della Sea Watch 3.

“Ho deciso di entrare in porto a Lampedusa. So a cosa vado incontro ma i 42 naufraghi a bordo sono allo stremo. Li porto in salvo”

Forte di queste motivazioni il 26 giugno 2019 Carola Rackete forzava per la prima volta il blocco delle autorità italiane. Nella sua mente la linea da seguire appariva chiara poiché dettata da considerazioni per lei semplicemente inattaccabili.

“Io sono responsabile delle 42 persone che ho recuperato in mare e che non ce la fanno più – aveva detto su Twitter – Quanti altri soprusi devono sopportare? La loro vita viene prima di qualsiasi gioco politico o incriminazione”. 

La scelta operata non ricade però solo sulla comandante ma anche sulla Ong per cui lavora. Per la prima volta scattano infatti le misure contenute nel decreto sicurezza bis fortemente voluto dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini. In particolare viene chiamato in causa l’articolo 2 del decreto che applica al comandante e, “ove possibile, all’armatore e al proprietario della nave”, la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 10mila a 50mila euro.

Meno di una settimana dopo però le accuse sono cadute. Il Gip di Agrigento ha smontato su tutta la linea le accuse della Procura e Carola Rackete torna in libertà. Carola ha agito in adempimento di un dovere, quello di portare in salvo i migranti, cosa che fa venir meno il reato di resistenza a pubblico, mentre, per quanto riguarda l’accusa di resistenza a nave da guerra, è stato dichiarato che la motovedetta della Gdf ‘stretta’ tra la nave dell’Ong e la banchina non può essere considerata tale (fatto per cui la stessa comandante si era scusa attraverso i suoi legali con i militari italiani, attribuendo l’incidente a una manovra sbagliata ma senza alcuna intenzione di nuocere).

Particolarmente veemente la reazione del Ministro Salvini, raggiunto dalla notizia della liberazione di Carola Rackete durante il ricevimento nei giardini di Villa Taverna per i festeggiamenti dell’Indipendenza americana

“Una fiaba pessima, horror, surreale. Non ho parole. Cosa bisogna fare per finire in galera in Italia? Mi vergogno di chi permette che in questo paese arriva il primo delinquente dall’estero e disubbidisce alle leggi e mette a rischio la vita dei militari che fanno il loro lavoro. Se stasera una pattuglia intima l’alt su una strada italiana chiunque è tenuto a tirare diritto e speronare un’auto della polizia”.

La capitana della Sea Watch sarà ora accompagnata alla frontiera dalle forze dell’ordine, non prima però della convalida da parte dell’autorità giudiziaria e, certamente, dopo il 9 luglio, data in cui Carola Rackete sarà di nuovo ascoltata dai magistrati in relazione all’altro filone dell’indagine, quella sul favoreggiamento di immigrazione clandestina.

“Forse è il caso che emigro in Australia ad occuparmi di albatros” avrebbe commentato la ragazza dopo la liberazione.

Carola Rackete padre e genitori

Photo credit should read FEDERICO GAMBARINI/AFP/Getty Images

Il grande clamore suscitato dalla vicenda di Carola Rackete ha scatenato la curiosità pubblica attorno alla figura della ragazza, da molti eletta a paladina dei diritti umani.

Tal curiosità ha inevitabilmente investito anche la sua famiglia, dato spesso via libera a voci non propriamente attendibili.

Si è detto ad esempio che il padre di Carola Rackete traffica armi in Africa. Decisamente falso: Ekkehart Rackete, ufficiale di campo dell’esercito tedesco, è oggi un consulente della Mehler Engineered Defence GmbH, azienda tedesca che si occupa di sistemi difensivi militari e civili d’avanguardia, lontanissimi, peraltro, dagli standard qualitativi delle milizie armate africane.

I genitori hanno comunque supportato strenuamente al figlia in questa vicenda, confidando senza alcun dubbio nella validità del suo agire.

“Si possono non condividere i modi di Carola, ma sta facendo la cosa giusta” ha specificato il padre della capitana e la signora Siglinde, dalle sue spalle, gli fa eco: “Quello che sta facendo esprime pienamente il suo carattere, Carola fa sempre quello che ritiene giusto”.

Del resto la ragazza ha sempre dimostrato carattere, senza però mai allarmare la famiglia, come raccontato al Corriere della Sera il signor Ekkehart:

“Quando era più piccola ha girato tutto il Sudamerica in autostop. È stata in Antartide e al Polo Nord, ha fatto per otto mesi la volontaria in una riserva in Kamtchatka, e andata in Pakistan da sola e non ci ha mai dato preoccupazioni”

Un altra diceria voleva una Carola Rackete ricca, la classica privilegiata che si diverte a fare la paladina dei diritti umani. Anche ciò viene chiarito dal padre di lei:

“Se siamo ricchi? No, certo le abbiamo comprato una casa in Inghilterra, ma lei con i suoi imbarchi guadagna abbastanza da potersi poi permettere dei periodi di volontariato”.

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