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Marco Vannini chi era: età, morte, processo e sentenza

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Marco Vannini chi era: tutto quello che c’è da sapere su quella terribile notte, sulla morte, il processo e la sentenza.

Marco Vannini ha perso la vita quattro anni fa, il 17 maggio del 2015. Quella sera intorno alle 20 il 20enne chiama a casa sua madre per informarla che dopo aver cenato a casa della sua fidanzata, sarebbe rimasto a dormire lì. Stando a quanto dichiarato dai genitori lui era solito passare la notte da lei, stavano insieme da tre anni e passavano molto tempo nelle rispettive famiglie.

Stando alle ricostruzioni, intorno alle 23 Marco era in bagno intento a farsi una doccia. Ad un certo punto entra Antonio Ciontoli, per recuperare due pistole che aveva lasciato in una scarpiera. In base a quanto affermato da Ciontoli, Marco si interessa alle pistole e lui, per gioco, credendo che l’arma fosse scarica, spara un colpo che colpisce il ragazzo al braccio, vicino al torace.

Circa 40 minuti più tardi, intorno alle 23:40, il 118 riceve una telefonata. Federico Ciontoli chiede aiuto per un ragazzo che ha avuto un malore, si trattava di Marco. Ma quando l’operatore chiede nuove informazione l’uomo afferma che l’allarme è rientrato. Tuttavia l’operatore del 118 ricorda di aver sentito delle strane urla in sottofondo come di una persona che dicesse di voler parlare con i suoi genitori.

Dopo circa 30 minuti chiama per la seconda volta il 118 questa volta chiedendo l’intervento dell’ambulanza. Ciontoli, con voce ferma, minimizza l’accaduto: il foro del proiettile che ha lacerato il braccio e trapassato il torace del ventenne di Ladispoli è solo “un buchino dovuto a un incidente con un pettine a punta”. Ma Marco sotto urla, ma l’uomo taglia corto: “Solo un po’ di panico, niente di più” anche se il 20enne grida con voce straziata dall’agonia e dal delirio che sta vivendo.

Sarà la figlia di Ciontoli, Martina, ad affermare nelle intercettazioni di avere visto l’ogiva spuntare dalla carne. Una volta che gli operatori del 118 arrivano nella villetta trovano un un ragazzo agonizzante. Lo trasportano d’urgenza all’ospedale ma purtroppo non c’è nulla da fare, nemmeno quando Marco viene trasportato in elicottero al Gemelli. Sarà qui che verrà dichiarata la sua morte. 

Marco Vannini: sentenza appello

vannini omicidio

La sentenza di primo grado per l’omicidio di Marco Vannini ha condannato Antonio Ciontoli a 14 anni di reclusione per omicidio volontario (successivamente ridotta a 5 anni), mentre suo figlio Federico e la moglie Maria Pezzillo sono stati condannati a 3 anni di carcere con l’accusa di omicidio colposo. Assolta, invece, la fidanzata di Federico Ciontoli, Viola.

Martina, la fidanzata di Marco, è stata condannata anche lei a 3 anni. Stando a quanto dichiarato dalla ragazza durante il processo lei non sarebbe stata presente nel momento dello sparo ma la Procura non è dello stesso avviso. Infatti, spiegano: “la prova scientifica non esclude che Martina Ciontoli potesse essere presente al momento dello sparo e pertanto un riferimento esclusivo alla prova scientifica, da considerare come elemento neutro, non è certamente sufficiente, in presenza del dato evincibile dall’ambientale, a inficiare la ricostruzione dei fatti come operata da questo Ufficio. L’acclarata presenza di Martina al momento dello sparo rende del tutto non veritiera la sua dichiarazione secondo la quale né era presente né era a conoscenza dell’accaduto, come riferito dall’infermiera Ilaria Bianchi, accorsa con l’autoambulanza presso l’abitazione dei Ciontoli (non lo  so… io non so niente… non c’ero).”

Per i Pm lei sapeva dello sparo e della ferita ma non ha fatto nulla per velocizzare i soccorsi o aiutare i medici. Ha raccontato solo bugie per salvare il padre dalla perdita del lavoro. Se solo la famiglia Ciontoli avesse chiamato fin da subito l’ambulanza a quest’ora Marco potrebbe essere ancora vivo! Hanno condannato a morte una persona che aveva totale fiducia in loro e li considerava una famiglia.

Marco Vannini, morte: la frustrazione dei genitori

La mamma di Marco Vannini, è vuota da quando le hanno portato via suo figlio, ora vuole giustizia e non si fermerà finché non l’avrà attenuta: “Io sento il suo profumo. Non facciamo più progetti con Valerio. Da quando Marco è stato ucciso sopravviviamo. È sconcertante vedere che un ragazzo di vent’anni, ammazzato nel fiore della sua  vita, è come se non fosse mai esistito. Mi fermerò solo alla fine e se non sarà finita ancora, dopo di me ci saranno i miei nipoti che chiederanno giustizia per loro cugino”

Le parole del padre di Marco, Valerio Vannini, fanno trapelare rabbia ma anche tanto dolore: “Sono demoni, hanno l’inferno dentro. Hanno detto che non si può crocifiggere una persona per un ‘errore’. A parte che non crocifiggi nessuno perché non è che lo mettono veramente in croce, però dato che ha fatto una cosa così grave, va punito per una cosa così grave. Anzi, vanno puniti, tutti quanti”. Poi aggiunge È stata la loro volontà a causarne la morte”. 

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