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Boss spinge tubo nel retto del suo dipendente: è morto 15 giorni dopo

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Uccide un suo dipendente inserendo un tubo di aria compressa nel suo retto.

In India, il dirigete diuna società ha inserito il tubo dell’aria compressa nel retto del suo dipendente per un fatidico scherzo. L’aria compressa ha danneggiato gli organi del giovane che è morto dopo 15 giorni di agonia.

Il drammatico epilogo dello scherzo del Boss

Voleva solo fargli uno scherzo … Il 3 settembre scorso, in una fabbrica in India, un dirigente ha pensato bene di inserire un tubo dell’aria compressa nell’ano di uno dei suoi dipendenti. Il giovane, che si chiamava Aditya, si è immediatamente destabilizzato. Dopo pochi secondi, Aditya cadde per terra privo di sensi, i suoi organi erano stati danneggiati dall’ aria compressa.

Ricoverato in ospedale per due settimane in condizioni critiche, Aditya è morto a causa delle ferite riportate. Gli organi colpiti dall’aria compressa sono stati irreversibilmente danneggiati. Il capo, nel frattempo, è fuggito per la paura di finire in carcere e per la vergogna. L’uomo è attualmente ancora in fuga ed è attivamente ricercato dalla polizia indiana, che ha aperto un’inchiesta.

Un video è stato pubblicato sui social network e da allora è stato trasmesso in maniera massiccia. Questo sordido affare ricorda, in un contesto molto diverso, il caso di cronaca avvenuto in un autolavaggio di Napoli, del ragazzino seviziato da alcuni bulli nel 2014. Anche in quel caso al ragazzo era stato perforato l’intestino per via di un tubo diaria compressa. Fortunatamente l’epilogo non è stato lo stesso, il ragazzo nonostante le complicazioni si è salvato. Ciò che è stato eclatante anche in quel caso sono state le parole in difesa del figlio della madre del malfattore davanti alle telecamere : Hanno fatto una enorme stupidaggine ed è giusto che tutti quelli che vi hanno preso parte paghino, ma che paghino il giusto. Non è un tentato omicidio né altro, sono tutti bravi ragazzi che si prendevano in giro tra loro. Non hanno capito che il compressore, con quella potenza, avrebbe fatto danni. Per loro era un gioco”.

Paragonare atti di questo tipo a giochi innocenti è a dir poco sconcertante.

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