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Fabrizio Corona a Verissimo: “io covo vendetta”

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Fabrizio Corona rischia di rientrare in carcere

Fabrizio Corona, toccante racconto del giorno della sua seconda incarcerazione e del rapporto con suo padre.

Intervistato da Silvia Toffanin nello studio di Verissimo, Fabrizio Corona ripercorre il giorno della sua seconda incarcerazione, racconta la sua permanenza in carcere e il rapporto con suo padre.

Corona e il carcere

Fabrizio Corona“Non puoi parlare perchè ti impediscono di parlare, io covo vendetta” Fabrizio Corona apre così il racconto molto emozionante su giorno della sua seconda incarcerazione. Fabrizio Corona si trovava a casa della madre, aspettava che il figlio tornasse da scuola:

“Carlos Maria arriva, poco dopo un colpo di scena, suona il citofono, arriva la polizia, urlano, mio figlio trema e mi consegnano un mandato di custodia cautelare, è stato l’atto più vergognoso della storia della giustizia italiana, mi hanno revocato anche l’affifdamento, vengo arrestato, arrivo a San Vittore, tutti i detenuti urlavano mio nome, lì ho capito di essere tornato all’inferno”

Poi Fabrizio Corona prosegue il suo racconto:

“Dopo due giorni di isolameto, senza mangiare, rinchiuso, stavo veramete male, così il terzo giorno ho iniziato a studiare il mio caso sui libri ed ad allenarmi in carcere”.

Corona dice di aver letto talmente tanti libri giuridici in carcere da esser sicuro di poter prendere una laurea in giurisprudenza in soli 4 anni, ma non è quello ciò che vuole, grazie ai suoi sforzi lui ha potuto parlare  di diritto durante le sue sentenze e difendersi.

Fabrizio Corona racconta il suo inferno in carcere, i primi 3 anni li ha trascorsi chiuso in una cella di cinque metri quadri, insieme ad altri 4 detenuti, poi grazie ad una nuova legge, che permetteva ai detenuti di restare liberi nella sezione fino alla sera, gli altri anni sono stati migliori da sopportare. Di quel periodo racconta di non riuscire a dimenticare il rumore delle chiavi, le chiavi delle guardie che andavano a chiudere i detenuti nella cella la sera:

“vengono a chiuderti, ti distaccano dal mondo esterno, sei un mondo nel mondo e provi impotenza, impotenza perchè non puoi chiamare nessuno, impotenza perchè non puoi correre da tuo figlio se ne ha bisogno, sei inesistente, non ci sei, non puoi”

Lo sciopero della fame e il coraggio di andare avanti

In merito allo sciopero della fame che ha fatto in carcere Corona dice di aver sbagliato, perchè per andare avanti bisogna essere lucidi inoltre provare molta rabbia è stata una fortuna perchè lo ha tenuto lontano dalla depressione:

“covo dentro una rabbia che non spegnerò mai, è l’atteggiamento peggiore ma anche quello che ti da più forza, quello che mi permetteva di non deprimermi, di non buttarmi a letto, come hanno fatto molti altri, ho sempre prodotto in questi 5 anni di galera, ho mandato avanti l’ufficio dal carcere, nel mio lavoro io sono un genio, ho un’agenzia comunicazione ed eventi, io produco lavoro, ho pagato nove milioni di tasse negli ultimi sette anni di cui cinque in galera, io lavoro e produco”.

Corona e il rapporto con il padre

L’unico momento in cui Corona si è commosso è stato quando ha parlato del padre, la parte più bella dlla sua vita:

“mio padre è la parte piu bella della mia vita, ho la sindrome del padre perfetto, io non sarò mai alla sua altezza, è l’esempio del vero giornalismo, dell’uomo incorrittibile e di sani principi, io invece mi sono fatto corrompere. Si è ammalato quando ero all’apice del successo, un cancro lo ha portato via in soli tre anni, abbiamo avuto l’occasione di lavorare insieme grazie a StarTv. A dicembre del 2006 parte l’ inchiesta ballettopoli, lui era malato grave, io gli dissi che ero indagato e che probabilmente mi avrebbero arrestato, lui mi ha cacciato di casa, non mi ha voluto più vedere. A Febbraio 2007 è morto, sono stato al suo capezzale, mi ha guardato, mi ha sorriso dopo 5 minuti ha spirato, una sensazione che ti porterai dentro tutta la vita, era una persona che amavo, non ho piu avuto il coraggio di andarlo a trovare al cimitero”.

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