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Condannato a 20 anni di prigione beve veleno in aula e muore

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Photo credit should read ROBIN VAN LONKHUIJSEN/AFP/Getty Images

Se n’è andato così Slobodan Praljak, uno dei sei ex leader politici e militari croati bosniaci condannato in prima istanza a 20 anni di carcere per crimini di guerra.

L’uomo era comparso a L’Aja dinnanzi al tribunale d’appello e, quando quest’ultimo ha confermato la condanna del processo di primo grado, ha ha gridato “non sono un criminale” e, sfoderata una boccetta dalla tasca, ha portato alla bocca la sostanza che ne avrebbe sancito la mrote.

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Praljak, 72 anni, era uno dei principali imputati nel processo contro i crimini di guerra verificatisi nella ex Jugoslavia. Gli altri sei imputati, Jadranko Prlic, Bruno Stojic, Slobodan Praljak, Milivoj Petkovic, Valentin Coric e Berislav Pušic, hanno tutti ricevuto condanne tra i dieci e i 25 anni, la più lunga delle quali è stata inferta a Jadranko Prlic, all’epoca Primo ministro dell’autoproclamata Repubblica Croata dell’Herzeg-Bosnia (1991-1994).

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Il ruolo svolto da Slobodan Praljak è però stato giudicato cruciale, essendo costui ufficiale del Ministero della Difesa croato e, al tempo stesso, comandante dell’Esercito dell’Herzeg-Bosnia, ritenuto inoltre responsabile principale della distruzione del Ponte vecchio, lo Stari Most, di Mostar, secndo la corte “un danno sproporzionato alla popolazione civile musulmana della città”.

L’uomo non si riteneva però evidentemente responsabile di quanto imputatogli o, comunque, non riteneva i suoi gesti crimini di guerra, motivi per una condannà tanto longeva. Ascoltata la sentenza ha quindi impugnato una boccetta, proclamato la sua innocenza e ingoiatone il contenuto. A nulla è valso l’allarme immediatamente lanciato dal suo avvocato e la sospensione della seduta indetta dal giudice. Slobodan Praljak non sconterà mai la sua condanna.

Fonte: repubblica.it