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Omicidio Rea: sconto di pena per Parolisi a 20 anni di reclusione

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L’omicidio di Melania Rea è forse uno dei casi di cronaca più seguiti nel Bel Paese e che ancora continua a dividere le opinioni. Eppure per i giudici non c’è dubbio che il colpevole sia il marito della donna, Stefano Parolisi condannato dalla Corte d’assise d’appello di Perugia, a 30 anni di carcere.

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Carmela Melania Rea è stata uccisa il 18 aprile del 2011 a soli 29 anni. Il marito denunciò la scomparsa della moglie, il cui corpo fu ritrovato sul Colle San Marco di Ascoli Piceno, dopo due giorni.

Nel 2012, l’ex militare venne condannato all’ergastolo, poi ridotto a 30 anni in Corte d’Appello. Dopo il ricorso, la Cassazione aveva stabilito che doveva essere ricalcolata la pena. Questa mattina, si è svolta l’udienza a Perugia nell’ambito della quale i giudici hanno accolto la richiesta del Procuratore Generale Giancarlo Costagliola per cui è stata esclusa l’aggravante di crudeltà, riducendo la pena a 20 anni di reclusione.

I giudici d’Appello hanno però respinto la richiesta della difesa di Parolisi , assente in aula, che chiedeva le attenuanti generiche per cui Parolisi poteva sperare in una pena ridotta a 10 anni. Gli avvocati del caporalmaggiore, Nicodemo Gentile e Valter Biscotti, che auspicavano in una pena minore ai 20 anni, hanno sostenuto durante l’udienza che “ci sono tutti gli elementi per concedergli le attenuanti generiche come il fatto che sia un giovane, incensurato e militare irreprensibile“.

Durante l’udienza il Pg ha invece ribadito che:

“Il comportamento dell’imputato prima, durante e dopo portano a dire che non merita proprio le attenuanti generiche. Ha cercato di deviare le indagini, ha negato ogni rapporto con la ex allieva e ha vilipeso il cadavere per far pensare che fossero state altre persone”.

I giudici ritengono Parolisi unico responsabile del delitto, maturato dopo “un’esplosione di ira ricollegabile a un litigio tra i due coniugi”, sottolineando in modo sintetico, che la ripetizione dei colpi inflitti alla donna, siano stati provocati dall’ira e non da un’azione di crudeltà.

Soddisfazioni espresse dal fratello di Melania, presente in aula con il padre e lo zio e che al termine dell’udienza ha commentato la sentenza:

“Resta in cella, finalmente giustizia. E’ duro ricominciare ma lo faremo con la consapevolezza che l’assassino resterà un bel po’ di anni in carcere. Da domani potremo ricominciare, lo dico tra virgolette, una nuova vita”.

Delusione da parte della difesa e probabilmente anche da parte della donna misteriosa che avrebbe una relazione con l’ex militare e che secondo le indiscrezioni non solo intratterrebbe una fitta corrispondenza con Parolisi, ma si sarebbe anche recata più volte a trovarlo in carcere.