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Omicidio Rea: Parolisi, in carcere, ha una relazione con una donna

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Salvatore Parolisi è stato condannato in appello a 30 anni di reclusione per l’omicidio della moglie, Melania Rea, avvenuto a Civitella del Tronto, in provincia di Teramo, il 18 aprile 2011.

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A febbraio scorso la Corte di Cassazione aveva annullato l’aggravante della crudeltà nei confronti di Parolisi, sostenendo che l’omicidio era stato provocato da “un’esplosione di ira“, scaturita da un litigio dovuto alla “conclamata infedeltà coniugale” dell’uomo.

 Mentre si attende per il prossimo 27 maggio, la decisione della Corte d’Assise di Perugia che dovrà confermare se annullare l’aggravante della crudeltà con la quale il militare avrebbe ucciso la moglie, per cui la pena potrebbe ridursi a soli 10 anni, l’ex caporalmaggiore in carcere sta lentamente riprendendo a vivere.

Parolisi che è nel carcere di Castrogno in provincia di Teramo ha ricevuto numerose lettere di donne che lo stanno sostenendo e che sono sicure della sua innocenza. Lui che ha il fascino da ufficiale è sempre piaciuto e anche in carcere sarebbe molto attento alla cura del suo fisico alto e atletico. Secondo quanto si apprende, Parolisi frequenta ogni giorno la palestra, si sarebbe tagliato i capelli e fatto crescere il pizzetto. L’ex caporalmaggiore che attende di poter incontrare la figlia Vittoria che non ha più rivisto, avrebbe avviato una relazione con una donna.

Secondo le indiscrezioni rivelate da Quarto Grado, Parolisi  avrebbe iniziato da alcuni mesi una relazione con una donna, che sarebbe una giornalista locale che si era occupata del caso Melania Rea. La loro relazione sembra andare oltre alle semplici lettere e telefonata e vi sarebbero stati anche degli incontri mensili tra i due in carcere.

Una relazione che il militare tiene nascosta: nella cella continua ad avere la foto della moglie e della figlia. Lui che ha 36 anni rischia di uscire dal carcere a 50 anni e chissà se la donna del mistero è pronta ad aspettarlo così a lungo o se saranno sufficienti 10 anni, nel caso in cui la Cassazione di Perugia confermi l’annullamento dell’aggravante della crudeltà?