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Caso Yara: Bossetti scrive del suo “inferno” in carcere

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La difesa di Massimo Giuseppe Bossetti, il muratore di Mapello (Bergamo), in carcere da giugno scorso per l’omicidio della tredicenne Yara Gambirasio, scomparsa il 26 novembre 2010 e il sui cadavere fu ritrovato tre mesi dopo in un campo di Chignolo D’Isola, all’indomani della decisione del Tribunale del Riesame di Brescia che ha respinto nuovamente la richiesta di scarcerazione per Bossetti, ha reso noto che al momento non vi è nessun cambio di strategia.

YARA: DIFESA BOSSETTI,A UCCIDERLA È STATO UN MANCINO

“Quella del giudizio abbreviato rimane un’ipotesi astrtta che non posso non prendere in considerazione ma il giudizio ordinario, al momento, resta l’unica via percorribile”, ha dichiarato Claudio Salvagni, difensore di Bossetti, spiegando che al momento “non c’è alcun cambio di strategia: stiamo leggendo le 60 mila pagine degli atti depositati dal pm e finora non abbiamo trovato nulla che ci preoccupa e che ci potrebbe fare cambiare idea che resta quella del dibattimento”.
L’avvocato è certo che solo con il processo ordinario “siamo sicuri di poter fare emergere tutte le lacune, tutte le contraddizioni di questa inchiesta che è stata definita dal pubblico ministero colossale e che io mi permetto ritenere un gigante di argilla”.

In base ai tempi, secondo le indiscrezioni, l’udienza preliminare potrebbe tenersi nel mese di giugno.

Lettera di Bossetti dal carcere

Intanto, Bossetti che ha visto respingere per la quinta volta la scarcerazione, ha inviato una lettera al quotidiano “Il Giorno” nella quale, raccontando le sue giornate in carcere, ha sottolineato che “il carcere, che tu sia innocente o colpevole, è sempre e comunque un inferno”.

“È difficile spiegare il carcere a chi non l’ha mai vissuto da dentro, a chi lo ha solo visto in un film. Il carcere, che tu sia innocente o colpevole, è sempre e comunque un inferno”, scrive il muratore, raccontando che “passo le mie giornate dormendo più di quanto io abbia mai dormito in vita mia, giocando a scala 40”.
“Vedo mia moglie e i miei figli assediati dai giornalisti, vedo mia madre insultata per strada, vedo mia sorella picchiata sotto casa e minacciata e io sono qui chiuso che non posso difendermi. Cosa mi sostiene? Cosa mi conforta? Nulla!!!!!! Nemmeno l’amore della mia famiglia riesce a confortarmi!. Cosa mi può confortare da questo?”, prosegue Bossetti, aggiungendo di aver perso la fede: “Non ne ho nella giustizia, che si è dimostrata ottusa, non ne ho negli uomini, che si sono dimostrati senza cuore, e non ne ho nella preghiera, che per ora si è dimostrata inutile.

“Cosa posso dire ora ai genitori di Yara? Nulla!! Perché solo se io fossi il colpevole potrei dirgli qualcosa ma io non li conosco, non so chi fosse Yara, non ho idea di cosa loro pensino. Sono sicuro che la loro sofferenza è grande, ma perché io ci sono finito di mezzo? Cosa c’entro io?”,, ha poi concluso il muratore, ribadendo la sua innocenza.