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Come prevenire il sentimento di gelosia che si trasforma nella Sindrome di Otello

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Negli ultimi anni sono aumentati i casi di femminicidio causati dalla gelosia. Tanto che gli stessi dai diffusi dall’Eurispes indicano che il movente passionale sia quello più prevalente e rappresenta il 32,5% dei casi nel 2013. Anche i dati diffusi dal ministero dell’interno indicano che tra l’agosto del 2012 e luglio 2014, su 320 omicidi a sfondo affettivo, ben 206 sono stati femminicidio.

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La psichiatra Michele Cucchi, direttore sanitario del Centro medico Santagostino di Milano, ha evidenziato come il sentimento della “gelosia” che insinua dubbi e insicurezze, provoca stati di ansia, stress e rabbia che possono condurre alla cosiddetta “Sindrome di Otello“, che porta alla violenza.

Per cui è stata avviata una terapia sperimentale con cineforum emotivo al Centro medico Santagostino, che ha preso il via con un incontro dal titolo “Il giallo della gelosia, fra amore e ossessione”. Il cineforum secondo la Cucchi “ha l’obbiettivo di allenare il cervello emotivo delle persone entrando nell’opera, sviluppando la competenza emotiva dell’empatia”. Ovvero, sottolinea la psicologa, “il cinema racconta la vita delle persone, permettendo di entrare in contatto con l’esperienza degli altri e di imparare a capirci meglio”.

Come nasce la gelosia

La psicologa spiega che la gelosia “non è un’emozione primaria come rabbia e tristezza, bensì qualcosa di più complesso che richiede un’elaborazione più articolata”. Si tratta di “un sentimento fatto di ansia e incertezza, e la diretta conseguenza può essere la rabbia verso chi sia più considerato dalla persona amata, ma anche verso la stessa persona amata”.
Tanto che “nella gelosia prevale la dimensione ansiosa e di insicurezza quando il problema sono io, in altre parole l’inadeguatezza presunta dell’amato che non è abbastanza per l’oggetto dell’amore”.

La psicologa sottolinea che “la gelosia si avvicina al vissuto della rabbia e dell’odio, invece, quando la sensazione è quella di patire un torto, un tradimento, di essere parte lesa. È quindi spesso associata a tratti quali la moralità, la rigidità valoriale, una visione del mondo dicotomica, semplicistica e riduzionistica ma totalizzante. Ha molto a che fare con bisogno di primeggiare, di essere il numero uno nei pensieri e nei desideri di qualcuno, legandosi a tratti narcisistici”.

Sfumature della gelosia che porta noalla sindrome di Otello

Secondo l’esperta esistono varie sfumature della gelosia che si trasforma nella “Sindrome di Otello”:
– Individui che vivono la gelosia in un contesto di sadismo e possessività: la persona amata diventa un oggetto in modo del tutto egoistico, an-empatico, dove addirittura il piacere è dato dalla sofferenza dell’altro per me.
– Forme di gelosia deliranti, come ad esempio quando la persona gelosa è convinta del tradimento, senza nessuna prova. Situazioni, in cui spiega l’esperta non si tratta di “attimi di buio irrazionale”, ma di pensieri strutturati in cui c’è la convinzione di essere traditi. Queste forme sono rare e appartengono alla psicopatologia clinica, caratterizzando i disturbi deliranti o, peggio, formando manifestazioni tipiche degli esordi di demenza e di Parkinson.
Tra i casi più gravi di gelosie deliranti vi è quello “dell’erotomania: ovvero la convinzione di essere amato e poter dunque vantare diritti su una persona che spesso nemmeno si conosce, dove si delinea un percorso emotivo che va dalla speranza fino al rancore, passando attraverso il dispetto”.

Gelosia che porta al crimine

L’esperta ha poi delineato il ritratto delle persone che potrebbero diventare protagoniste di un crimine legato alla gelosia: “La cronaca nera riporta spesso raptus vissuti da profili identificabili in situazioni note. Più del 60% dei casi infatti riguarda coppie sposate, mentre oltre l’85% delle volte è l’uomo a uccidere. Il quadro professionale degli autori dei delitti è risultato medio-basso, con un’alta presenza di disoccupati, con un’età che varia dai 31 ai 51 anni. Il delinquente passionale è una persona che si caratterizza per un attaccamento con la figura materna, fatto di paura di non essere accudito, di ansia per la mancanza di protezione, con conseguente desiderio di un’amore-fusionale, una sorta di fissazione che impedisce la realizzazione di un amore maturo”, ha spiegato la Cucchi.

Come prevenire la “Sindrome di Otello”

 La psicologa indica alcuni elementi che potrebbero aiutare a prevenire l’insorgenza della “sindrome di Otello”, per cui “il primo sollievo può arrivare dalla fiducia, che si accresce nella comunicazione e nella condivisione del rapporto. Accusare il partner non serve a nulla, l’unica via d’uscita in questi casi è chiedere maggiori attenzioni”.
Inoltre, sottolinea la psicologa è “altrettanto importante capire che mentire non serve a gestire la gelosia, bensì mette in moto pericolosi circoli viziosi deleteri per ogni relazione”.
“L’amore non è per sua stessa natura in grado di vincere la gelosia, visto che questo sentimento è connaturato nella tipologia della persona che ne soffre e non è sensibile al sentimento”, ha evidenziato la Cucchi, aggiungendo che “chi è conscio di soffrire di eccessiva gelosia non si deve affidare ai sospetti, ma cercare risposte dentro di sé e concentrarsi sul livello di fiducia nel compagno”.
“Chi invece vive problemi a causa della morbosa gelosia del compagno non deve pensare che sia una questione personale o sentirsi in dovere di dare risposte subito: decantando le emozioni la razionalità permette di tornare a sognare e credere anche a ciò che non si vede”, ha concluso la Cucchi.

Per informazioni sul cineforum emotivo: clicca qui