UMBRIA JAZZ WINTER: tolti i fondi dal ministero, ‘non è cultura italiana’

E’ stata una doccia gelata, che ha concretizzato i timori degli organizzatori dell’Umbria Jazz Winter: la ricezione della lettera del ministro dei Beni Culturali Lorenzo Ornaghi che ha notificato loro la decisione di non rinnovare il finanziamento della prossima edizione, che dovrebbe tenersi fra il 28 dicembre 2012 e il 1 gennaio 2013.

A destare scalpore però sono soprattutto i motivi: ‘Mancanza di criteri di qualità’ e ‘perché il jazz non è espressione diretta della cultura italiana’. Questa spiegazione ha destato rabbia e stupore non solo nell’ambiente musicale, ma  anche tra i cittadini di Orvieto, che di certo non vogliono essere privati di uno degli appuntamenti più importanti in Italia per l’eccellenza dei musicisti sul palco e per l’elevata qualità degli eventi in programma.

Senza contare l’eventuale danno all’economia della zona che comporterebbe la cancellazione del festival, quest’anno alla sua ventesima edizione.

Per la prima volta dopo undici anni, quindi, niente fondi dal governo: gli sponsor privati hanno già dichiarato di non essere in grado di sopportare da soli il peso della manifestazione, che dovrebbe ospitare tra gli altri artisti del calibro di Gino Paoli e Danilo Rea, Gregory Porter e Dee Alexander.

Anche la politica si sta dando da fare per salvare la versione invernale della storica ‘Umbria Jazz’: l’assessore regionale alla Cultura Fabrizio Bracco ha invitato Ornaghi a mettere mano al Fondo dello Spettacolo e sottolineato ‘l’alto valore culturale e qualitativo’ del festival. Anche il consigliere regionale Fausto Galanello ha rimproverato l’esecutivo Monti di aver commesso ‘una valutazione errata’ nel mettere a rischio un appuntamento che ‘deve essere pienamente salvaguardato’. Su Twitter si è espresso poi il governatore della Puglia Nichi Vendola, che ha bollato la scelta del ministero come ‘un’altra stupidaggine da rimettere a posto’.

 ‘Che non sia musica italiana è un grave errore’ è la reazione di Renzo Arbore, presidente dell’Associazione Umbria Jazz, il quale ha ricordato come anche in questo campo l’Italia sia ‘un’eccellenza, proprio come la Ferrari’. ‘Musicisti come Bollani, Rea, Rava, Petrella, Fresu sono ormai i migliori al mondo e il jazz in qualità di veicolo promozionale del nostro Paese è secondo solo al melodramma e certamente è davanti alla canzone e alla musica pop’, ha continuato ricordando che ‘diverse testate non solo europee, come il New York Times, hanno più volte raccontato ed elogiato lo stile italiano, non più secondo a nessuno per preparazione, innovazione e qualità’.  

Fonte: Lastampa.it