Mario Draghi: chi è l’uomo scelto da Mattarella, dati e curiosità

Mattarella ha scelto Mario Draghi per formare un nuovo Governo tecnico. L’ex Presidente della BCE è chiamato a far cessare lo stallo politico delle ultime settimane: il suo curriculum parla chiaro.

Mario Draghi, dalla BCE al Governo (Getty Images)
Mario Draghi, dalla BCE al Governo (Getty Images)

Ora tocca a Draghi. Mattarella ha espresso chiaramente l’esigenza di avere un Governo di “alto profilo” per uscire dallo stallo politico e dall’emergenza sanitaria nel nostro Paese, per cui la palla passa all’ex Presidente della BCE. L’uomo è pronto a raccogliere questa nuova grande sfida sulla base di una reputazione più che autorevole agli occhi dell’Europa e dei mercati.

Diversi, infatti, sono i temi al vaglio: in primis la stabilità, compattezza agli occhi degli Stati membri per intavolare una strategia comune e condivisa che possa salvaguardare anche il nostro Paese tanto a livello economico quanto a livello politico. Un giuramento, quello che si appresta a pronunciare Draghi al Presidente della Repubblica, segna un punto e a capo nell’organizzazione governativa. “È tempo dei costruttori”, ha detto qualcuno.

Mario Draghi, dalla Goldman Sachs alla BCE: una vita fra politica ed economia

Mario Draghi a capo del Governo tecnico (Getty Images)
Mario Draghi a capo del Governo tecnico (Getty Images)

Quali sono, però, queste fondamenta? Il curriculum di Mario Draghi parla chiaro: laureato alla Sapienza, un Master al Mit di Boston, Direttore Generale del Tesoro con il Ministro Carlo Azeglio Ciampi nella stagione delle privatizzazioni. Un breve periodo alla Goldman Sachs per poi ricoprire il ruolo di Governatore della Banca d’Italia, carica che l’ha visto in prima linea negli snodi internazionali del Financial Stability Board e nella BCE come membro del consiglio.

Dal 2011, però, Mario Draghi ha intrapreso il cammino più tortuoso: quello che, in tempi di crisi globale, ha salvato l’Europa. La sua candidatura alla guida della Banca Centrale Europea, che gli ha permesso diventare il terzo Presidente con il mandato fino al 2019, vista di buon occhio dagli Stati più attenti ai conti pubblici. Germania inclusa, con la Merkel che a più riprese ha avuto modo di apprezzare l’operato del 73enne romano. Il suo “cavallo di battaglia” è quel “Whetever it takes”, ovvero fare “tutto ciò che serve” per combattere la crisi. Nello specifico, fermare i mercati e fare da scudo ai Paesi più fragili per l’andamento dei tassi sui titoli di Stato.

Draghi in Europa: come lo vedono gli altri Paesi

Mario Draghi, Mattarella riparte dall'ex Presidente della BCE (Getty Images)
Mario Draghi, Mattarella riparte dall’ex Presidente della BCE (Getty Images)

Dalle parole ai fatti, con spiccata dialettica e poca retorica, certezze al posto di dubbi e una retta via da intraprendere con l’introduzione del “quantitative easing”: ovvero l’impegno della BCE – e delle banche centrali dei diversi Paesi europei – a sostenere i propri titoli sul mercato. Draghi ha cambiato l’organizzazione e lo sviluppo della BCE senza svilirne il ruolo. Interessato, ovviamente, alla politica non ha mai dato l’idea di parteggiare per uno schieramento o per l’altro. Sebbene Draghi abbia degli ideali politici ben precisi, pubblicamente non ha lasciato trasparire in nessun caso le proprie preferenze: equilibrio, sobrietà e rigore. Le parole d’ordine su cui Draghi impronterà questo nuovo corso politico in Parlamento.

Grande attenzione anche ai giovani, lasciati un po’ indietro in questa recente fase politica, a cui Draghi consentirà nuove opportunità e – se possibile – qualche speranza: “Chiedo ai Paesi di intervenire per garantire liquidità alle imprese e sostenere i redditi anche a discapito dell’aumento del debito”, ha detto in più di un’occasione proprio per favorire anche il riscatto delle nuove generazioni. Serviva, forse, un uomo così per rilanciare la politica in Italia? Un’altra Legislatura prende il via, sempre guidata da tecnici. Professionisti che tracceranno uno spartiacque fra “prima” e “dopo”, con la speranza di cambiare rotta verso quel ‘nuovo rinascimento’ citato spesso a sproposito nelle ultime settimane.