Covid, lockdown: ipotesi zona rossa per 100 giorni? Speranza smentisce

Covid, ipotesi lockdown. Da un po’ di giorni circolano voci su una possibile zona rossa con durata di 100 giorni. Il ministro della Salute Roberto Speranza smentisce categoricamente

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(Getty Images)

Emergenza sanitaria Covid-19. In vista della scadenza dell’attuale Dpcm, fissata al prossimo 15 gennaio, da giorni circolano voci secondo cui il governo starebbe lavorando ad un nuovo lockdown di circa tre mesi. La smentita, però, è categorica ed arriva direttamente da Roberto Speranza. “Nessun piano di 100 giorni in zona rossa” – ha rassicurato il ministro. Il numero uno del dicastero della Salute fa chiarezza, a dispetto di tutte le indiscrezioni e dei rumors. La strada scelta dal governo è quella del massimo rigore, probabilmente ancora per alcuni mesi, ma nulla a che fare con una soluzione così estrema.

L’esecutivo è al lavoro per varare il nuovo pacchetto di misure che entreranno in vigore dal 16 gennaio. Verosimilmente, si adotterà ancora il sistema delle tre aree di rischio (rossa, gialla e arancione, a seconda dei diversi livelli di criticità territoriali). Ad esse dovrebbe aggiungersi anche la fascia bianca, una sorta di “oasi felice” con restrizioni ridotte all’osso e da applicare soltanto nelle regioni con un indice Rt molto basso. La nuova misura, che potrebbe debuttare nel prossimo dpcm (o decreto legge), è stata proposta dal ministro Dario Franceschini. Le prossime ore saranno decisive per capire in che direzione andrà l’esecutivo. Ad ogni modo c’è chi rivendica l’efficacia di tutti i provvedimenti adottati fino ad oggi; è il caso di Francesco Boccia, ministro agli Affari Regionali.

Divieti e restrizioni, seppur necessari a detta degli esperti per contenere i contagi, pesano molto sull’economia del paese. I numeri della crisi scaturita dal Covid sono allarmanti. Confcommercio stima che, nel 2021, circa 300mila attività chiuderanno definitivamente. Tra i comparti più colpiti c’è quello della ristorazione. Da venerdì 15 gennaio circa 50mila esercenti, tra ristoratori e baristi, daranno vita all’iniziativa #ioApro1501: una protesta pacifica per dire basta alle restrizioni del governo. Intanto l’esecutivo è al lavoro per definire le nuove misure anti-Covid ed è braccio di ferro anche sulla proroga dello stato d’emergenza. Le opinioni sono discordanti. Tutti i dettagli.

No alla zona rossa di 100. Ma è scontro sulla proroga

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E’ scontro tra l’esecutivo e il comitato tecnico-scientifico sulla proroga dello stato d’emergenza. Stando alle indiscrezioni dell’ultima ora la maggioranza di governo propenderebbe per un’ulteriore proroga, sì, ma al massimo fino alla fine di aprile. Più rigorosa sarebbe invece la posizione degli esperti, consulenti dell’esecutivo, che vorrebbero il prolungamento dello stato d’emergenza fino al 31 luglio 2021. Insomma, un vero e proprio braccio di ferro con il premier, Giuseppe Conte, che sarebbe favorevole alla prima delle due ipotesi sopraindicate.

La richiesta del comitato tecnico-scientifico si baserebbe su quattro punti: pressione ospedaliera ancora alta; proseguimento della campagna vaccinale; andamento della pandemia a livello internazionale e, infine, possibile sovrapposizione tra i contagi Covid e quelli dell’influenza stagionale. Per quest’ultima vale la pena sottolineare che, dati recentissimi, confermano che sia praticamente crollata. I casi d’influenza stagionale, nell’anno della pandemia, sono quasi azzerati.

La campagna vaccinale in Italia prosegue a buon ritmo. Addirittura il paese si piazza al primo posto in Europa per il più alto numero di somministrazioni ad oggi effettuate. Sul territorio nazionale, però, si procede a velocità diverse. Ci sono regioni più e meno virtuose. Tra quelle più attive nell’ambito della campagna vaccinale ci sono Valle d’Aosta, Toscana, Emilia Romagna, Umbria, Campania. Va un po’ meno bene in Calabria, Molise, Basilicata e Sardegna. Il governo starebbe pensando ad un sistema di premialità, per incentivare le vaccinazioni nei territori. In particolare, alle regioni più virtuose, potrebbe essere assegnato un quantitativo maggiore di dosi.

L’Italia, ad oggi, può contare sui vaccini di Pfizer e Moderna, che sono gli unici due produttori attualmente autorizzati a distribuire sul mercato. Per il 29 gennaio dovrebbe arrivare l’ok anche per AstraZeneca. Ad ogni modo, stando a quanto riferito dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) l’immunità di gregge non si raggiungerà entro il 2021. Bisognerà convivere ancora per alcuni mesi con il virus e, contemporaneamente, la campagna vaccinale deve essere portata avanti. Ragion per cui sarà necessario contenere, il più possibile, i contagi. Una loro impennata potrebbe compromettere il risultato finale.

Esperti e politici raccomandano massimo prudenza. Per il ministro Francesco Boccia: Il rigore e la responsabilità collettiva devono caratterizzare anche le prossime settimane per abbassare la pressione sulle reti sanitarie e aiutare, così, tutti gli operatori impegnati nella campagna vaccinale”.

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Insomma la strada è ancora tutta in salita. Rispetto ai mesi passati c’è un’arma in più, ovvero i vaccini contro il Covid, ma la fine della pandemia sembra essere ancora lontana.