Covid, restrizioni: ristoratori e baristi riaprono per protesta. Ecco come

Covid, protesta contro le restrizioni. Ristoratori e baristi riapriranno dal 15 gennaio, in barba ai dpcm del governo. L’iniziativa corre veloce sui social con l’hashtag #ioApro1501 ed ha già raccolto 50mila adesioni

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Restrizioni anti-Covid: sono tante e, a detta di molti esercenti, non più sostenibili. Scatta la protesta di ristoratori e baristi contro i divieti introdotti dai dpcm del governo Conte. Si parte il 15 gennaio 2021. L’iniziativa corre veloce sui social con l’hashtag #ioApro1501 ed ha raccolto già 50mila adesioni. L’idea è partita da Pesaro e sembra aver riscosso grande successo su tutto il territorio nazionale. Baristi e ristoratori aderenti all’iniziativa riapriranno le loro attività a pranzo e a cena. Una protesta pacifica per porre l’accento sull’enorme disagio che le categorie in argomento stanno vivendo dall’inizio della pandemia. La disobbedienza civile, che sarà composta e pacifica fanno sapere gli organizzatori, inizierà venerdì. I primi a rialzare le serrande saranno proprio baristi e ristoratori, che rimarranno aperti fino alle ore 22, nel rispetto del coprifuoco.

Quello della grave crisi economica scaturita dal Covid è un tema molto caldo. Nel Belpaese il turismo è stato praticamente annientato. Le città d’arte non registrano presenze dall’estero ormai da quasi un anno. E’ eclatante il caso di Venezia dove, la gestione di diversi locali storici del centro, è già passata in mani cinesi. Le cose non vanno meglio per il turismo religioso. Nei principali centri di devozione religiosa, pellegrinaggi e visite sono stati praticamente azzerati. Assisi, città del patrono d’Italia, piange lacrime di sangue a causa di una crisi senza precedenti.

Il settore del turismo, con tutti i vari indotti (includendo bar e ristoranti ma non solo) vale una fetta consistente del Pil nazionale, circa il 13%. Un dato significativo e non trascurabile. Per gli addetti ai lavori, ad oggi, i ristori del governo tardano ad arrivare. Quelli che invece li hanno ricevuti, hanno solo tamponato qualche difficoltà. In questo contesto di estremo disagio s’inserisce la protesta #ioApro1501.

Restrizioni Covid, scatta la protesta “Io Apro”. I dettagli

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Ristoratori e baristi sul piede di guerra per dire No a divieti e restrizioni anti-Covid introdotti dal governo. Il grido d’allarme partito da Pesaro porterà alla riapertura delle attività commerciali (ovviamente di quelle aderenti all’iniziativa) già da venerdì 15 gennaio. Vogliamo aprire per ricominciare a lavorare in sicurezza. Questo è il nostro obiettivo. Abbiamo stilato un nostro Dpcm autonomo da rispettare, visto che il Governo non ne è capace”. Questo è il commento di Umberto Carriera ai microfoni di ByoBlu24. L’imprenditore è tra i promotori dell’iniziativa che interesserà tutta Italia, da Nord a Sud, e alla quale hanno aderito in pochi giorni in 50mila, tra baristi e ristoratori.

L’intenzione è quella di dare un segnale forte alle istituzioni, relativamente ad una situazione che, per i due comparti (ma non solo) non è più sostenibile. Le riaperture saranno ordinate, ha rassicurato Carriera, e avverranno con la massima cautela. Il portavoce della protesta #ioApro1501 è stato ospite nella puntata di ieri sera del programma Fuori dal Coro. Mario Giordano ha posto l’accento sulla questione delle multe che potrebbero essere fatte agli esercenti disobbedienti. “E nel caso in cui si incorresse in una multa, come farete?” – ha chiesto il conduttore. Carriera ha spiegato che è stata organizzata un’adeguata assistenza legale, a tutela sia degli esercenti che dei clienti.

Per promuovere l’evento è stato realizzato un video caricato su Youtube, proposto poi anche su Twitter. “Venerdì non ci sarà alcuna manifestazione o protesta – ha spiegato Umberto Carriera – ma soltanto una risposta che si chiama sopravvivenza. Non possiamo più sopportare la pressione economica e sociale che c’è in questo momento. Non sarà un open day ma, piuttosto un io apro e non chiudo più. Siamo disposti a lavorare, anche con ulteriori restrizioni, ma vogliamo lavorare perché ne abbiamo un estremo bisogno. Siamo obbedienti alla Costituzione“.

“Io apro, in sicurezza, e dovreste farlo anche voi” – così ha commentato ancora Umberto Carriera. Un altro ristoratore, invece, ha detto: “La sveglia e suonata e non ci stiamo alzando. E te? Vuoi rimanere là? A te la scelta, noi sappiamo già cosa fare”. Le adesioni arrivano da tutta Italia. Pesaro, Sassuolo, Firenze, Bologna, Viareggio, Modena sono solo alcune delle città italiane in cui è stata sposata la causa. Per l’iniziativa in arrivo, il dibattito politico si surriscalda. Matteo Salvini, leader della Lega, appoggia la protesta pacifica.

E’ duro, invece, il commento del sindaco di Pesaro del Pd, Matteo Ricci, secondo cui che un ex Ministro dell’Interno appoggi apertamente azioni illegali è di per sé molto grave. Che poi lo faccia in un momento come questo, in piena pandemia, è irrispettoso nei confronti di chi soffre e di tutti gli altri ristoratori in difficoltà che rispettano le leggi italiane”. Così si è espresso il primo cittadino ai microfoni di Vivere Pesaro.

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Per l’inizio della disobbedienza civile è stata scelta una data simbolica, ovvero quella del 15 gennaio, giorno in cui scadrà il Dpcm attualmente in vigore. E’ attesa per le prossime scelte del governo, che potrebbe decidere anche di prorogare lo stato di emergenza, forse fino a fine aprile.