Come farsi obbedire dai figli senza urlare: le regole utili

Per molti genitori farsi obbedire dai figli senza urlare è un’impresa piuttosto complicata. Scopriamo quali sono le regole da seguire. 

come farsi obbedire senza urlare
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Molto spesso capita che i genitori trovino difficoltà a farsi obbedire dai figli senza necessariamente dover alzare la voce, o peggio urlare.

Anzi, talvolta sono proprio quei genitori sempre disponibili e addirittura troppo morbidi a cadere nel grave errore di urlare per farsi ascoltare.

Come fare allora per farsi ascoltare dai propri figli e ottenere la giusta attenzione da loro senza ricorrere ai metodi forti che spesso si rivelano controproducenti? Scopriamolo di seguito.

Ecco alcune regole utili per farsi obbedire dai figli senza urlare

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Il problema di dover ricorrere alle urla per farsi obbedire dai propri figli è purtroppo più comune di quanto pensiamo.

Sono tanti infatti i genitori che presi dai ritmi frenetici spesso si ritrovano a doversi far obbedire dai propri bambini a suon di strilli.

E se una volta bastava uno sguardo per far ammutolire un bambino e spaventarlo al giorno d’oggi i metodi educativi, per fortuna, si sono ammorbiditi ma spesso anche troppo e molti genitori si ritrovano a fare i conti con figli prepotenti e disubbidienti.

Secondo quanto afferma Daniele Novara, pedagogista, counselor e formatore, nel suo libro “Urlare non serve a nulla” i genitori che urlano o infliggono pene corporali ai figli ottengono l’opposto, ovvero peggiorano i comportamenti negativi e scorretti. 

Il bambino che è educato in questi termini svilupperà una bassa autostima compromettendo a lungo andare anche il rapporto con il genitore stesso.

Il problema di fondo per Novara è la mancanza di un progetto educativo chiaro. Inoltre, essere un genitore troppo morbido ed emotivo finisce per sortire l’effetto contrario nel figlio. Questo perché l’adulto si sente frustrato e quindi finisce per arrabbiarsi e perdere le staffe. Addirittura il genitore di questo tipo svilupperà un senso di rancore nei confronti del figlio che ‘dopo tutto’ non obbedisce.

Secondo Novara quindi è bene mettere da parte l’emotività quando si parla di educazione e adottare un modello di educazione dove a prevalere deve essere l’organizzazione.

Quello che sottolinea il pedagogista è che ai bambini servono delle regole e non dei comandi. C’è differenza tra “stai seduto” e “a tavola si mangia seduti”.

Avere delle regole da seguire significa libertà secondo il modello educativo che suggerisce Novara. Perché in questo modo il bambino saprà dove potrà muoversi e non sarà “disorientato dagli eccessi di permissività che finiranno per diventare punizioni e castighi”.

Scopriamo allora come devono essere queste regole e su quali caratteristiche devono basarsi.

1) Coesione. Le regole devono essere fatte in due. Mamma e papà dovranno essere d’accordo altrimenti questo genererà confusione nei figli. E quando si crea questa crepa i bambini si insinuano proprio lì cercando di ottenere quello che vogliano dal genitore che reputano più debole o in difficoltà. Una regola che non è sostenuta da entrambi i genitori avrà vita breve.

2) Chiarezza. Una regola deve essere chiara e comprensibile dal bambino. Quello che a noi può sembrare perfettamente comprensibile per i nostri figli invece spesso non lo è. Quando si stabiliscono e dettano le regole ai figli meglio usare forme impersonali. Ad esempio. “A tavola si sta seduti” e non “Lo sapete o no che a tavola dovete stare fermi e seduti?”.

3) La regola deve essere realistica e adeguata. Ovvero il bambino deve essere in grado di metterla in pratica e deve essere pertinente alla sua età. Ad esempio, scrive ancora Novara, “è difficile aspettarsi che un bambino di 5 anni passi troppo tempo seduto al ristorante senza potersi alzare”. In questo caso se facciamo scattare la punizione perché il bimbo, giustamente dopo un po’ non ce la fa più, saremo in torto noi.

4) Sostenibilità. Quando diamo una regola non dobbiamo essere contradditori. Ad esempio se fuori piove e facciamo uscire nostro figlio a giocare non dovremo dirgli “Vai pure a giocare fuori ma stai attento a non bagnarti” sarebbe impossibile. “Le regole insostenibili – afferma Novara – sono deleterie perché creano un senso di sfiducia nel sistema organizzativo stesso”.

5) Ragionevolezza. Prima di dare una regola è bene chiedersi se è funzionale al sistema educativo e se è davvero utile alla crescita del bambino o se è una regola che soddisfa semplicemente i bisogni del genitore in quel momento.

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Avendo in mente un chiaro progetto educativo anche i nostri figli riusciranno ad orientarsi meglio senza cadere in errori che poi finiranno per generare urla ed eventuali punizioni.

 

 

 

 

 

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