Caso Willy: aggravante razziale a carico degli aggressori – VIDEO

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Gli aggressori di Willy Monteiro Duarte hanno ucciso il ragazzo per odio razziale? Lo stabiliranno i giudici.

Le motivazioni che hanno spinto Gabriele Bianchi, Alessandro Bianchi, Mario Pincarelli e Francesco Belleggia a pestare Willy Monteiro Duarte fino a provocarne la morte sono certamente di varia natura ma, secondo le autorità, è possibile proporre l’aggravante delle motivazioni razziali alle accuse di cui i quattro giovanissimi imputati dovranno rispondere.

La decisione degli inquirenti nasce da numerosi messaggi d’odio razziale che i ragazzi hanno sempre impunemente scambiato via social. A seguito della notizia ha fatto estremo scalpore la risposta del genitore di uno dei quattro aggressori.

Gli aggressori di Willy lo hanno ucciso (anche) per odio razziale? Le prove

Willy Duarte
Willy Monteiro Duarte (Instagram)

A scatenare la rissa che avrebbe condotto alla morte di Willy Monteiro Duarte è stata una motivazione futile: il branco degli aggressori aveva preso di mira un amico di Willy che, pur trovandosi in netta inferiorità numerica e ancor più netto svantaggio dal punto di vista fisico, ha deciso di intervenire per calmare gli animi.

A quel punto gli aggressori hanno risparmiato Emanuele, il ragazzo contro cui si erano rivolti fino a quel momento, e hanno preso di mira Willy, utilizzando anche le proprie conoscenze di arti marziali per portare contro di lui dei colpi che non gli hanno lasciato alcuno scampo.

Oggi, secondo gli inquirenti, ci sono prove che porterebbero a sostenere la tesi per cui a causare la morte di Willy non sono stati solo futili motivi violenza incontrollata, legata all’esplosione della rissa, ma anche motivi razziali.

La Repubblica ha pubblicato uno screenshot in cui Gabriele e Alessandro Bianchi si davano man forte nell’usare una spropositata violenza verbale verso un uomo di origini egiziane.

Ragazzo ucciso a Colleferro, per gli aggressori si valuta l'aggravante razziale

Proprio la “memoria digitale” di quanto scritto dai due fratelli potrebbe rappresentare una prova inconfutabile a loro carico che confermerebbe l’aggravante razziale dell’omicidio.

In realtà, mentre la giustizia fa il proprio corso, procedendo nel rispetto della prassi giudiziaria, l’opinione pubblica è già profondamente convinta che l’aggravante razziale sia non solo presente, ma estremamente importante nella definizione delle motivazioni che hanno portato “il branco” a commettere l’omicidio.

Proprio nelle ultime ore ha fatto enorme scalpore la dichiarazione di uno dei genitori dei quattro arrestati: “Cos’hanno fatto? Non hanno fatto niente. Hanno solo ucciso un extracomunitario” ha affermato pubblicamente la persona in questione, e la dichiarazione è stata riportata da numerose testate giornalistiche tra cui, appunto, Repubblica.

In tutto questo, a cercare di levare una voce fuori dal coro di chi accusa Colleferro di essere una città pericolosa e razzista, è il sindaco della cittadina: “Colleferro non è mai stata razzista” ha sostenuto il promo cittadino Pierluigi Sanna e, a fargli eco, anche il sindaco di Paliano, dove Willy risiedeva assieme alla sua famiglia.

La verità raccontata dai cittadini e soprattutto da coloro che conoscevano Willy è molto diversa: nella provincia laziale non sono rari fenomeni di violenza e di razzismo ai danni di cittadini stranieri o italiani di origine straniera (come nel caso di Willy che, compiuti i 18 anni, era diventato ufficialmente cittadino italiano).

Anche stavolta, a testimoniare che l’ondata razzista è tutt’altro che limitata, sono arrivati (sempre via social, e quindi nero su bianco) anche i commenti di diversi “giovani ammiratori” degli uccisori di Willy, residenti a Latina e provincia.