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Antonello Falqui | Cacciatore di idee e promotore di sogni nello spettacolo televisivo

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Antonello Falqui, inventore del Varietà televisivo, si è spento a Roma all’età di 94 anni. Ripercorriamo le tappe decisive del suo percorso artistico.

Antonello Falqui (Twitter)

Saper divertire, emozionare, sorprendere quando ancora non l’aveva fatto nessuno. Perlomeno in televisione, dove non c’era ancora la concezione di show legata ad un autentico “carrozzone” di suggestioni ed arti diverse. Dalla commedia al dramma con la semplicità – fra virgolette – di un gesto, un cambio scena, una singola e fragorosa pantomima. Da qui il nome: “Varietà”, si fa un po’ di tutto per ammaliare e impressionare il pubblico pagante.

A capirlo, fra i primi, è stato Antonello Falqui. Per citare un famoso spot: “Bastava la parola”. C’è chi addirittura lo definisce il padre di questo genere televisivo, sempre in prima linea dal ’54, Falqui ha plasmato il mezzo televisivo con solerzia, inventiva e originalità. Gran parte del materiale presente nelle teche Rai è stato partorito dalla sua mente: contorta e geniale, ma sempre al servizio di una platea.

Antonello Falqui, in che modo la stravaganza diventa un format: genesi e sviluppo del Varietà

Antonello Falqui con Mina e Rita Pavone (Twitter)

Si è spento a Roma, all’età di 94 anni, il 15 novembre. Sulla sua pagina Facebook ufficiale un messaggio: “Sono partito per un lungo lungo lungo viaggio… potete venire a salutarmi lunedì 18 novembre alle ore 11 nella chiesa S. Eugenio a viale delle Belle Arti a Roma”, anche da queste poche parole si evince il pragmatismo e la velata ironia di un uomo che è vissuto così a lungo, forse, perchè ha saputo anteporre spensieratezza e capacità alle preoccupazioni, mai abbastanza, dell’intera vita. Porta con sé esperimenti riusciti e lascia eredità pesanti, a livello di format e idee, che vengono riproposte in altre salse ancora oggi.

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Ha lavorato, facendoli esaltare ulteriormente, con quasi tutti. Al punto da conoscerne i lati più intimi e, se vogliamo, controversi: Nino Manfredi, Mina, Ugo Tognazzi, Walter Chiari, Rita Pavone, Ornella Vanoni, Paolo Villaggio e Franca Valeri. Solo alcuni dei volti noti che hanno condiviso la scena – e lo schermo con lui.

“Il musichiere” (1957-1960), padre putativo di Sarabanda e similari, “Canzonissima” (1958, 1959, 1968, 1969), “Studio Uno” (1961, 1962-63, 1965 e 1966) e “Milleluci” (1974) i programmi che ha lanciato ed ampliato nel tempo. Mosaico incredibile di necessità diventate col favore degli anni virtù, per tracciare la strada maestra agli showmen del futuro. Chiedere a Fiorello che, sulle orme di Falqui, cammina e persegue un viatico fatto di teatralità ed enfasi in cui il direttore artistico diventa parte del tutto e il frontman (espressione musicale prestata allo spettacolo non a caso) diviene necessario nell’apporto con la quarta parete: il pubblico, a casa e in studio. Un intrattenimento senza filtri atto solamente a lasciare quel pizzico di nostalgia e familiarità che si trasforma quasi sempre in una dipendenza benigna. Falqui ha saputo insegnarci che cult non significa necessariamente vecchio, ma può voler dire anche e soprattutto intramontabile. Proprio come le sue creazioni, rimaste come unico taccuino da cui prendere indegnamente spunto. Arrivederci, Antonello!

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