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“C’era una volta a Hollywood”: Tarantino e il culto delle macchine (da presa)

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“C’era una volta a Hollywood” è un ritratto spassionato dell’America ai tempi di Charles Manson. Tarantino, nel suo omaggio avanguardista, si è affidato anche ad una vasta scelta di automobili.

Quentin Tarantino alla premiere di “Once upon a time in Hollywood” (Getty Images)

I film di Tarantino sono un ritratto del tempo che passa scandito nei dettagli: un sorriso accennato prima di una clamorosa rapina all’interno di una caffetteria, il ghigno tracotante che anticipa la strage nel retrobottega di un negozio di armi, i cenni d’intesa in un camerino di un centro commerciale, lo sparo prima di una pozza di sangue che intaserà una macchina in cammino sulla strada provinciale.

Sono innumerevoli i particolari dei suoi film, che vengon fuori poco alla volta – e acquistano valore – ciak dopo ciak, scena dopo scena, per più di una visione. Un caleidoscopio di colori e sfumature che comprende oggetti, accessori e scelte stilistiche ben precise. Il contorno di una scena, secondo Tarantino, è la spalla ideale per un attore. Quindi sul set deve essere determinate, e accattivante, tanto quanto lui.

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“C’era una volta a Hollywood”: oltre duemila veicoli utilizzati, fondamentali quasi quanto gli attori

Quentin Tarantino firma autografi alla premiere del suo ultimo film (Getty Images)

Allora finisce che, oltre al cast, la selezione dettagliata Quentin la faccia anche per tutto il resto: vale a dire quella sequela di cose di cui dovrebbe occuparsi l’assistente di produzione con l’aiuto regista e, invece, a mettere bocca è ancora lui. Factotum dentro e fuori dal set.

Una parte preponderante, nei suoi lavori, l’hanno sempre avuta le auto: un gran numero di macchine ha sempre contraddistinto i suoi film, veicoli ricercati e scelti in modo quasi maniacale da renderli importanti al pari di ciascun attore. Se non di più. Una macchina piuttosto che un’altra potrebbe dare un significato diverso alla sequenza.

Follia o meticolosità? Mentre gli addetti ai lavori si affannano a trovare una risposta “C’era una volta a Hollywood” – il suo girato numero nove – offre un’ulteriore e definitiva dimostrazione di quanto le sue idee siano strettamente correlate ai motori: più di duemila macchine – numero spropositato all’interno di un film – garantiscono una presenza continua di automobili. Una vera e propria parata di auto classiche (americane e non) per rappresentare Hollywood e la sua ‘Età dell’Oro’, culminata poi con la strage perpetrata della Family di Charles Manson.

Ciascun ritratto di celebrità, descritto e riadattato in salsa tarantiniana, è accompagnato e contestualizzato da un veicolo: anche in tal caso, non mancano riferimenti ed omaggi ai suoi precedenti lavori. Ritroviamo, infatti, la Cadillac De Ville color crema che è la stessa portata a spasso da Mr. Blonde ne “Le iene”.

L’attore Michael Madsen la comprò alla fine del film, rendendola nuovamente disponibile per quest’ultima fatica cinematografica, previa un leggerissimo restauro.

Per non parlare della Karmann Ghia color blu, guidata dal folle stunt-man Cliff Boot, un inappuntabile Brad Pitt in t-shirt Champion, che avevamo già visto in “Kill Bill”. La Karmann Ghia apre le danze ad una serie di altri prototipi feticcio come la MG TD del 1962, identica a quella vista nel film “L’amante perduta” girato nel ’69 a Los Angeles. Il veicolo era stato acquistato durante un’asta dall’attrice Debbie Reynolds, che poi la prestò alla figlia Carrie Fisher – la Principessa Leila di “Guerre Stellari” – per imparare a guidare rimettendoci buona parte della carrozzeria. Quella macchina, molto familiare anche a Ryan ‘O Neal in “Love Story”, è il tratto distintivo della coppia Sharon Tate-Roman Polanski che Tarantino ripesca e celebra.

Quentin Tarantino, fra memoria storica e citazioni illustri: l’intelaiatura scenica del nuovo film

Immancabile, poi, la Ford Galaxie color Inca Gold del 1959. Quella utilizzata da Charles Manson per gli omicidi. Il criminale di Cincinnati è morto in carcere nel 2017, ma la macchina esiste ancora: fa parte di una collezione privata, il proprietario l’aveva messa a disposizione per le riprese, dando il consenso per l’eventuale affitto del mezzo. Tuttavia, Tarantino (un po’ per scaramanzia, un po’ per timore reverenziale) ha preferito usare una riproduzione molto fedele credendo che l’automobile originale sarebbe stata una “presenza macabra” durante le scene.

“C’era una volta a Hollywood”, anche dal punto di vista strutturale e scenico, ci riporta indietro di cinquant’anni sulle strade di Hollywood Boulevard e negli angoli più iconici di Los Angeles. Innumerevoli sono i rimandi al passato vissuto dal regista, per questo è stato fatto un lavoro certosino per concretizzare una mole così ampia di memoria storica: resa credibile anche attraverso la vasta scelta – mirata e affatto casuale – delle quattro ruote.

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