Dislessia e DSA nei bambini, come riconoscerle e come intervenire

Dislessia nei bambini, come riconoscerla, come intervenire con le strategie giuste: Le cause e i sintomi sui Disturbi Specifici di Apprendimento (DSA)

Bilinguismo Dislessia e disturbi specifici dell’apprendimento Fonte: Pixabay

I disturbi dell’apprendimento spesso possono essere ben nascosti nei bambini in età scolare. Non sempre è facile capire se un bimbo possa soffrire di DSA-Disturbo Specifico dell’Apprendimento – oppure no. Per i ragazzi e le loro famiglie, settembre significa ricominciare la scuola: un nuovo anno, nuove esperienze e il ritorno fra i banchi con compagni vecchi e nuovi.
Per molti ragazzi significa anche un nuovo inizio: un nuovo posto dove imparare, fare amicizie, crescere insieme, insomma in poche parole, un nuovo posto dove vivere. E non sempre i nuovi inizi vengono accolti con grande gioia: per chi ha un Disturbo Specifico dell’Apprendimento (DSA), cominciare la scuola significa anche confrontarsi con alcune problematiche legate alle difficoltà di leggere, scrivere o fare i calcoli.

Si tratta di disturbi che, se non correttamente riconosciuti e affrontati, possono generare in primis disagio e senso di frustrazione nel bambino o nel ragazzo, che può sentirsi non compreso nelle sue difficoltà e vivere con disagio la scuola. Ma come fare a capire quando si ha a che fare con un problema legato all’apprendimento come la Dislessia? Capiamone un po’ di più e valutiamo le cause, la diagnosi da fare e come aiutare un bimbo/bimba dislessica

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Dislessia nei bambini: cos’è e come riconoscere i sintomi

Dislessia e DSA (Fonte: Getty Images)

Spesso questi bimbi sono etichettati come pigri, svogliati e disattenti ma non è così, perché in realtà ad una seconda analisi più accurata, si capisce che questi bambini fanno fatica a imparare a leggere e non riescono a farlo speditamente, col rischio di non capire quello che leggono. Difficilmente poi non incappano in qualche errore durante i dettati e, a volte, imparare a memoria una poesia è un’impresa tutta in salita. Ma non è questione di scarso impegno o mancanza di concentrazione. Le bambine e i bambini dislessici hanno a che fare con un disturbo specifico dell’apprendimento che rende più difficile imparare a leggere e scrivere, tanto da poter condizionare negativamente il rendimento scolastico, e far sentire a disagio i piccoli scolari che non riescono a padroneggiare le lettere che affollano la pagina di un libro, di un quaderno o la lavagna. Ma i genitori quanto ne sanno di questo disturbo? Saprebbero riconoscere i sintomi nel proprio figlio? Un’accurata valutazione è fondamentale per poter intervenire subito e rendere la vita del bimbo più semplice e facile possibile. Cos’è quindi la Dislessia nei bambini? La dislessia evolutiva, detta anche disturbo specifico della lettura, è un disturbo dello sviluppo neurobiologico che compromette la capacità di imparare a svolgere in modo fluido e senza fatica tutte quelle operazioni mentali necessarie per leggere: riconoscere le singole lettere, le sillabe o le parole, e associarle con i suoni corrispondenti.

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La dislessia si manifesta innanzitutto con evidenti difficoltà di lettura. Nel complesso, infatti, le prestazioni nella lettura dei bambini dislessici risultano molto al di sotto del livello che ci si aspetterebbe in base all’età, alla classe frequentata e al livello intellettivo generale. I dislessici, qualche volta leggono anche piuttosto velocemente, ma non in modo corretto. La lettura, cioè, è accompagnata da numerosi errori, quali, per esempio, omissioni di parole o parti di parola, inversioni di lettere o numeri (21-12), confusione tra lettere, per esempio quelle che hanno tratti visivi simili o speculari (e/a, b/d), e sostituzioni di parti o intere parole, in pratica una parola viene letta al posto di un’altra con cui condivide alcune lettere (Algeri/allegri), a causa di un deficit nel processare l’informazione visiva. Oppure la lettura può essere sufficientemente corretta, ma molto lenta, perché la decodifica grafema-fonema non è automatizzata.Va ricordato che non tutti i bambini che inizialmente mostrano difficoltà nell’acquisire le basi della lettura sono dislessici. Molti bimbi recuperano spontaneamente le difficoltà iniziali e raggiungono in tempi abbastanza brevi livelli assolutamente normali di competenza. Proprio per questo, si è molto prudenti e si aspetta almeno un anno e mezzo di scolarizzazione prima di formulare una diagnosi

I bambini affetti da disturbo dislessico incontrano difficoltà nel comprendere ciò che leggono e, di conseguenza, devono rileggere più volte un testo per capirne il contenuto, con l’effetto di affaticarsi di più. E non di rado la dislessia è accompagnata da altre difficoltà, per esempio verbali, come recuperare termini appropriati o memorizzare parole nuove, con i numeri, in particolare nel calcolo mentale e nella memorizzazione delle tabelline, o nella scrittura (disortografia).

Le cause della dislessia sono purtroppo ancora oggi abbastanza sconosciute: la scienza ritiene che sia dovuta ad una base genetica e neurobiologica che si combina a fattori di rischio ambientale.

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DSA: Disturbi Specifici dell’Apprendimento, cosa sono e come si dividono

Dislessia e DSA nei bambini (Istock Photos)

Sebbene siano definiti “disturbi”, di fatto non hanno le caratteristiche tipiche di una malattia. Hanno un’origine neurobiologica e dipendono dalle peculiari modalità di funzionamento delle rete neurali coinvolte nei processi delle abilità di lettura, scrittura e calcolo. Non pregiudicano quindi le capacità cognitive e non sono causati né da deficit di intelligenza o sensoriali, né da problemi ambientali o psicologici, ma possono essere considerati come caratteristiche specifiche dell’individuo, così come ad esempio l’orecchio musicale o il senso dell’orientamento. Sulla base del tipo di difficoltà specifica che comportano, i DSA si dividono in:

  • Dislessia, disturbo specifico della lettura che si caratterizza per la difficoltà nell’effettuare una lettura accurata e fluente in termini di velocità e correttezza. Tale difficoltà può avere ripercussioni sulla comprensione del testo scritto;
  • Disortografia, disturbo specifico della scrittura che si manifesta con difficoltà nell’apprendere ed automatizzare le regole di conversione fonema-grafema e la corretta forma ortografica delle parole;
  • Disgrafia, disturbo specifico della componente esecutivo-grafica della scrittura, di natura motoria, inerente la difficoltà ad imparare a scrivere in modo fluido, armonico e leggibile a causa di un deficit nei processi di realizzazione grafica;
    Discalculia, disturbo specifico delle abilità di calcolo, con difficoltà importanti nell’automatizzazione dei processi di calcolo sia mentale che scritto, nell’acquisizione e recupero dei fatti numerici (come le tabelline, ecc.) e, in generale, nel comprendere e operare con i numeri.

Diagnosi, il ruolo della scuola e la Legge 170/2010 sui DSA

Dislessia e DSA, diagnosi e legge (Istock)

Dopo aver effettuato una valutazione specialistica ed aver validato la diagnosi di un DSA, sarà compito dello specialista individuare il trattamento più efficace per ogni paziente, che dovrà tenere conto di tutte le caratteristiche e manifestazioni del disturbo, oltre che dei punti di forza del bambino/ragazzo. Ogni trattamento dovrà essere personalizzato e dovrà trovare supporto corale nella scuola attraverso la predisposizione di un Piano Didattico Personalizzato (PDP). Il PDP previsto dalla legge 170/2010 è un progetto educativo e didattico commisurato alle potenzialità dell’alunno, che ne deve rispettare i tempi di apprendimento e ne deve valutare i progressi rispetto alle abilità di partenza. Al suo interno devono anche essere definiti tutti i supporti e gli accorgimenti con cui si intende sostenere l’alunno durante il percorso di studio, comprensivo delle misure dispensative e degli strumenti compensativi necessari alla realizzazione del successo scolastico. Questo piano va elaborato su misura per ogni singolo ragazzo, non può essere fatto sulla base di frasi prestampate. Più è semplice, più è probabile che venga applicato: un buon modello di riferimento per costruirlo è quello del MIUR. Gli specialisti, fatta la diagnosi, predispongono un piano di aiuto, lavorando su due aspetti: il potenziamento, per migliorare le abilità oggettive (ad esempio la velocità di lettura) e il metodo di studio con gli strumenti compensativi più adatti, puntando alla crescita di una sempre maggiore autonomia del ragazzo.

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La legge 170/2010 detta i principi generali che devono guidare l’intervento del piano didattico, nell’ambito scolastico e sanitario, per garantire una gestione appropriata della dislessia e di altri disturbi specifici di apprendimento, al fine di favorire la migliore realizzazione delle potenzialità delle persone che ne sono affette.  Obiettivo primario della legge 170 è garantire l’autonomia dello studente attraverso degli strumenti compensativi. Molti di questi strumenti compensativi possono essere fruibili mediante l’uso del PC, ma il loro utilizzo deve comunque essere integrato con il percorso di studio, le strategie e una didattica adeguata.
Non è sufficiente fornire un pc allo studente per poter dire di aver fornito uno strumento compensativo. Gli strumenti compensativi, sia quelli ad alta che quelli a bassa tecnologia, sono utili sia per compensare le difficoltà degli studenti  che per valorizzare le loro abilità e il loro potenziale. Quando vengono utilizzati in modo efficace, personalizzato e strategico, diventano fondamentali per accompagnare i ragazzi in un percorso di autonomia. Diversi software compensativi di supporto all’apprendimento prevedono l’interazione con i libri digitali, cioè con testi scolastici in formato pdf aperto.

Gli studenti con DSA e certificazione 104/1992 possono ottenere la versione digitale dei libri di testo della scuola attraverso il servizio LibroAID.

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Dislessia: come si manifesta nei bambini in base all’età

Dislessia e DSA (Istock)

La dislessia è un disturbo congenito, presente fin dalla nascita anche se le prime manifestazioni evidenti si hanno con l’inizio della scolarizzazione, quindi intorno ai 3-5 anni. Il problema risulta evidente in seconda-terza elementare, anche se alcuni segni si possono osservare già a partire dalla scuola dell’infanzia. Il 60%, infatti, dei bambini che manifestano un ritardo nello sviluppo del linguaggio in età prescolare, perché per esempio sbagliano alcune parole e hanno un vocabolario scarso e composto da poche parole, manifestano poi disturbi dell’apprendimento. Di seguito osserviamo i segni da non sottovalutare in base all’età evolutiva del bambino.

Età Prescolare

  • ritardo nella comparsa del linguaggio
  • pronuncia scorretta delle parole lunghe o inversione dell’ordine delle lettere all’interno delle parole
  • difficoltà nel linguaggio parlato e nella costruzione della frase
  • difficoltà con filastrocche e frasi in rima
  • difficoltà a imparare le lettere dell’alfabeto

Età Scolare

  • difficoltà nell’apprendimento dei nomi e dei suoni delle lettere
  • ortografia incoerente e inadeguata
  • capovolgimento/rotazione di lettere e cifre, ad esempio “6” invece di “9” o “b” invece di “d”
  • confusione nell’ordine delle lettere all’interno delle parole
  • lettura lenta e poco fluente (lettura ad alta voce faticosa, stentata e con errori)
  • difficoltà visive durante la lettura
  • difficoltà a rispondere per iscritto a delle domande cui si era già risposto oralmente
  • difficoltà a eseguire una sequenza di indicazioni
  • difficoltà ad apprendere le sequenze, come i giorni della settimana o l’alfabeto
  • scrittura lenta e difficoltosa

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Dislessia: i 3 principali campanelli d’allarme da considerare

mamma e figlia Dislessia e DSA (Istock Photos)

E’ importante tenere sotto osservazione quei bambini che in età scolare, dopo alcuni mesi dall’inizio della scolarizzazione trovano difficoltà nell’apprendimento delle basi dell’insegnamento, soprattutto se sono presenti altri indicatori di rischio, come altri familiari con dislessia. Provare ad aiutare il bambino a superare le difficoltà, anche con interventi di supporto a livello didattico è importante e se i problemi persistono essere pronti a effettuare approfondimenti con uno specialista. Ma attenzione, non esageriamo nell’attribuire disturbi con facilità, quando invece il bimbo ha solo bisogno di un po’ di tempo fisiologico. Comunque, gli indicatori sui quali i ricercatori si sono concentrati in caso di dislessia sono principalmente 3. Scopriamo quali:

  1. Difficoltà a capire la parola giusta:  Così come altro campanello di allarme è considerata l’incapacità di rapida denominazione: i bambini dislessici hanno infatti difficoltà a trovare velocemente la parola giusta da usare al momento giusto.
  2. Abilità fonologiche: cioè la capacità o meno di discriminare suoni simili e di segmentare i suoni delle parole nelle sillabe costituenti.
  3. Ridotte capacità visivo-attenzionali: la capacità di estrarre dal contesto visivo l’informazione rilevante rispetto a quella irrilevante, possono indicare rischio di dislessia.

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Come viene diagnosticata la dislessia nel bimbo

Dislessia e DSA, Diagnosi (Istock)

Quando un genitore sospetta di avere un figlio dislessico deve rivolgersi al pediatra e agli insegnanti per valutare eventuali percorsi di potenziamento per risolvere le problematiche evidenziate.
Se l’attività didattica risulta inefficace, bisogna fare, al più presto, una valutazione diagnostica. Occorre rivolgersi al Servizio Tutela della Salute Mentale e Riabilitazione in Età Evolutiva, o all’Unità operativa di Neuropsichiatria Infantile della propria Azienda Sanitaria Locale di riferimento o a specialisti privati. La diagnosi clinica, in Italia, può essere realizzata solo da psicologi (L.56/89) e medici, mediante specifici test standardizzati e condivisi, in linea con le indicazioni della Consensus Conference, del Panel di Aggiornamento e Revisione della Consensus Conference e dell’Istituto Superiore di Sanità.La diagnosi di dislessia può essere fatta alla fine della seconda elementare. Prima di queste tappe scolastiche la varietà dei risultati dei test rende troppo difficile il discernimento di un disturbo specifico dell’apprendimento. Non bisogna pensare, però, che ogni difficoltà che manifesta un bambino sia sinonimo di un disturbo. D’altro canto, non valutare tempestivamente la fatica che il bambino fa nell’imparare a leggere e scrivere e analizzare, di conseguenza, l’effetto di strategie di aiuto è dannoso. Per capire se un bambino è dislessico bisogna verificare la resistenza al trattamento: cioè lo si sottopone a una serie di esercizi mirati e solo se i meccanismi di potenziamento non risultano efficaci si può diagnosticare la dislessia. Non basta, cioè, misurare il tempo di lettura e gli errori.

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Le strategie utili per affrontare la dislessia nel bambini

dislessia Istock

La Dislessia non è una malattia e lo stesso vale anche per tutti i DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento). Quindi invitiamo a diffidare da chi afferma il contrario e da chi propone soluzioni, cure e rimedi di dubbia validità scientifica. Per affrontare Il tema della dislessia è bene conoscere quali possono realmente essere le Strategie e gli strumenti utili. Essere pronti ad affrontarle e riuscire a trovare e mobilitare nel proprio contesto le risorse utili a facilitare il percorso è probabilmente la ricetta vincente. Oggi le famiglie hanno a disposizione possibilità e strumenti diversi per aiutare i bambini: come trattamenti logopedici,  interventi di stimolazione che possono essere effettuati presso centri e studi professionali o anche a domicilio, supervisionati a distanza da operatori specializzati,  fino ad arrivare a software sempre più sofisticati che alleggeriscono il carico e la fatica dei ragazzi nelle attività di lettura e scrittura. L’importante è non scoraggiarsi mai difronte alle prime difficoltà. Una buona strategia rimane sempre la pazienza e la comprensione da parte dei genitori verso il figlio con disturbo dislessico.È molto importante che l’intervento sia precoce, perché quanto più è tempestivo, tanto più si può cercare sia di ridurre le difficoltà, sia di stimolare strategie cognitive per aggirare l’ostacolo, prevenendone anche le conseguenze sul piano psicologico. L’obiettivo che si intende raggiungere non è quello di portare i parametri di lettura di una persona dislessica ai livelli di un normo-lettore, ma quello di acquisire strategie che gli permettano di studiare e apprendere indipendentemente da questi parametri. In molti casi le persone dislessiche sviluppano autonomamente delle strategie compensative per affrontare le richieste scolastiche si parla in questi casi di “Autocompensazione“. Un passo importante per una persona Dislessica è quello di imparare a conoscere se stessa e i propri canali di apprendimento privilegiati in modo da poterli sfruttare e valorizzare nello studio.
Ogni persona è diversa da un altra; le strategie utilizzate sono molteplici e variegate, non è quindi possibile stilarne una lista precisa e dettagliata.Se vuoi restare aggiornata su tutto ciò che riguarda la gravidanza, la maternità, i sintomi legati alla gravidanza e come cresce e si sviluppa il tuo bambino CLICCA QUI!

Dislessia e DSA: come affrontarle a scuola e a casa, gli errori da evitare

Dislessia e DSA, come affrontarle a scuola e a casa (Thinkstock)

Con un bimbo affetto da dislessia o da altro disturbo dell’apprendimento durante le lezioni scolastiche è sempre opportuno avere degli accorgimenti idonei a loro.

  • Dislessia: nel caso di uno studente al quale è stato diagnosticato un disturbo della lettura, bisognerà farlo sempre sentire a proprio agio, evitando forzature nella lettura, specialmente ad alta voce davanti ai propri compagni.
  • Disortografia: Per uno studente al quale è stato diagnosticato un disturbo di disortografia, una strategia da evitare è quella di fargli ricopiare in forma corretta ciò che ha sbagliato a scrivere. Una valida alternativa è invece l’utilizzo del PC che, grazie al correttore ortografico, rappresenta uno strumento efficace nella selezione delle singole parole.
  • Discalculia: Se l’alunno dimostra difficoltà nella memorizzazione delle tabelline, delle regole o delle formule, sarà necessario dispensarlo dallo studio memonico e permettergli di utilizzare tabelle di regole, formulari e mappe concettuali.

Per quanto riguarda l’apprendimento delle lingue straniere, le maggiori difficoltà si presentano nella scuola secondaria, pertanto si dovrebbe privilegiare la forma orale rispetto a quella scritta. In presenza di DSA, sarà inoltre preferibile l’utilizzo del vocabolario informatico per la ricerca di termini durante lo svolgimento dei compiti, perché la fatica generata dall’orientarsi fra le pagine del vocabolario cartaceo lascerà più energia per la curiosità di conoscenza. Infine è raccomandato l’utilizzo degli strumenti compensativi funzionali come i sintetizzatori vocali e i creatori di mappe concettuali che vengono indicati dallo specialista in base alla diagnosi e permettono allo studente di diventare autonomo nello studio. Ciò che va tenuto sempre presente è l’autostima del bambino, la sua visione di sé. Dunque insegnanti e genitori devono astenersi dal fare paragoni con altri bambini o dal ridicolizzare o sgridare il bambino per gli errori che fa.

E’ importante invece incoraggiare sempre il bambino, perché fa più fatica, ma alla fine impara come gli altri e la dislessia non gli impedirà di raggiungere soddisfazioni scolastiche e lavorative. Anche gli insegnanti dovranno adottare delle strategie appropriate e per fronteggiare tutte queste novità bisognerà spiegare con semplicità ai propri figli o studenti che le difficoltà riscontrate a scuola o nel fare i compiti riguardano solo alcuni ambiti specifici. Sarà quindi importante mettere in risalto che è comunque possibile trovare un modo alternativo di apprendimento, più adatto alle loro necessità. L’approccio migliore è quello di non allarmarli e spiegare loro che è molto importante conoscere se stessi per comprendere le principali difficoltà che riscontrano nello studio al fine di aiutarli a valorizzare le loro potenzialità. Bisogna sempre tenere presente che un bambino dislessico può raggiungere qualsiasi traguardo intellettuale e se non riesce a raggiungere mete alla sua portata la colpa è di chi non ha saputo metterlo nelle condizioni ottimali.

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