La skincare giapponese non è solo un insieme di creme, detergenti o scrub per la pelle, ma è un viaggio millenario tra rituali ancestrali dove convivono tradizione e innovazione.
Si sa che per i giapponesi, al contrario degli americani e del “modello Kardashian”, la bellezza non equivale mai all’ostentazione, ma, piuttosto, alla semplicità e all’eleganza. Questo è il motivo per cui alla base della J-Beauty non c’è altro che il benessere della pelle, ma non dal mero punto di vista estetico, anzi, dal punto di vista filosofico in quanto strettamente legato al benessere della mente.

“La pelle bianca copre sette difetti”
Avete mai visto un giapponese abbronzato? Dobbiamo ammettere che no, sono tutti piuttosto pallidi. Ma vi siete mai chiesti il perché? La risposta va ricercata in un’antica tradizione: la nobiltà, infatti, era solita tingersi di bianco il volto e la nuca. Inizialmente utilizzava polvere ricavata da riso o conchiglie disciolta nell’acqua, l’oshiroi. Poi, nel diciannovesimo secolo, prese piede un composto noto come “argilla cinese”, contenente piombo, che causò numerose intossicazioni, molte delle quali fatali. Da quel momento in poi per i giapponesi prendere il sole è diventato un tabù e la regola imprescindibile è quella di utilizzare quotidianamente una protezione solare.
La doppia detersione non è coreana, è giapponese
Uno dei rituali fondamentali della J-Beauty è la doppia detersione che prevede prima l’utilizzo di un olio per sciogliere il make up, poi un detergente schiumogeno per pulire la pelle. Molti attribuiscono questa pratica alla skincare coreana ma, in realtà, è totalmente giapponese. Nasce, infatti, dal bisogno delle geishe di rimuovere l’oshiroi applicato dopo aver steso 2 pesanti strati di cera. Dunque, mentre oggi la doppia detersione è diventata un trend da seguire e pubblicare su Tik Tok, un tempo era l’unico modo efficace e delicato per togliere una vera e propria maschera di trucco dal viso.
Pelle di mochi
Negli ultimi anni è diventata virale l’espressione “pelle di mochi”. Anche qui la mela non cade troppo lontana dall’albero con riferimento ai tipici dolcetti giapponesi dalla consistenza soffice ed appiccicosa. Nella skincare quando si parla di “mochi hada”, infatti, si mira ad ottenere esattamente lo stesso risultato: per le beauty addicted del Sol Levante il canone estetico imperante è avere la pelle del viso morbida, rimpolpata, luminosa e priva di imperfezioni, proprio come un mochi!
Consumatori esigenti che non rinunciano alle proprie radici
Il successo della routine di bellezza giapponese, dunque, deriva soprattutto dal forte know-how che caratterizza questo popolo che non lascia nulla al caso, legato alla propria cultura ma anche fautore dell’innovazione scientifico-tecnologica. Negli ultimi 50 anni la ricerca cosmetica nipponica ha dato risultati senza eguali, assecondando un mercato che deve fare i conti con le richieste e le aspettative di consumatori molto esigenti ed informati che cercano efficienza, qualità ed ingredienti eccellenti, possibilmente naturali, per non rinunciare alle proprie radici.





