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Indagata per omicidio stradale la figlia di Ilda Bocassini

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Lo scorso 3 ottobre a Milano, la 35enne, figlia del noto magistrato, aveva investito sulle strisce pedonali il 61enne Luca Voltolin, poi deceduto per il violento colpo alla testa 

(©Getty Images)

Era stato trasportato in ospedale in codice giallo, dopo che in viale Monte Nero, a Milano, era stato buttato in terra da uno scooter mentre attraversava sulle strisce pedonali con in mano le borse della spesa.  A nulla è servito neppure l’intervento d’urgenza effettuato al Policlinico per tentare di salvarlo. Luca Voltolin, medico infettivologo, non ce l’ha fatta.

E per questo la Procura del capoluogo lombardo ha indagato per il reato di omicidio stradale la conducente del motociclo, ovvero Alice Nobili, figlia di due noti magistrati Alberto Nobili e Ilda Boccassini, quest’ultima celebre per aver seguito diversi processi di mafia e legati all’ex premier Silvio Berlusconi.

Cosa rischia l’investitrice

Per la 35enne, alla quale il pubblico ministero incaricato ha sequestrato il motorino e la prefettura ha già ritirato la patente per 5 anni, si profila dunque la certezza di dover scegliere un rito alternativo, che sia il patteggiamento o il rito abbreviato, per evitare una pena più pesante. Al momento la legge prevede per questo reato da 2 ai 7 anni di reclusione.

Una questione politica

Ilda Bocassini (©Getty Images)

Su quanto accaduto si è espresso in un comunicato il  sindacato della Polizia locale Usb e del ‘Comitato verità e giustizia per Antonio Barbato‘, ex capo della Polizia locale sostituito dal sindaco Giuseppe Sala con Marco Ciacci dopo che in un’indagine antimafia del pm Boccassini era emerso un incontro tra Barbato e un sindacalista vicino ai clan, che gli prospettava l’idea di pedinare nel suo interesse un delegato della Cisl con il quale Barbato era in costrasto

Secondo quanto affermato dal sindacato Usb e dal Comitato, il giorno dell’incidente della Nobili, Ciacci, amico con la Bocassini e a lungo suo collaboratore, sarebbe intervenuto sul posto prima delle pattuglie. Un atteggiamento dubbio, probabilmente votato ad insabbiare i dettagli dell’accaduto, in aperta violazione del Codice di Comportamento dei Dipendenti Pubblici, che all’articolo 7 dice: “Il dipendente si astiene dal partecipare all’adozione di decisioni o ad attività che possano coinvolgere interessi propri, ovvero di suoi parenti, affini entro il secondo grado, del coniuge o di conviventi, oppure di persone con le quali abbia rapporti di frequentazione abituale”.