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Niente panico… ma come?

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Il nostro psicologo e psicoterapeuta Francesco Grappone ci spiega oggi come affrontare al meglio un attacco di panico, il problema di cui ci aveva parlato nel suo primo articolo (se non lo hai letto clicca qui)

attacco di panico

E’ frequente che il disturbo si manifesti in concomitanza di momenti particolarmente stressanti nella vita di un individuo (un trasloco, la nascita di un figlio, problematiche legate al lavoro, il matrimonio, esami universitari).  Gli attacchi si possono verificare nelle situazioni più varie, come in ascensore, mentre si guida, al supermercato, al cinema o durante il sonno. Sebbene, come già detto, molti sperimentano questa esperienza una sola volta, per altre persone gli attacchi si ripetono. Ed è proprio la paura che gli attacchi possano ritornare all’improvviso a creare quello che viene definito “il circolo del panico” ovvero “la paura della paura”. Noi abbiamo la tendenza ad avere paura quando percepiamo la presenza di una minaccia. L’angoscia provata dall’idea che si possano ripetere tutta quella serie di sintomi induce il corpo a reagire, amplificando i segnali della paura e facendo entrare la persona in una spirale di agitazione che si trasforma in panico. Le persone con Disturbo di Panico finiscono spesso per vivere una vita fortemente condizionata dall’ansia e dall’idea di poter avere un altro attacco. Ecco perché cercano in tutti i modi di prevenire e contrastare l’arrivo di un altro attacco mettendo in atto quelli che vengono chiamati “evitamenti” e “comportamenti di sicurezza”.

Molto spesso però, certi escamotage, non fanno altro che peggiorare la situazione. A volte, per esempio, il soggetto tende ad aumentare volutamente il ritmo della respirazione, quando ha la sensazione che stia per sopraggiungere un attacco. Iperventilare però, in molti casi, non fa altro che accrescere le sensazioni di vertigine e disorientamento. Frequentemente, inoltre, le persone affette da questo Disturbo di Panico soffrono anche di “Agorafobia”, descritta dal DSM V come “la paura o ansia marcate relative a due o più delle seguenti cinque situazioni:

  • Utilizzo dei trasporti pubblici;
  • Trovarsi in spazi aperti;
  • Trovarsi in spazi chiusi;
  • Stare in fila oppure tra la folla;
  • Essere fuori casa da soli”.

L’individuo, quindi, cercherà di evitare queste situazioni perché ha paura di non riuscire a scappare se dovesse arrivare un Attacco di Panico. A volte accetta di affrontare situazioni di questo tipo solo in presenza di alcune persone, che individua come particolarmente protettive per sé. Questo crea un meccanismo di evitamento o di forte dipendenza da alcune persone, che va a minare in profondità l’autostima e l’umore andando a incidere profondamente sulla qualità della vita della persona.

Che cosa fare durante un attacco di panico?

Il Disturbo di panico si riferisce, quindi, ad attacchi di panico ricorrenti ed inaspettati, dove per “inaspettato” si intende un attacco di panico apparentemente privo di motivi scatenanti. L’attacco, insomma, sembra verificarsi all’improvviso e senza una ragione precisa. Ma cosa si può fare se ci si dovesse trovare in una situazione del genere? Esistono alcune piccole indicazioni che possono aiutare a superare la crisi nel migliore dei modi:

  • Se vi trovate in compagnia di qualcuno, mettetelo al corrente della situazione informandolo del fatto che avrete bisogno di alcuni minuti per riuscire a calmarvi;
  • Cercate di “proteggervi” allontanandovi, dal luogo nel quale l’attacco ha avuto inizio;
  • E’ importante trovare un luogo arieggiato, ventilato. La sensazione che infatti, spesso si prova, è quella di soffocare e di avere troppo caldo;
  • E’ di fondamentale importanza trovare una posizione comoda evitando, possibilmente di sdraiarsi. Questo, a volte, peggiora la situazione;
  • Concentratevi sulla respirazione rendendola lenta e regolare. Il collegamento tra respirazione e attacchi di panico, infatti, è ormai scientificamente provata;
  • Ripetete nella vostra mente che, così come è arrivato, l’attacco passerà.

Le cose che invece sono assolutamente da non fare sono:

  • Cercare di fingere di star bene, perché questo, generalmente, aumenta la tachicardia e peggiora la situazione;
  • Opporre resistenza. E’ molto importante capire che la gestione di attacco di panico richiede tempo e spazio. E’ quindi fondamentale interrompere l’attività che si stava svolgendo per seguire le indicazioni riportate sopra;
  • Non correre o muoversi in modo concitato nel tentativo di fuggire dal luogo in cui si è verificato l’attacco perché questo potrebbe esporre a rischi di cadute o incidenti, vista l’agitazione del momento.

Da che cosa deriva il disturbo di panico?

Sebbene, spesso, lo stress sia un fattore che facilità l’insorgenza dell’Attacco di Panico, ci sono altre importanti  considerazioni da fare.

Innanzitutto esistono delle caratteristiche comuni a molti individui affetti da Disturbo di Panico, come una particolare sensibilità, sviluppata durante l’infanzia, nel non vedere accolti adeguatamente alcuni bisogni (bisogno di protezione, di amore e di sostegno). Questo li ha portati a sentirsi abbandonati, generando insicurezza e bassa autostima. Quando si verificano situazioni nuove e stressanti, il problema tende a presentarsi nuovamente. Ecco perché si dice che, chi soffre di Attacchi di Panico, deve affrontare importanti questioni che riguardano lo “svincolo”, la “liberazione”, dalle figure più importanti (i genitori, per esempio). Il lavoro da fare deve essere mirato risolvere la dipendenza affettiva da queste figure e l’aggressività che ne consegue. Non è infatti casuale che la persona che soffre di questi disturbi, possa andare frequentemente in crisi quando è distante dai suoi punti di riferimento (casa, famiglia, persone dalle quali si sente protetta).  Il soggetto affetto da DAP ha spesso una personalità inadeguata ad affrontare cambiamenti e processi di maturazione che, durante la vita, naturalmente avvengono. I sintomi provati non sono altro che l’espressione della incapacità, da parte della persona, di riuscire ad entrare in contatto con parti profonde di sé, emozioni taciute, desideri inascoltati per troppo tempo. Il corpo reagisce violentemente esprimendo dolore e angoscia e ci stimola ad agire in vista di un cambiamento.

Molto spesso l’ansia non è nient’altro che l’espressione di un’energia vitale che ha bisogno di essere liberata. Nelle storie di pazienti colpiti da Attacchi di Panico ricorre spesso la difficoltà ad affermare le proprie idee, a vivere la vita secondo le proprie attitudini e preferenze e ad essere sé stessi. Forse per troppo tempo alcune parti della persona sono rimaste “in silenzio”, inascoltate, fino a quando, avendo raggiunto l’apice, non sono esplose, appunto, in un Attacco di Panico. Questo va interpretato come un “campanello d’allarme” che ci invita a riflettere!

Qualcosa di profondamente nuovo deve essere portato alla luce nella nostra vita e una parte importante di noi vuole voce per rendersi indipendente e libera di scegliere e decidere.  I dati attuali sulla cura sono molto incoraggianti. Le percentuali di guarigione vanno dal 70 al 90% dei casi, per persone con Disturbo da Panico mentre risultati positivi, ma in percentuale leggermente inferiore si hanno per gli individui che presentano una Disturbo di Panico con Agorafobia.

Nei casi più seri, in cui gli attacchi sono frequenti, si procede con una terapia combinata che prevede l’uso di psicofarmaci (in una fase iniziale) e psicoterapia. In altri casi un percorso psicoterapeutico può essere sufficiente a risolvere il problema. I dati mostrano come i trattamenti psicologici, rispetto a quelli farmacologici, riescano a garantire un miglioramento che rimane stabile nel tempo. Il trattamento farmacologico infatti, se utilizzato come soluzione unica, non è duraturo e i suoi effetti diminuiscono con rapidità dopo la sospensione, causando frequenti ricadute. Il farmaco troppo spesso non consente al disagio di venir fuori e la psicoterapia è il modo migliore per dar senso e voce a quelle cause profonde che nel malessere fisico hanno trovato l’unico modo di esprimersi. Un numero elevato di pazienti, già nelle prime settimane, mostrano miglioramenti significativi. Le psicoterapie particolarmente indicate per la cura del Disturbo di Panico sono le terapie analitico-transazionali, le cognitivo-comportamentali e le terapie interpersonali.

Francesco Grappone

francescograppone@libero.it

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