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Niente panico!

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Ero in macchina da sola e stavo tornando a casa! All’improvviso mi è iniziata a mancare l’aria, avevo come la sensazione di morire, ho iniziato a sudare e le mie gambe formicolavano. La testa mi girava forte, ero sicura di svenire da un momento all’altro, la vista era appannata e il cuore batteva a mille. E’ stato terribile!

Questa è solo una delle tante esperienze che vengono riportate da chi ha subito un Attacco di Panico.

Gli Attacchi di Panico, che rientrano nella più ampia categoria dei disturbi d’ansia, sono caratterizzati da una modalità assolutamente particolare e intensa di rispondere alla paura e costituiscono una patologia che coinvolge, ogni anno, sempre più persone.

L’ Organizzazione Mondiale della Sanità riferisce che l’attacco di panico, entro il 2020, sarà la patologia più diffusa dopo i disturbi cardiovascolari. Gli ultimi dati riguardanti l’Italia parlano di circa 10 milioni di persone che si sono dovute confrontare con questa esperienza almeno una volta nella vita, mentre sono circa 2 milioni le persone per le quali gli attacchi di panico si sono ripetuti più volte, dando origine a quello che viene chiamato, appunto, Disturbo di Panico o DAP.

L’esordio del disturbo si verifica, generalmente, nella tarda adolescenza o nella prima età adulta, con una incidenza da due a tre volte superiore per le donne rispetto agli uomini. Molto spesso il disturbo non viene diagnosticato e la mancanza di cure adeguate può portare, nel tempo, a soffrire di depressione e a diverse forme di dipendenza nel tentativo di attenuare l’ansia e lo stress causati dal disturbo (alcol nel 30% dei casi, sostanze nel 17% dei casi e farmaci).

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Attacco di panico: origine del termine e sintomatologia

“Panico” è una parola che deriva dal greco “Panikòs” e si riferisce al Dio Pan, raffigurato nella mitologia greca come un essere per metà uomo e per metà capra, spesso ripreso dalla simbologia della Chiesa cristiana, per rappresentare Satana. Era il dio della natura, dei boschi e dei corsi d’acqua. Potente e selvaggio, se disturbato mentre riposava, riusciva ad emettere urla spaventose che inducevano nei presenti il terrore allo stato puro (il “terror panico”, appunto). Rappresenta l’istinto, l’energia più primitiva, la sessualità e la natura più oscura e profonda dell’uomo che non è sotto il controllo della volontà umana.

Ma nello specifico, cosa è un attacco di panico?

Il DSM V (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) lo definisce come “la comparsa improvvisa di paura e disagio intensi che raggiunge il picco in pochi minuti durante i quali si verificano quattro o più dei seguenti sintomi:

  1. Palpitazioni, cardiopalmo o tachicardia;
  2. Sudorazione;
  3. Tremori fini o grandi scosse;
  4. Respirazione difficoltosa o sensazione di soffocamento;
  5. Dolore o fastidio al petto;
  6. Nausea o disturbi addominali;
  7. Sensazione di vertigine, di instabilità o di svenimento;
  8. Brividi o vampate di calore;
  9. Sensazioni di torpore o formicolio;
  10. Derealizzazione (sensazione di irrealtà) o depersonalizzazione (sentirsi distaccati da sé stessi);
  11. Paura di perdere il controllo o di “impazzire”;
  12. Paura di morire”.

I sintomi riportati, sia di natura fisica che psicologica, lasciano intendere che l’esperienza dell’Attacco di Panico investe la persona completamente, dandole la sensazione di vivere una condizione di “corto circuito” dalla quale sembra impossibile uscire.

E’ opportuno precisare che non si può fare una diagnosi di Disturbo di Panico, se esistono condizioni mediche particolari che già da sole contribuiscono all’insorgenza di questi attacchi come, per esempio:

  • Ipertiroidismo
  • Disfunzioni vestibolari (malfunzionamento del vestibolo e del labirinto, organi deputati, nell’orecchio, al mantenimento dell’equilibrio e all’orientamento nello spazio)
  • Disturbi convulsivi
  • Ipoglicemia
  • Particolari condizioni cardiopolmonari
  • Astinenza da farmaci o da sostanze, visto che l’astinenza, già di per sé, tende a generare ansia nel soggetto dipendente.

Come si affronta però un simile malessere? E’ possibile guarire? Proveremo a rispondere a queste e altre domande nel nostro prossimo appuntamento, sempre qui su CheDonna.it.

Francesco Grappone

francescograppone@libero.it

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